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Solennità del Corpo e Sangue del Signore
Basilica di San Petronio, 23 giugno 2011


1. "Mosè parlò al popolo dicendo: ricordati … Non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto … ". Cari fratelli e sorelle, è la memoria che custodisce l’identità di un popolo, e anche l’identità di ciascuno di noi. Chi perde le memoria, perde se stesso.

Non sto parlando della memoria di tante banalità della vita; sto parlando della memoria di avvenimenti che hanno fondato l’esistenza del popolo, o hanno segnato per sempre la vita del singolo.

Mosè raccomanda ad Israele di non perdere mai la memoria di quell’evento che ha fondato Israele e ne ha costituito l’identità: "non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile".

Anche il Signore Gesù ha desiderato che il suo popolo, la sua Chiesa custodisse sempre la memoria dell’evento che l’ha fatta essere. Anche la Chiesa se perdesse la memoria, perderebbe se stessa.

Quale è l’evento che ha fondato la Chiesa, che ha fatto di noi, "che un tempo eravamo non popolo, il popolo di Dio" [cfr 1Pt 2, 10]? La morte e la risurrezione di Gesù. Mediante la sua morte Egli ci ha liberati; mediante la sua risurrezione ci ha resi partecipi della vita stessa di Dio.

Perché la Chiesa ricordasse sempre questo evento, il Signore "nell’ultima cena con i suoi Apostoli, volle perpetuare nei secoli il memoriale della sua passione" [Pref. dell’Eucaristia II]. La celebrazione dell’Eucaristia è la memoria della Chiesa.

Tuttavia quando in questo contesto parliamo di memoria, questa parola non ha solamente il significato che ha nel nostro linguaggio usuale. Quando noi celebriamo l’Eucaristia, non siamo solamente condotti a ricordare un fatto passato [come avviene per tanti fatti della nostra vita], ma nell’Eucaristia Cristo è realmente, personalmente presente col suo Corpo e Sangue. Celebrando l’Eucaristia facciamo memoria dell’evento fondatore, perché abbiamo la possibilità di essere presenti al sacrificio di Cristo sulla Croce.

È per questo che l’apostolo Paolo, nella seconda lettura, ci ha detto: "fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? e il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?" Nella celebrazione eucaristica, Cristo pone nelle nostre mani il suo corpo offerto ed il suo sangue effuso, perché noi stessi ne compiamo il sacrificio. È in questo modo che la Chiesa resta sempre ancorata nella memoria del Sacrificio che l’ha fondata, e continuamente la rigenera.

2. Cari fratelli e sorelle, quando il popolo ebreo dimenticò l’avvenimento che l’aveva costituito, perse di nuovo la libertà e ritornò in esilio.

Il luogo in cui la Chiesa, le nostre comunità imparano ad essere se stesse – comunità del Signore – è la celebrazione eucaristica. È questa la scuola in cui impariamo ad essere Chiesa. Infatti, come ci dice l’Apostolo, "poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane".