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Ricorrenza della «Virgo Fidelis» patrona dell’Arma dei Carabinieri
Comando regionale dei Carabinieri, 21 novembre 2014


Cari amici, la pagina profetica proclamata nella prima lettura è una torcia accesa davanti al nostro cammino, il quale può attraversare notti di oscurità e di tribolazioni.

 

1. Il momento storico in cui scrive il profeta di cui conosciamo il nome, Zaccaria, è di particolare difficoltà per il popolo ebreo, al quale il profeta medesimo si rivolge.

Trattasi dei primi decenni del rientro in Palestina dopo la liberazione dall’esilio in Babilonia, concessa dal re Ciro. Il paese è ancora devastato, la popolazione assai diminuita, e i raccolti scarsi. I reduci dall’esilio erano in preda allo sconforto ed all’impazienza, e la ricostruzione del tempio – primo segno di una comunità ritrovata – procedeva a rilento.

In questa situazione, il profeta fa sentire la sua voce di esortazione e di incoraggiamento: "gioisci, esulta, figlia di Sion". Che senso, che fondamento ha un tale invito in una situazione come quella sopra descritta? E’ un semplice buon augurio? No. C’è una sola ragione per la quale si deve guardare al futuro con serenità: "ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te – oracolo del Signore". E’ l’annuncio di una Presenza che ridona speranza ad un popolo sfiduciato: la presenza del Signore. Non una presenza che dura qualche momento: è un prendere dimora.

Non è una presenza inattiva, da semplice spettatore di ciò che sta accadendo. E’ una presenza che comporta una condivisione delle sorti del popolo.

 

2. Cari amici, la lettura della S. Scrittura che facciamo durante ogni liturgia eucaristica, non ha lo scopo di darci delle informazioni circa un passato remoto. Ciò che abbiamo ascoltato, ha un senso per noi oggi. E’ chiave interpretativa di quanto ci sta accadendo oggi come comunità nazionale; è indicazione di come vivere questi giorni confusi, incerti, e per molti assai difficili.

Cerchiamo dunque in questa pagina profetica la risposta alla seguente domanda: che cosa può farci uscire dalla condizione di "crisi" in cui versa la nostra Nazione? Esistono ragioni fondate per continuare a sperare, per trasmettere soprattutto alle giovani generazioni una ragionevole speranza di un buon futuro?

Non aspettatevi da me una risposta circa eventuali necessarie riforme di carattere istituzionale, sociale, economico: non ne ho la competenza. Ma consentitemi di invitare la vostra riflessione ad un piano più altro, e dirvi semplicemente, alla luce di quanto il profeta ci ha or ora detto: è la certezza di una Presenza la vera ragione che può fondare la nostra speranza.

Vorrei ora spiegare questa risposta. Lo farò brevemente, come lo esige il momento.
S. Agostino ha scritto: "togli la giustizia, ed allora che cosa distingue lo Stato da una grande banda di ladri?" [La città di Dio IV, 4,1]. La certezza che esiste un criterio per discernere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto, è la prima e fondamentale ragione che ci consente di sperare; che ci consente di avere un futuro come popolo. Senza questa certezza smarriremmo ogni cammino verso un vero futuro.

Ma qual è il criterio in base al quale distinguere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto? E’ questa la domanda fondamentale, decisiva alla quale si deve rispondere, se non si vuole ridurre la città, lo Stato ad una sorta di arcipelago di egoismi opposti.

Certamente, il criterio della maggioranza è in gran parte delle questioni sociali un criterio sufficiente. Tuttavia, quando sono in questione beni umani fondamentali, quali per esempio il lavoro e l’istituzione matrimoniale, il principio maggioritario non basta più. E’ necessario che nel confronto o scontro sociale in cui è la persona umana la vera "materia del contendere", ciascuno – soprattutto chi ha responsabilità pubbliche –faccia riferimento a quella Luce interiore che chiamiamo coscienza. Essa ci testimonia, con la forza di un sovrano, che esistono leggi che non sono risultato di mutevoli maggioranze parlamentari, ma semplicemente esigenze che non rispettate, degradano la dignità della persona. E’ la coscienza la finestra attraverso la quale entra e viene a dimorare in noi la verità circa il bene: una Verità che non è a nostra disposizione, rifiutando la quale, rifiuterei me stesso.

Cari amici, il profeta poteva invitare il popolo alla speranza perché testimoniava una Presenza. Questa Presenza è testimoniata ad ogni uomo, credente o non,dalla "voce della coscienza", che, se seguita, non può non portarci ad una vita associata vera.

E’ stato sulla base di questa convinzione che uomini inermi ed in minoranza hanno distrutto sistemi disumani. Non perdiamo questo patrimonio spirituale, costituito dall’idea che esistono beni umani sui quali non si può negoziare; dall’idea dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge; dall’idea dell’inviolabilità della dignità di ogni persona; dalla consapevolezza della responsabilità di ogni persona verso la verità ed il bene.

Oggi ci troviamo a celebrare l’Eucarestia con e per l’Arma dei Carabinieri, la quale trova nella Virgo fidelis il suo riferimento. E’ una continua testimonianza che voi quotidianamente avete dato nella ormai vostra lunga storia, e continuate a dare. Anche col sacrificio della vita da parte di chi fra voi si è trovato a dover scegliere fra il vivere e le ragioni per cui vale la pena vivere. E non ha avuto dubbi.

Che la Luce di cui parlavo continui ad essere sempre una presenza nella vostra Arma, ed in ciascuno di voi. Così sia.