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Quinta Domenica di Quaresima
San Pietro in Casale, 22 marzo 2015


Cari fedeli, questa domenica di quaresima inizia la quinta tappa del nostro cammino verso la Pasqua: la tappa che ci introduce nella Settimana Santa, durante la quale celebreremo i più grandi misteri della nostra fede. E la pagina del vangelo appena proclamata ce li fa come pregustare, presentandoceli nella loro profonda unità. Voglia la vostra carità prestarmi attenzione.

1. Tutto ha inizio, come avete sentito, da un fatto un po’ singolare. Alcuni greci – dunque alcuni pagani - chiedono all’apostolo Filippo: «noi vogliamo vedere Gesù». Il verbo “vedere” ha un significato profondo. E’ come se dicessero: “desideriamo conoscere Gesù e credere in Lui”. Con quei greci ciascuno di noi cerchi ora di identificarsi. Ciascuno di noi abbia in questo momento nel proprio cuore questo profondo desiderio: “desidero sapere chi è Gesù e credere in Lui”.

E Gesù ci risponde usando un’immagine che aveva usato altre volte, ma ora lo fa con un significato diverso. Egli dice: “io sono come un chicco di frumento; va sotto terra e muore, ma proprio per questo porta frutto”; diventa spiga; diventa molti. Gesù parla del significato della sua morte: è la morte che ci dona la salvezza. Se vogliamo “vedere Gesù”, se desideriamo penetrare il mistero della sua persona, dobbiamo guardare la Croce. Dobbiamo comprenderne l’intimo significato. In questo itinerario dentro l’avvenimento della Croce, siamo aiutati dalla stessa parola di Gesù.

Egli parla della crocifissione – lo avete sentito – come di una “glorificazione”, come di un “innalzamento”. Che cosa significa? Gesù sulla Croce è glorificato, perché rivela lo splendore della gloria divina; perché sulla Croce rivela definitivamente l’amore che il Padre ha per l’uomo. La Croce è la glorificazione di Gesù perché rivela il suo definitivo donarsi; la Croce è la gloria dell’amore.

Quali sono i frutti, le conseguenze della Croce? «io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Non è necessario essere laureati in fisica per sapere che in natura esiste una forza di gravità universale, che attrae ogni cosa. Dentro la storia di ciascuno di noi e dell’umanità nel suo insieme esiste una “forza di gravità” che attira tutti: è Gesù crocifisso che attira a sé colla forza dell’amore. 

Ma nel mondo, nella storia di ciascuno di noi esiste anche un’altra “forza di gravità”, quella del male e del suo principe, il Satana. Al movimento di ascesa di Gesù sulla croce corrisponde quindi il movimento di discesa, di sconfitta del principe di questo mondo: «Ora il principe di questo mondo sarà cacciato fuori».

Sono questi i grandi eventi pasquali che ci accingiamo a celebrare. Sono il grande dramma della nostra redenzione, un dramma in cui ciascuno di noi è chiamato ad entrare.

2. C’è un secondo tema nella risposta che Gesù dona al nostro desiderio di “vederlo”. Lo potremmo riassumere nel modo seguente.

La Croce di Gesù non è solo l’avvenimento della nostra salvezza. Essa è anche il nostro progetto di vita. Gesù non parla solo di sé, ma anche di chi vuole essere suo discepolo: «se uno mi vuole servire, mi segua». La Croce è un progetto di donazione di se stessi; all’affermazione di sé subentra il “perdersi” per gli altri. La Croce, alla fine, ci insegna la verità circa la nostra libertà. Essa è la capacità di donarsi. Così sia.