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24 dicembre 2005 - Cattedrale di S. Pietro
S. Messa della mezzanotte


1. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse". Carissimi fratelli e sorelle, la "grande luce" di cui parla il profeta non è una grande scoperta scientifica; non è la proposta di una nuova dottrina religiosa; è semplicemente un fatto. La narrazione di questo fatto è molto semplice: "si compirono per lei [per Maria] i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia". È la nascita di questo bambino la grande luce che rifulse "su coloro che abitavano in terra tenebrosa". La narrazione infatti continua: "c’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano facendo la guardia al loro gregge. … e la gloria del Signore li avvolse di luce".

Perché la nascita di questo bambino avvolge di luce l’uomo? In un certo senso questo è vero della nascita di ogni bambino. Essa infatti significa sempre un nuovo inizio nel corso degli eventi; è sempre una scommessa sul futuro, generata da una speranza che non si rassegna alla morte. Ma questa nascita è assolutamente diversa, è incomparabilmente unica.

Ascoltiamo l’Apostolo: "carissimi, è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini". In questa nascita è accaduto qualcosa di singolare: è apparsa in questo mondo, si è fatta vedere "la grazia di Dio", cioè il suo amore gratuito e misericordioso verso l’uomo. Il bambino nato in questa notte è la manifestazione, la rivelazione dell’amore di Dio verso l’uomo; egli è "pieno di grazia e di verità" [Gv 1,14].

La narrazione che fa l’angelo della nascita di questo bambino, svela il senso ultimo dell’evento: "non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi è nato nella città di Davide un salvatore che è Cristo Signore". Venuto come ogni bimbo dal grembo di una donna, carne della nostra carne ed ossa delle nostre ossa, questo bambino è – come ci dice il Profeta - "consigliere ammirabile, Dio potente".

2. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce – e la gloria del Signore li avvolse di luce". Come avete sentito, carissimi fratelli e sorelle, è il potente simbolo della luce che la Chiesa usa questa notte per introdurci nel mistero della nascita che celebriamo.

Simbolo potente perché richiama il bisogno che urge più drammaticamente dentro al cuore dell’uomo: il bisogno di verità. Ma non di una verità qualsiasi abbiamo bisogno, ma della verità circa noi stessi: circa la nostra origine e circa la nostra destinazione finale; circa il senso che ha il nostro quotidiano lavorare e soffrire, sperare e disperare: in una parola, circa il senso del nostro vivere. Il bambino nato questa notte è la risposta adeguata a questo bisogno, poiché in Lui "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini".

Questa notte l’uomo ha visto che la ragione e la spiegazione ultima del suo esserci è la grazia – l’amore incondizionato e gratuito – di un Dio che viene a condividere la sua vita perché questa non sia priva di senso. Questa notte l’uomo ha costatato di non essere un insignificante frammento di un universo dominato dal caso, ma una persona chiamata a vivere dentro un progetto pieno di senso. Ha costatato che alle sue spalle non sta il niente e alla sua fine la scomparsa totale di se stesso: sta un gesto di amore che lo fa vivere "nell’attesa della grande speranza". È in questa notte che l’enigma del nostro esistere è stato sciolto: "hai spezzato il giogo che l’opprimeva, - la sbarra sulle sue spalle".

3. Questa nascita tocca il mistero più profondo dell’uomo ed illumina la coscienza che l’uomo ha di se stesso. Come insegna il Concilio Vaticano II "In realtà, solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo … Cristo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo" [Gaudium et spes 22; EV 1/1386].

Ciò che è accaduto in questa notte ha generato nell’uomo la consapevolezza della sua dignità. Quale valore deve avere l’uomo agli occhi di Dio, se "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo…. e si è fatto uomo"! E questa consapevolezza ha generato una nuova cultura e un nuovo modo di vivere assieme: è stata il grembo che ha generato il vero umanesimo. Quando infatti la luce di questa notte illumina l’uomo, essa produce nel suo cuore frutti di lode a Dio e di profondo stupore di fronte alla propria dignità: "la gloria a Dio nel più alto dei cieli e la pace agli uomini che egli ama".