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Solennità di San Giovanni Battista
Monastero Ancelle Adoratrici, Bologna, 23 giugno 2012


1. "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo: prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato". Cari fratelli e sorelle, carissime Ancelle Adoratrici, carissima suor Maria Daniela, queste parole che il Signore dice al profeta Geremia, ci conducono alle sorgenti della nostra vita. All’origine del nostro esserci non c’è il caso; siamo stati conosciuti e voluti da Dio nostro creatore. Il nostro esserci trova la sua spiegazione ultima nell’Amore incondizionato ed eterno.

Nel momento in cui il profeta; nel momento in cui ciascuno di noi prende coscienza della sua origine divina, prende anche coscienza che la propria vita ha un senso. "Ti ho stabilito profeta delle nazioni … per sradicare e demolire, per distruggere ed abbattere, per edificare e piantare": Dio rivela a Geremia il senso della vita, cioè la sua vocazione.

Carissima suor Maria Daniela, ciò che è accaduto al profeta sta ora accadendo in te. Mediante la Santa Chiesa, ti è ora definitivamente svelata la verità ed il senso della tua vita. Prima di formarti nel grembo materno, Dio ti conosceva e ti amava; prima che tu uscissi alla luce, Dio ti aveva chiamata ad essere Ancella Adoratrice del SS. Sacramento.

Ma la persona umana non è qualcosa, è qualcuno. Dio non ci considera degli oggetti di cui servirsi, ma dei soggetti liberi con cui istituire un’alleanza d’amore. Il profeta infatti è richiesto del suo consenso alla missione.

Cari amici, questo è un insegnamento grandioso datoci dalla Parola di Dio. Veniamo a conoscere che cosa significa essere liberi. Non significa negazione di ogni appartenenza; non significa sradicarci da ogni verità che preceda e giudichi le nostre scelte; non significa inventare il senso della nostra vita. Poiché non siamo autori di noi stessi, non siamo noi ad inventare il senso del nostro esserci, ma siamo chiamati a scoprirlo, poiché esiste una verità circa la nostra vita che precede le nostre scelte: la verità che non siamo proprietari di noi stessi. La celebrazione rituale della tua consacrazione, carissima suor Maria Daniela, sarà introdotta da un "vuoi?" e da un "Si, lo voglio".

Ma che cosa sta alla radice di questa scelta? Che cosa spinge la libertà ad intensificarsi fino al punto di prendere, per così dire, nelle proprie mani il presente e il futuro di se stessi, e farne dono irrevocabile? Riascoltiamo la parola di Dio.

"Carissimi, Gesù Cristo voi lo amate, pur senza averlo visto, e ora senza vederlo credete in Lui, perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa". Cari fratelli e sorelle, carissime Ancelle Adoratrici, carissima suor Maria Daniela: è detto tutto ciò che si poteva dire circa il "cuore" della vita cristiana.

L’esistenza cristiana è qualificata da un rapporto con una persona: la persona di Gesù Cristo. É un rapporto di amore: "voi lo amate". Gesù cessa di essere un "egli", e diventa un "tu"; e questo rapporto costituisce la forma della nostra vita, il suo pilastro di sostegno.

Questo rapporto del nostro io col "tu" di Gesù è radicato e fondato nella fede: "ora senza vederlo credete in Lui". La fede infatti ci fa "toccare" le realtà in cui crediamo.

La fede e l’amore intensificano la libertà della vergine consacrata fino al punto dal renderla capace di possedere un "cuore indiviso". La consacrazione verginale è il più gande atto di libertà che la persona umana possa compiere, perché è il più grande atto di fede e di amore: "perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa".

È la gioia propria dell’amore. É la gioia che scaturisce dall’essere "toccati" affettivamente dalla persona di Gesù, in modo tale da "sentire" un misterioso ordinamento della propria persona a Gesù e della persona di Gesù alla propria. Amare, poter amare, essere amati, e in questo modo. Ecco ciò che accade in modo eminente nella verginità cristiana.

Ciò è molto ben descritto da un Padre della Chiesa.

"Qual è dunque l’eredità della verginità? Non è quella cantata da Davide nel Salmi: Il Signore è mia parte di eredità [Sal 16, 5], e altrove: Il Signore è la parte che mi spetta [Sal 119, 57]?

Vedi, sorella mia diletta, il guadagno che fai, vedi a quali vertici arrivi: nel solo ed unico Cristo tu trovi la ricompensa di molti benefici. Egli è sposo, fratello, amico, parte dell’eredità, premio, Dio e Signore. In lui trovi lo sposo da amare: Il più bello tra i figli degli uomini [ Sal 45, 3]. In lui trovi il vero fratello; infatti, per adozione sei figlia di colui del quale egli è figlio per natura. Egli è l’amico di cui puoi fidarti, perché egli dice: Una sola è la mia diletta [Cant 6, 9]. In lui trovi l’eredità alla quale aspiri; egli stesso infatti è parte della tua eredità. In lui hai il prezzo per valutarti, perché il suo sangue è la tua redenzione. In lui hai il Dio che può guidarti e il Signore da temere e onorare. La verginità reclama per sé, in Cristo, ogni prerogativa, sì che colui di fronte al quale gli angeli tremano, le potestà si sottomettono, le virtù obbediscono, il cielo e la terra si inginocchiano, la vergine lo reclama suo sposo e si affretta verso il suo talamo ornata delle proprie virtù per scaldarlo con casto amplesso nel letto del suo cuore" [Leandro di Siviglia, Lettera alla sorella Fiorentina; CN ed., Roma 1987, 61-62].

 

2. Carissima suor Maria Daniela, la tua consacrazione avviene nel giorno in cui la Chiesa celebra la Solennità di S. Giovanni Battista.

La sua vita è tutta collocata fra due incontri con Gesù. Il primo accadde quando Giovanni era ancora nel grembo materno: "Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo" [Lc 1, 44]. Il secondo accade alla fine della vita di Giovanni: "Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo". Tutta la vita di Giovanni è stata in relazione a Cristo; vive la gioia di esistere facendo il vuoto di se stesso, perché Lui solo risplenda nella sua gloria.

Così sia per voi tutte, Ancelle Adoratrici; così sia per te, suor Maria Daniela. E dico a ciascuno di voi con Romano il Melode: "facciamo dell’anima nostra una lampada inestinguibile per Cristo, lo Sposo! Entriamo con Lui, perché il talamo sta chiudendosi! Non rimaniamo fuori a gridare: apri!" [Le dieci vergini II; Cantici, a cura di R. Maisano, UTET, Torino 2002, vol. II, 347].