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Domenica di Pentecoste. Santa Messa Vigiliare
Cattedrale, 22 maggio 2010


Cari cresimandi, fra le materie che a scuola dovete studiare c’è anche lo studio di una o più lingue straniere. Non è difficile capire perché l’apprendimento delle lingue straniere è importante. Se non conosci la lingua dell’altro non puoi comunicare; e poiché viviamo in un mondo in cui gli scambi fra persone appartenenti a culture diverse sono sempre più frequenti, la conoscenza delle lingue diventa indispensabile.

Ma, come sempre, la Parola di Dio oggi vi invita – ci invita anzi tutti – a fare una riflessione più profonda su tutti questi fatti. Avete ascoltato la prima lettura: prestatemi molta attenzione.

Essa ci dice che ci fu un tempo in cui "tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole". E quindi non c’era nessun ostacolo alla comprensione reciproca. Le persone umane potevano vivere in unità. Potremmo dire: nessuno era straniero, cioè estraneo a nessuno.

Che cosa è accaduto? Ascoltatemi bene: "costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Quando voi andate in gita scolastica, forse vi è capitato che un vostro insegnante tenesse ben alzato un segno così che non vi disperdeste. La Parola di Dio ci dice, attraverso un racconto fantastico, che tutti gli uomini vogliono rimanere uniti: non vogliono disperdersi. Ed allora che cosa fanno? Decidono per così dire, di fare qualcosa che assicuri la loro unità, e la custodisca.

Cari cresimandi, questo è stato un grave errore e una decisione ingiusta. L’uomo pensa di poter costruire l’unità, di vivere in società coese colle sole sue forze, prescindendo dal Signore: "come se Dio non ci fosse". C’è un salmo che dice: "se il Signore con costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il Signore non custodisce la città, invano vigila il custode". Mentre abbiamo poc’anzi ascoltato: "beata la nazione il cui Dio è il Signore, il popolo che si è scelto come erede". La pagina biblica parla di una confusione delle lingue come risultato della decisione dell’uomo di costruire da soli la loro unità.

Cari cresimandi, con questa celebrazione iniziamo la solennità della Pentecoste. Come voi sapete, significa cinquantesimo giorno dopo Pasqua, la risurrezione di Gesù. Nel santo Vangelo avete sentito: "non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato". È Gesù risorto che ci dona lo Spirito Santo; e quindi la Pentecoste è la perfetta celebrazione della Pasqua.

È il dono dello Spirito Santo che dona a noi la capacità di costruire vere comunità umane, poiché è la sua stessa divina persona che è vincolo di unità. E ci rende capaci di questo, perché lo Spirito Santo ci libera dal nostro egoismo e ci fa capaci di amarci come Gesù ci ha amato.

Pensate, cari cresimandi quale grande dono Gesù risorto sta per farvi: il dono dello Spirito Santo. Non "consumate" questo dono; custoditelo e fatelo fruttificare. E i frutti dello Spirito Santo sono: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" [Gal 5,22].