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Mercoledì delle Ceneri
Cattedrale di San Pietro, 22 febbraio 2012


1. Cari fratelli e sorelle, lodiamo e ringraziamo il Signore perché ci dona ancora un tempo durante il quale "usa pazienza verso di "noi" non volendo che alcuno perisca, ma tutti abbiano modo di pentirsi" [2 Pt 3, 9]. È un tempo durante il quale Dio ricco di misericordia intende compiere la sua opera più grande, la nostra giustificazione. In che cosa consiste questa opera divina? Ascoltiamo S. Paolo.

"Tutto … viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo". La "riconciliazione" di cui parla l’Apostolo, è una trasformazione così profonda della persona umana da farne una nuova creatura [cfr. 2 Cor 5, 18]. È quindi un’iniziativa che Dio prende in questo tempo di quaresima. È certamente un fatto dove si incontrano due libertà, quella divina e quella umana, ma non sullo stesso piano. È la divina volontà di grazia che in queste settimane in modo del tutto singolare prende l’iniziativa di trasformarci in nuove creature.

L’atto divino della riconciliazione è accaduto originariamente in Cristo: nella sua morte. "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". La riconciliazione avviene attraverso una misteriosa ma reale sostituzione. Cristo, "Colui che non aveva conosciuto peccato", muore prendendo su di sé i nostri peccati [cfr. Is 53, 1-12]. Venne trattato da peccato, prese su di sé tutti gli effetti dei nostri peccati, perché ciascuno di noi potesse diventare giusto davanti a Dio.

La potenza dell’amore divino che riconcilia e rinnova, come e dove oggi opera? Come possiamo oggi sperimentarne la forza? In che modo e dove opera l’atto redentivo di Cristo? così da essere un evento, un fatto che accade oggi? "Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Ha affidato a noi la parola della riconciliazione". La forza che fa di noi creature nuove, sussiste nel sacrificio di Cristo. Ma essa mantiene la sua efficacia e si esercita anche oggi nella Chiesa. Gesù l’ha trasmessa misteriosamente ma realmente ai suoi apostoli: "noi fungiamo da ambasciatori per Cristo", ci ha detto l’Apostolo. Prima di lasciarci visibilmente, Gesù risorto ha detto ai suoi apostoli: "ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" [Gv 20, 22-23].

Cari fratelli e sorelle, la sorgente del perdono continua a zampillare nella Chiesa, soprattutto in questo sacro tempio. Dio non si stanca dell’uomo. E la Chiesa esiste per ricordare "di generazione in generazione" la presenza, anche dentro alle più laceranti devastazioni dell’umano, anche dentro al deserto di senso in cui dimoriamo, della misericordia di Dio che perdona.

2. Dio tuttavia non ci impone la sua riconciliazione: "lasciatevi riconciliare con Dio", ci ha detto l’Apostolo. Anche e soprattutto nei confronti di Dio l’uomo è persona, e quindi chiamato a rispondere, a "lasciarsi riconciliare". L’azione divina infatti intende cambiare alla radice il nostro modo di essere, il nostro modo di essere liberi. L’opera divina esige la nostra conversione. In che cosa consiste? La risposta la troviamo nella pagina evangelica.

In essa, come avete sentito, Gesù ipotizza due modi di vivere, anzi di essere, che definisce e descrive in base al riferimento fondamentale dell’esistenza: "davanti agli uomini"; davanti al "Padre tuo, che vede nel segreto". Siamo al "cuore" della conversione.

Che la nostra vita non possa sostenersi nella pura solitudine è esperienza quotidiana. Che per tale motivo abbiamo bisogno di altri e d’altro, è un’ovvia conseguenza. Ma di chi, di che cosa, in ultima analisi? In riferimento a chi, a che cosa si costruisce un’esistenza vera e buona? In una parola: su chi e davanti a chi?

La conversione consiste in ultima analisi in questo: fare di Dio l’asse architettonico della nostra vita, ed edificarla secondo questo orientamento. L’opera riconciliatrice di Dio mira a questo: ri-orientare la nostra vita a Lui, unico fondamento che ci impedisce di svanire nel nulla; e strapparci da quell’orgoglioso egocentrismo che ci porta alla auto-distruzione. Voler separare il nostro io, l’esercizio della nostra libertà, dalla Potenza che ci ha creati, è la nostra disperazione. Voler vivere "davanti a Dio", è la nostra vera gioia. Abbiamo davanti tutta la quaresima per operare concretamente questa conversione.

È per questo che ora ne iniziamo il cammino con un gesto di profonda umiltà: riconoscere semplicemente che non fondati sulla potenza della grazia di Dio, siamo come cenere e polvere.