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DOMENICA III DI QUARESIMA
Granaglione, 24 febbraio 2008


1. "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Miei cari fratelli e sorelle, la risposta che Gesù dà alla donna samaritana riassume tutta la storia dei rapporti dell’uomo con Dio; narra tutta la trama di quel grande dramma i cui protagonisti sono Dio, Gesù e ciascuno di noi.

Il protagonista che è ciascuno di noi è rappresentato nella pagina evangelica dalla donna samaritana: ciascuno si riconosca in essa. Chi è? Una donna che ha sete; ha una sete che ha continuamente bisogno di estinguere. Chi è ciascuno di noi? Un "filo d’erba assetato". Ciascuno di noi ha sete di felicità; una sete che chiede ogni giorno di essere estinta. È per questo che la donna "continua ad attingere acqua".

È in questa ricerca che la donna samaritana, che ciascuno di noi si imbatte in Gesù. Sono tanti i pozzi ai quali noi andiamo ad attingere acqua; è presso di essi che Gesù ci attende.

Nel dramma che sto narrandovi – che la pagina evangelica vi sta raccontando – entra l’altro protagonista: Gesù. Ed Egli vi entra come colui che precisamente è capace di "estinguere per sempre la nostra sete"; che ha la capacità di darci la risposta adeguata alla nostra domanda di felicità. Gesù infatti dice che ha un "acqua", bevendo la quale, l’uomo "non avrà mai più sete".

Lui stesso, Gesù, è questa acqua. Il dono di Dio è Lui stesso e la vita eterna che è venuto a donarci. Questo è il vero dono, perché alla fine la vera sete di ciascuno di noi è sete di infinito, sete di una beatitudine piena. Ma per colmare questa sete occorre un’acqua che nessun pozzo scavato dall’uomo può offrici: è Dio che ci dona questa acqua. È la sua stessa vita che ci viene data in Gesù.

L’apostolo Paolo nella seconda lettura ci dice cose stupende circa ciò che accade nell’uomo che incontra Gesù e riceve in dono la sua acqua. È un uomo che ritrova la speranza, non più disperato: che vive cioè nel presente con l’intima certezza di essere in possesso di una grazia che cambia la vita. "La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato". Chi crede in Gesù sente nel suo cuore che Dio lo ama con amore sovrabbondante. E Dio non deluderà mai l’uomo.

È entrato in scena il terzo protagonista, quello principale il Padre di Gesù e il Padre nostro. Che cosa fa questo supremo Protagonista? "il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Che cosa significa adorare il Padre in spirito e verità? La verità è la Parola della salvezza, quella che Gesù ci ha portato; la verità è Cristo; è anche il nostro inserimento in Lui per divenire il suo Corpo mistico. L’uomo "entra nella Verità" perché e quando accoglie quella Parola, la trasforma in vita; è questo che glorifica il Padre e diventa la vera adorazione.

Ma la verità non può essere fatta nostra se non attraverso lo Spirito Santo, che ci dona il convincimento del cuore e l’adesione alla Verità attraverso la fede. Poi mediante i sacramenti opera la nostra unione con Cristo.

Il Padre vuole che ogni uomo viva in questo modo: questo lo onora, lo glorifica. Questa è la vera adorazione.

2. Miei cari fratelli e sorelle, questa pagina evangelica ci fa capire il significato più profondo della Visita pastorale.

Avete sentito come termina il racconto evangelico: "Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è il salvatore del mondo".

Il Vescovo viene in mezzo a voi per testimoniarvi "l’amore che Dio intende riversare nei vostri cuori"; per testimoniarvi che Gesù è questo dono divino: come ha fatto la Samaritana coi suoi concittadini.

Ma poi ciascuno di voi deve compiere un passo ulteriore, obbligato, necessario, improcrastinabile. E il passo è questo: dall’ascolto della predicazione del Vangelo all’incontro diretto e personale con Gesù mediante i sacramenti e la preghiera.

È questa la vita più profonda della parrocchia. Don Pietro vi predica il Vangelo della salvezza, la Parola della grazia; e voi mediante essa dovete incontrare personalmente Gesù. E che questo accada qui o in città, in montagna o in pianura, che importanza ha? È l’incontro con Gesù l’unico vero fatto decisivo, poiché Lui vi darà la vera vita.