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Santa Messa della Notte di Natale
24 dicembre 2006, Cattedrale di San Pietro


1. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce". Miei cari fedeli, è la potente immagine della luce e della sua opposizione alle tenebre che ci introduce alla comprensione del Mistero che celebriamo questa notte. Così – come avete sentito – ne parla il profeta, aggiungendo: "su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse". Così ne parla anche l’Apostolo: "carissimo, è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini". Anche il testo evangelico volendo narrare l’esperienza vissuta dai primi uomini che si incontrarono col Mistero che stiamo celebrando, lo fa nel modo seguente: e "la gloria del Signore li avvolse di luce". Quale fatto è accaduto ed in un senso preciso accade questa notte, da "avvolgere di luce" l’uomo?

La pagina evangelica lo narra in modo molto semplice: "diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia". È a causa di questa nascita che "il popolo vide una grande luce" e che "su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse". È quella mangiatoia il "punto luminoso" e la "sorgente della luce" che illumina le tenebre in cui versa l’uomo. Quel bambino è il figlio di Dio, Dio stesso, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Questi è il nostro Dio. Un Dio che non considera la sua condizione divina un tesoro da custodire gelosamente, ma spoglia se stesso assumendo la nostra natura e condizione umana [cfr. Fil 2,6-7] nella sua forma più debole, più fragile, più esposta: quella di un bambino.

La luce nel vocabolario umano è immagine della conoscenza e della verità, soprattutto della verità che regola l’esercizio della nostra libertà. Così come le tenebre sono, per contrasto, immagine dell’ignoranza e dell’errore.

Possiamo dunque narrare il Mistero che stiamo celebrando nel modo seguente: celebriamo la nascita di Dio nella nostra natura e condizione umana, e questa nascita libera l’uomo dalle tenebre dell’ignoranza e lo avvolge della luce della conoscenza e della verità. Il desiderio più profondo dell’uomo – godere della luce della verità – questa notte è stato esaudito in quel bambino.

2. Miei cari fedeli, cerchiamo di comprendere un poco perché Dio fattosi uomo è "la luce che illumina ogni uomo".

Riprendiamo la narrazione evangelica, sottolineando il fatto che i primi uomini ad essere "avvolti di luce" furono dei pastori: uomini che nella società del tempo erano fra i più disprezzati. La luce che li avvolse fu la nascita in loro della coscienza della loro dignità, vedendo che per l’uomo, per ciascuno di loro, Dio si era fatto uomo. Se Dio ha tanto amato l’uomo da condividere la stessa vita umana, quale valore deve avere l’uomo davanti a Dio! Questa notte "è apparsa la grazia di Dio" e quindi è apparsa la dignità dell’uomo, di ogni uomo

La misura della dignità dell’uomo è proprio il farsi uomo di Dio. È questa la luce che brilla questa notte: la verità circa la misura della dignità dell’uomo, svelata nell’amore di Dio per l’uomo.

Questa luce brilla nelle tenebre, poiché oggi si va progressivamente oscurando sia nella coscienza del singolo sia nella società la vera misura della grandezza dell’uomo. Essa non sarebbe più Dio, ma l’uomo stesso, sempre più ridotto a semplice frammento o modificazione di un universo puramente materiale.

La luce di questa notte testimonia che la dignità dell’uomo è affermata e difesa da Dio stesso. Ed è il compito dell’uomo soprattutto di chi ha responsabilità pubbliche, prendersene cura in tutta la sua misura.