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Celebrazione della Passione del Signore
Cattedrale, 22 aprile 2011


Cari fratelli e sorelle, fra poco la Croce di Gesù verrà esposta alla nostra adorazione. Anche in noi e fra noi si realizzeranno le parole del profeta: "volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto".

Ma lo sguardo contemplativo non ci basta. È inevitabile che dentro di noi sorga una domanda: perché la Croce? perché il Figlio di Dio fattosi uomo ha voluto terminare la sua vicenda terrena in un modo tanto umiliante?

La risposta a questa domanda non possiamo cercarla colla nostra ragione. È il Signore stesso che nella sua parola, quella parola che abbiamo ascoltato nella prima e seconda lettura, ci dona la risposta al perché della Croce.

1. Iniziamo il nostro ascolto dal profeta. Egli dice: "si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori … il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti".

Tutto il male che è nel mondo; tutto lo sporco che inquina alla sorgente stessa ogni generazione di uomini è stato caricato su di Lui, ed è stato espiato. Come? mediante l’offerta che Gesù ha fatto di se stesso: "quando offrirà se stesso in espiazione". Queste parole profetiche ci dicono il senso della croce e della morte di Cristo: l’offerta che Gesù ha fatto di se stesso sulla croce espia tutto il peccato che è nel mondo, a causa dell’amore che è alla radice del Sacrificio della Croce.

Sulla Croce c’è stato lo scontro fra l’infinita purezza di Dio e tutta l’iniquità del mondo; fra il Bene sommo e l’universo del male. Sulla Croce il Bene ha definitivamente vinto.

Ieri sera abbiamo meditato sul mistero eucaristico, presenza reale nel mondo dell’espiazione di Cristo sulla Croce. Mediante la celebrazione eucaristica la Croce resta piantata per sempre dentro la nostra immensa iniquità, e questa viene quotidianamente assorbita, annullata, trasformata. L’acqua che sgorga dal costato di Cristo lava ogni colpa; il suo sangue purifica ogni peccato: "quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore".

2. Nella seconda lettura, la parola di Dio ci aiuta a comprendere un altro aspetto assai importante del mistero della Croce. Ascoltiamo: "Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime … e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì".

Nel suo insieme questa divina parola ci rivela che l’offerta che Gesù fece di Sé sulla croce, è stata un atto di obbedienza alla volontà del Padre.

La cosa diventa più comprensibile se teniamo presente che già i profeti avevano insistito sul fatto che il vero sacrificio gradito a Dio è la nostra obbedienza alla sua volontà.

Sulla croce abbiamo il perfetto sacrificio poiché Gesù offre se stesso in un’attitudine di obbedienza. L’obbedienza fatta corpo offerto e sangue versato, mette fine per sempre a quel cammino di disobbedienza iniziato col primo uomo. "Come per la disobbedienza di uno solo" ci insegna l’Apostolo "tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti" [Rom 5, 19].

Il profeta aveva detto che a causa dell’atto di offerta in espiazione, il Servo di Dio avrebbe visto una lunga discendenza. L’autore della Lettera agli Ebrei ci dice che Gesù "reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per coloro che gli obbediscono".

L’obbedienza che Gesù vive sulla croce, lo rende capace di essere il nostro redentore, in quanto noi siamo resi capaci di entrare nella sua obbedienza; di essere coinvolti dal suo atto di offerta. In altre parole: divenire anche noi in Lui, con Lui e per mezzo di Lui, sacrificio gradito a Dio, mediante l’offerta della nostra vita.

La perfezione di Cristo "si mostra proprio nel fatto che Egli, nonostante tutta la nostra miserevole insufficienza, ci accoglie in sé, nel suo sacrificio vivente e santo, così che diventiamo veramente il suo corpo" [J. Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazareth. Seconda parte. LEV 2011, 264].

È quanto diceva Paolo ai cristiani di Roma: "vi esorto … ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, e gradito a Dio" [Rom 12, 1]. La nostra vicenda quotidiana diventa segno e presenza dell’amore-obbedienza corporei che Cristo ha vissuto sulla Croce.