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SETTIMANA SANTA 2005
Giovedì Santo
S. Messa nella Cena del Signore
24 marzo 2005


1. Iniziando il sacro triduo pasquale, carissimi fratelli e sorelle, vogliamo questa sera ricordare l’istituzione da parte di Cristo del Sacramento eucaristico, memoriale della morte del Signore, mediante il quale l’opera della redenzione raggiunge ogni uomo.

Furono almeno tre le ragioni che spinsero Cristo ad istituire questo divino sacramento durante la sua ultima cena.

La prima ragione è rintracciabile nel contenuto stesso di questo sacramento: nell’Eucarestia è presente realmente la persona di Cristo. Quando Egli stava per terminare la sua presenza reale-fisica in mezzo a noi, non ha voluto privarci della sua compagnia mediante la presenza reale-sacramentale.

La seconda ragione è indicata dalla prima lettura. La cena pasquale era la celebrazione della liberazione di Israele dall’Egitto avvenuta in forza del sangue dell’agnello sparso sugli stipiti delle porte. Ma tutto questa era figura della realtà: la salvezza dell’uomo dipende dalla partecipazione alla passione di Cristo. Era dunque conveniente che come l’agnello immolato in Egitto prefigurava nel segno la futura immolazione di Cristo vero agnello pasquale, così – una volta avvenuta la sua immolazione – ci fosse un nuovo sacramento che ne ri-presentasse il sacrificio.

La terza ragione infine è questa: le ultime parole delle persone care e degli amici sono le parole che si imprimono più profondamente nel nostro cuore, nella nostra memoria. Perché questo sacramento fosse la cosa più cara ai suoi discepoli, la più venerata, lo volle donare l’ultima sera della sua vita.

Questa triplice ragione ci guida ad avere una qualche intelligenza della verità del sacramento eucaristico.

Verità che risulta dalle parole della istituzione, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura: "questo è il mio corpo, che è per voi", e "questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue". L’Eucarestia è il sacramento del Corpo di Cristo dato per noi, e del suo Sangue effuso per la remissione dei peccati. È il sacramento del sacrificio di Cristo sulla Croce.

Mediante la celebrazione eucaristica viene come annullato il tempo che ci separa dall’immolazione della Croce così che ciascuno di noi può realmente parteciparvi: la celebrazione eucaristica rende ciascuno di noi contemporaneo all’avvenimento accaduto sulla Croce. L’Eucarestia infatti lo rende presente senza moltiplicarlo; gli permette di essere qui – ora ed a noi di parteciparvi.

Questa è dunque la verità dell’Eucarestia: Cristo che dona Se stesso in sacrificio per la nostra redenzione così che "ogni volta che celebriamo questo memoriale del sacrificio del Signore, si compie l’opera della nostra redenzione"

2. Il santo Vangelo, che questa sera ripresenteremo davanti a voi visibilmente, ci svela il senso della nostra partecipazione all’Eucarestia: il senso ultimo del gesto della comunione ["prendete e mangiate; prendete e bevete"]. Esso è indicato dalle parole del Signore: "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri".

Partecipare all’Eucarestia, comunicare al suo Corpo e al suo Sangue, significa prendere la stessa forma di vita in cui ha vissuto Cristo. Significa fare nostre come possibilità donataci da Lui stesso attraverso questo sacramento, le dimensioni fondamentali dell’esistenza di Cristo: l’abbandono ed il riferimento totale al Padre e, proprio a causa di questo, l’essere totalmente e sempre "per gli altri".

Mediante l’Eucarestia entra nel mondo una realtà divina. "Perché la carità con la quale mi hai amato sia in essi ed io in loro" pregò Gesù. La carità stessa di Dio giunge a noi attraverso Cristo ricevuto nell’Eucarestia, e noi siamo trasportati dalla stessa corrente divina: resi capaci di amare come Egli stesso ha amato. L’Eucarestia ricostituisce quindi, nell’amore di Cristo, l’unità fra le persone: "produce" la Chiesa. La nuova solidarietà, quella che il Nuovo Adamo nello Spirito Santo è venuto ad instaurare, si impianta dentro al groviglio delle nostre divisioni mediante l’Eucarestia, vincendo la solidarietà nell’ingiustizia e nella morte instaurata dal vecchio Adamo. Ricevendo l’Eucarestia noi siamo il germe della nuova creazione.

È in questa Carità che il Sacramento raggiunge la pienezza del suo significato, l’intera sua verità.

Carissimi fedeli, stiamo trascorrendo l’Anno dell’Eucarestia. Come vedete essa è il più grande miracolo della sapienza, della potenza, dell’amore divino: la sua comprensione non ha confini.

Vorrei invitarvi ad una pratica cristiana particolarmente capace di farci entrare nel mistero eucaristico: l’adorazione eucaristica, che durante questo Anno dovremmo riprendere con fedeltà quotidiana.

L’adorazione dell’Eucarestia, al di fuori della sua celebrazione, è un rivivere personalmente, silenziosamente il senso della celebrazione eucaristica. La presenza reale di Cristo anche fuori della celebrazione è un invito a riandare, silenziosamente, pacatamente alla celebrazione dove la presenza viene costituita, prolungando nel tempo ciò che in forma concentrata è accaduto nella celebrazione. Perché Cristo plasmi sempre più profondamente la nostra persona e la nostra vita.