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Terzo anniversario della scomparsa di Mons. Luigi Giussani
Cattedrale di S. Pietro, 22 febbraio 2008


1. La pagina evangelica, cari amici, individua due approcci profondamente diversi alla persona di Gesù. L’uno è costituito da una conoscenza generica, non necessariamente falsa ma certamente inadeguata: è "ciò che dice la gente". L’altro è costituito da una conoscenza più profonda, generata da una intima compagnia di vita.

Quale è la diversità fondamentale fra i due approcci? Che il primo è frutto di una semplice ricerca umana, della "carne e del sangue"; il secondo è frutto di una rivelazione divina.

Nella prima risposta – "alcuni Giovanni Battista … o qualcuno dei profeti" – la persona di Gesù viene inserita in un "genere", in una "categoria comune", dentro alla quale Gesù è uno dei pochi o tanti: comunque uno fra gli altri. È esclusa da questa conoscenza di Gesù qualsiasi ingresso dentro alla sua assoluta singolarità. Lungo i secoli, la categoria comune è anche cambiata a seconda dello spirito dei tempi. Al Gesù grande fondatore di una religione si è aggiunto spesso un Gesù grande maestro di morale, quando non anche un grande rivoluzionario dell’ordine stabilito. In questo approccio della persona di Gesù, alla fine il criterio ultimo resta l’uomo.

A questo approccio si oppone la conoscenza dei discepoli, che trova nella confessione di fede fatta da Pietro la sua espressione eminente e normativa.

Ciò che in questa celebrazione dobbiamo soprattutto meditare è che proprio attorno a questa confessione petrina e sulla base di essa, Gesù delinea il profilo della sua nuova famiglia: la Chiesa. Questa pertanto si configura come la nuova comunità che poggia su un conoscenza di Gesù, che è dono fatto all’uomo dalla grazia di Dio. È su questa pietra, che prende visibilità nella parola e nella persona di Pietro, che si costruisce la Chiesa. Essa non nasce dalla decisione di uomini e donne che avendo idee comuni circa Gesù, costituiscono una società. Non nasce dalla dedizione di uomini e donne alla stessa causa. La Chiesa nasce dal fatto che la predicazione di Pietro media la rivelazione che il Padre fa della vera identità del suo Figlio unigenito. È questo il grande evento della Chiesa: uomini e donne che ascoltando la confessione e la predicazione di Pietro e degli Apostoli, ricevono il dono del Padre di incontrare Cristo.

"Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso" [At 10,44]. Quanto è accaduto nella casa di Cornelio, continua ad accadere ogni giorno. Lo Spirito Santo scende nel cuore di chi ascolta Pietro, e gli rivela l’identità di Cristo.

2. Cari amici di Comunione e Liberazione, avete chiesto di celebrare questi divini Misteri per ricordare il sacerdote Mons. Luigi Giussani, Padre in Cristo di molti di voi.

La pagina evangelica illumina in modo singolare la sua esperienza sacerdotale ed il suo carisma, che Pietro ha riconosciuto come vero dono fatto alla Chiesa.

Ciò che lo caratterizza, lo costituisce per così dire, è di aver fatto risuonare alle nostre orecchie, al mondo ed anche dentro la Chiesa, la confessione di Pietro come constatazione sempre rinnovata di un fatto che benché imprevedibile è realmente accaduto: Dio in Gesù si è fatto compagno di ogni uomo, e questa compagnia di Dio con l’uomo è la Chiesa. In essa l’uomo, ogni uomo, piccolo o adulto, ignorante o colto, peccatore o santo, trova la possibilità di realizzarsi secondo la misura intera del suo desiderio.

E Dio sa quanto bisogno ha l’uomo di oggi di sapere che esiste questa possibilità, per non cadere dentro la voragine di una disperazione che non sa più neppure dire il suo nome.

Cari amici, quando penso a Mons. Giussani, molto spesso lo vedo inginocchiato davanti al Papa, in piazza a S. Pietro. Mi sembra che sia stata l’ultima volta in cui parlò in pubblico: aveva parlato dell’uomo come mendicante di Cristo. Ecco la conclusione di una vita che ha vissuto il mistero che oggi celebriamo: lo stare in ginocchio davanti a Pietro perché vedi in lui la presenza di Cristo. Amatela così, miei cari, la Chiesa; amatela con questa affezione profonda al Papa.