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25° anniversario della morte di Mons. Enrico Manfredini,
Arcivescovo di Bologna dal 30 aprile al 16 dicembre 1983
Cattedrale di S. Pietro, 21 dicembre 2008


1. Avvicinandosi la celebrazione della nascita del Signore nella nostra natura umana, cari fedeli, la Chiesa ci invita oggi a contemplare Maria, la madre di Gesù: per imparare da lei come accogliere il nostro Salvatore.

La pagina del Vangelo narra l’ingresso nel mondo del Figlio unigenito di Dio, prendendo corpo umano dal grembo di Maria. Ciò a cui dobbiamo fare attenzione è l’attitudine spirituale con cui Maria ha vissuto quel momento. Una volta che Ella venne informata sul modo con cui avrebbe concepito nella nostra natura umana il Figlio di Dio, disse semplicemente: "Eccomi; sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto".

Prestate bene attenzione, miei cari. Le parole dell’angelo a Maria rivelano per la prima volta in modo esplicito il mistero del Dio che si fa uomo. Tutto il progetto di Dio riguardante l’uomo, il cui contenuto essenziale è la Sua decisione di donare Se stesso, raggiunge in ciò che può avvenire nel grembo di Maria il suo compimento. S. Paolo dice che quell’istante coincide colla "pienezza del tempo" [cfr. Gal 4,4]. Il fatto che il Figlio di Dio assuma da Maria la nostra natura e condizione umana, costituisce il vertice fra tutte le donazioni di grazia nella storia dell’uomo e del cosmo.

In che modo Maria rende possibile questo evento? Dicendo semplicemente: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Sono parole di una profondità insondabile: Dio si è fatto uomo; Dio è divenuto nostro Redentore perché Maria ha detto queste parole.

Quando Elisabetta, dopo qualche tempo, vide giungere Maria a casa sua, disse: "E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore" [Lc 1,45]. Queste parole di Elisabetta ci aiutano a capire le parole di Maria: ci rivelano la verità su Maria. Ella entra nel mistero di Cristo ed il Mistero di Cristo entra in Lei proprio perché ha creduto, precisamente mediante la fede. Un grande maestro del pensiero cristiano dice che la fede "è il fondamento unico dei credenti che li pone nella verità e la verità in essi" [Pseudo-Dionigi, I nomi divini VII,4; PG 3,872C]. Maria viene collocata in Cristo e Cristo in Maria mediante la fede.

"Nell’annunciazione, infatti, Maria si è abbandonata a Dio completamente, manifestando "l’obbedienza della fede" a colui che le parlava mediante il suo messaggero … Ha risposto, dunque, con tutto il suo "io" umano, femminile" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris mater 3,2; EE 8/647].

2. Cari fedeli, nella celebrazione di questi santi Misteri vogliamo fare memoria particolare del Vescovo Enrico Manfredini, nel 25.mo anniversario della morte.

Nella prima lettura Davide esprime il pio desiderio di costruire una casa per il Signore: dove il Signore possa porre la sua Presenza. Ma riceve dal Signore una risposta sconcertante: non Davide costruirà una casa al Signore, ma il Signore una casa a Davide.

Cari fratelli e sorelle, nel ministero del Vescovo si incrociano e si annodano i due movimenti. È il Signore che costruisce la sua casa, che edifica la sua Chiesa, il luogo della sua dimora. Ma questa edificazione divina avviene mediante i costruttori umani: ogni Vescovo edifica la Chiesa. È per questo che l’apostolo Paolo ci mette in guardia colle seguenti parole: "Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo" [1Cor 3,10-11].

Questa è stata la grande preoccupazione e la grande testimonianza del Vescovo Manfredini: "non porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo". Fin dal primo annuncio fatto alla nostra città, egli richiamò tutti a fare del Signore Gesù il fondamento della vita ed il criterio di giudizio. Nell’insondabile disegno della Provvidenza egli fu "più mostrato che donato" alla nostra Chiesa. Ma il suo esempio di zelo indefesso è rimasto piantato nella consapevolezza della nostra Chiesa.

"Canterò senza fine le grazie del Signore, con la mia bocca annunzierò la sua fedeltà nei secoli", abbiamo cantato. La fedeltà del Signore si dimostra anche nella ininterrotta successione apostolica che accompagna e guida il cammino della nostra Chiesa.