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Dedicazione della chiesa metropolitana
Castenaso, 23 ottobre 2011


1. La domanda che la samaritana fa al Signore – dove bisogna adorare Dio – può essere ritenuta da molti oggi una domanda priva di senso. È l’adorazione di Dio che va scomparendo dal vissuto quotidiano di tante persone, poiché continua la costruzione di una civiltà dalla quale è assente la dimensione religiosa.

Nella risposta che Gesù dà alla donna, Egli ci rivela che è venuto per rendere possibile all’uomo la vera adorazione di Dio, l’adorazione "in spirito e verità". Anzi Gesù dice perfino che Dio "cerca tali adoratori".

Cari fratelli e sorelle, nell’adorazione l’uomo esprime la più profonda verità della sua persona. Riconosce infatti di essere creatura, e che Dio è il suo principio e il suo fine ultimo. Chi non compie questo riconoscimento compie come una sorta di automutilazione della sua umanità, si imprigiona dentro alla sua breve giornata terrena. "Dio ha fatto tutti gli uomini a sua immagine, li ha formati uno ad uno" [Origene, Commento al Vangelo sec. Giovanni, 13, 28; PG 14, 468]. Chi nega questa verità circa se stesso, finisce col pensarsi abbandonato ad un impersonale destino, avendo come meta finale il nulla eterno.

Gesù è venuto perché potessimo adorare Dio "in spirito e verità". Che cosa significano queste parole?

Nel linguaggio del quarto Vangelo la parola "spirito" non denota una realtà che si oppone al nostro corpo, oppure qualcosa di invisibile che è diverso da ciò che è visibile ai nostri sensi. Lo Spirito è la stessa realtà divina che ci rigenera nella nostra umanità; ci solleva dalla nostra miseria e ci introduce in un rapporto vero con Dio. E la verità è la rivelazione che Dio ha fatto di se stesso nelle parole, nella storia, nella persona di Gesù. Perciò l’adorazione in Spirito e Verità è l’adorazione di chi è mosso dallo Spirito Santo avendo accolto nella fede la parola di Gesù.

Cari fratelli e sorelle, vedete quale grande dignità l’adorazione di Dio conferisce all’uomo! La nostra persona con Gesù e in Gesù, mossa dallo Spirito Santo, riconosce la grandezza di Dio nostro Padre.

C’è una ragione per cui la Chiesa oggi ci fa leggere e meditare questa pagina del Vangelo. La nostra Chiesa oggi fa memoria della dedicazione, cioè della consacrazione, della nostra Chiesa Cattedrale, avvenuta il 23 ottobre 1756. Perché è così importante custodire la memoria di quell’avvenimento, celebrarlo solennemente ogni anno? La pagina del Vangelo ci aiuta a rispondere.

La chiesa cattedrale è la chiesa del Vescovo, ed in quanto tale è "capo e madre" di tutte le chiese della Diocesi. Destinando quel luogo all’adorazione di Dio, in un qualche modo la nostra comunità si è come orientata verso il Signore. L’Eucaristia che il Vescovo celebra solennemente di norma nella Cattedrale, raccoglie in quel luogo tutti i fedeli per l’adorazione del Padre "in spirito e verità".

2. Il Signore però mi ha quest’anno fatto il dono di celebrare questa festa nella vostra comunità. Gliene sono grato perché ho potuto costatare i molti e preziosi doni che lo Spirito Santo vi dona. Avete la grazia di avere fra voi due sacerdoti con un diacono. C’è la presenza delle religiose; avete tanti catechisti che educano nella fede i vostri bambini.

Non mi resta dunque che esortarvi a due cose.

La prima. Come avete sentito, la vera adorazione di Dio è "in verità": implica cioè l’obbedienza della fede alla divina Rivelazione. Ecco la prima e più pressante esortazione: nutrite la vostra fede istruendovi nella dottrina della fede, mediante la catechesi. Non sto parlando ai bambini, ma a voi adulti. Quest’anno la nostra diocesi ha dato inizio ad un nuovo impegno di catechesi per gli adulti. Sono sicuro che vi adeguerete con fedele entusiasmo.

La seconda. L’adorazione "in spirito e verità" si esprime in modo eminente nella celebrazione dell’Eucaristia. Essa sia prima di tutto adorazione, lode, ringraziamento del Padre, vissuta e celebrata con un grande senso dei divini misteri cui partecipiamo.

Cari fratelli e sorelle, viviamo radicati e fondati nella fede per adorare Dio in spirito e verità, e potremo così dissetarci alla sorgente della vita.