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Pasqua di Risurrezione
Cattedrale di San Pietro, 24 aprile 2011


La Chiesa, all’inizio di questa celebrazione, ha messo sulle nostre labbra le seguenti parole: "O Padre, che in questo giorno per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna".

Viene così narrato l’evento che oggi è accaduto: Dio si è realmente manifestato, vincendo in Gesù e per mezzo di Gesù la morte. Ma viene anche detto che questa manifestazione-vittoria di Dio ha cambiato la condizione umana: ha dato ad ogni uomo una nuova possibilità di essere uomo. Miei cari amici, questo è ciò che stiamo celebrando; questa è la Pasqua dei cristiani.

1. "Ma l’angelo disse alle donne: non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocefisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto". Così la narrazione evangelica enuncia la risurrezione di Gesù, la sua vittoria sulla morte.

Nella prima lettura abbiamo ascoltato la narrazione che ne fa l’apostolo Pietro: "Essi lo uccisero appendendolo ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti".

Accostando le due narrazioni, cari fratelli e sorelle, ci troviamo di fronte ad un fatto: quel Gesù che fu crocifisso, morì e fu sepolto, al terzo giorno appare vivente nel suo corpo ai suoi amici, gli apostoli. Non è un fantasma, uno che in realtà appartiene al mondo dei morti e che in un modo misterioso si fa vedere: gli apostoli "hanno mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione". Il suo corpo non ha conosciuto la corruzione: il sepolcro è vuoto, come hanno potuto constatare le donne che vanno a visitarlo.

Ma dallo stesso racconto evangelico apprendiamo che non si tratta – diremmo oggi – della rianimazione di uno che era clinicamente morto. La risurrezione di Gesù non è il semplice ritorno alla normale vita biologica di prima, la quale comunque sarebbe stata inesorabilmente preda della morte. Gesù non è ritornato a quella vita che è alla fine soggetta alla morte, ma "Egli vive in modo nuovo nella comunione definitiva con Dio, sottratto per sempre alla morte" [Benedetto XVI].

È lo stesso Gesù che ha vissuto in tutto una vita simile alla nostra ed è veramente morto; e che ora è entrato in possesso della vita incorruttibile di Dio anche col suo corpo. "Non è qui" dice l’angelo alle donne, cioè nel sepolcro. Il sepolcro è il luogo della corruzione; è il luogo dove la morte celebra i suoi trionfi definitivi. Gesù non vi può essere trovato, perché è uscito dalla morte: l’ha vinta.

La parola di Dio, la testimonianza apostolica, non lascia dunque dubbi. Insiste in maniera inequivocabile che esiste un’identità fra colui che è stato crocifisso e colui che è risorto nel suo corpo. Questa identità ci fa scoprire la seconda decisiva dimensione dell’evento pasquale: esso ha aperto all’uomo il passaggio alla vita eterna. Ha cambiato radicalmente la nostra condizione umana.

2. "Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio", ci ha detto or ora l’apostolo Paolo.

La risurrezione di Gesù, l’ingresso della sua umanità nella vita incorruttibile di Dio, non è un evento che riguarda solo lui. Quanto è accaduto in lui, è destinato ad accadere in ciascuno di noi: il nostro destino è Cristo. Poiché lui è risorto in tutta la sua umanità, anche ciascuno di noi, se unito a lui, risorgerà in tutta la sua umanità. Anche ciascuno di noi, cioè, entrerà nella comunione di vita con Dio stesso; anche col suo corpo: "quando si manifesterà la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati nella gloria", ci ha detto l’Apostolo. La gloria di cui parla è lo splendore, la luce in cui dimora Dio stesso.

Cari amici, siamo così giunti a quello che potremmo chiamare il "fondo drammatico" di questa solennità. Infatti delle due l’una: o Cristo è veramente risorto, ed allora per ciascuno di noi si è definitivamente aperta "una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti e apre un futuro, un nuovo genere di futuro per gli uomini" [Benedetto XVI]; o Cristo non è veramente risorto, ed allora siamo condannati all’eterno ritorno del sempre uguale, consegnati inesorabilmente al succedersi di vita e morte, abbandonati solo a noi stessi al nostro io come ultima istanza. Veramente non possiamo dire: la risurrezione di Gesù non c’entra; che Gesù sia o non sia risorto, non cambia niente.

Che le cose non stiano in questo modo, lo espresse già un grande poeta greco vissuto qualche secolo prima di Cristo. Egli mette sulle labbra di una madre che contempla l’inconsapevole serenità del suo bambino addormentato, abbandonati ad un mare in tempesta, la seguente preghiera: "dormi bambino, dorma il mare, dorma lo smisurato male; ma se è possibile, un cambiamento venga da te, Padre Zeus" [Simonide fr. 38 P]. "Se è possibile, un cambiamento": è la speranza che è nel cuore di ogni uomo.

Quando la Chiesa oggi parla della risurrezione di Gesù, "parla di qualcosa di nuovo, di qualcosa fino a quel momento di unico, parla di una nuova dimensione della realtà che si manifesta" [Benedetto XVI] e che ci attrae a sé.

Cari amici, mentre dico questo non posso non pensare alla condizione spirituale in cui versa la nostra città: una città che sembra ormai priva di speranza; che sembra accontentarsi del "come è sempre andata"; una città rassegnata perché sembra non credere più alla possibilità di un profondo cambiamento.

O amata città di Bologna: anche per te oggi è scaturita la sorgente della speranza; anche in te e per te Cristo è risorto, e dunque anche a te oggi è aperta la possibilità di un nuovo futuro, di edificarti in una vita nuova. Ascolta l’Apostolo; ascolta il testimone della risurrezione del Signore, e le tue rovine saranno ricostruite.