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Ordinazioni presbiterali
Cattedrale, 21 settembre 2013


"Solleva l'indigente dalla polvere…per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo": così il cantore ha cantato a nome nostro nel Salmo responsoriale. Queste parole narrano l'evento che sta accadendo sotto i nostri occhi: Dio solleva questi nostri quattro fratelli alla gloriosa condizione di ministri della Nuova ed Eterna Alleanza.

Poniamoci dunque in ascolto docile della Parola di Dio appena proclamata, per avere una conoscenza più profonda di ciò che sta accadendo.

1. Il Vangelo, come sempre, sconcerta. Si ha l'impressione ad una prima lettura, che Gesù presenti come modello ai neo-presbiteri e a tutti noi, un amministratore disonesto ed infedele nei confronti del suo padrone.

Ma, cari fedeli, facciamo bene attenzione. Ciò che offre a Gesù l'occasione per donarci il suo insegnamento non è la disonestà dell'amministratore infedele. Né ancor meno è lodata la disonestà. Il padrone della parabola – Gesù non ammira la disonestà, ma la scaltrezza dimostrata. Gesù ammira l'uso dell'intelligenza che i figli delle tenebre fanno nel loro ambito, per operare ciò che è male, mentre lamenta l'inerzia dei figli della luce nel fare ciò che è bene. "I figli di questo mondo….verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce".

Carissimi Giovanni, Jorge, Gianluca e Riccardo; cari fedeli, al centro dunque della pagina evangelica troviamo l'idea della scaltrezza, che Gesù vede scarseggiare nei suoi discepoli.

Quest'attitudine è indicata nel testo originale, con un termine che è un termine chiave nel vocabolario cristiano. Esso denota l'attitudine del cristiano che, conoscendo profondamente il progetto del Padre sull'uomo [cfr. Ef 1,8; Col 1,9], sa come muoversi dentro alle vicende che tessono la trama della sua vita. E' la capacità di interpretare sapientemente la situazione che ci troviamo a vivere, e di comportarsi coerentemente.

In questo senso la parabola diventa chiara. L'amministratore si trova a vivere in una situazione difficile: sarà licenziato. In questa condizione non si scoraggia, non si arrende: mette in atto la sua ragione per uscirne.

Anche i discepoli di Gesù vivono nel mondo; hanno quotidianamente a che fare con difficoltà di ogni genere. Essi devono viverle secondo la parola di Gesù. E' un modo di far uso della propria ragione illuminata dalla fede.

In sostanza: Gesù ci esorta ad usare bene la nostra intelligenza nelle cose di Dio; ad usarla conformemente ai criteri del progetto salvifico del Padre.

2. Carissimi Giovanni, Jorge, Gianluca e Riccardo la parola di Gesù vi avverte. Da questa sera sarete inviati nel mondo come suoi apostoli. Riceverete mediante l'imposizione delle mie mani la forza dello Spirito Santo. Avrete bisogno in ogni momento del Vostro ministero di quella capacità di capire in profondità la situazione in cui viviamo, come Gesù oggi ci raccomanda nel Vangelo. Avrete bisogno di pensare nella luce della fede il tempo che vivete, ed essere così guida dei fedeli.

Non confondete mai le false ricchezze colle vere ricchezze. False ricchezze sono quelle che il mondo apprezza: onori; stile di vita economicamente sicuro; esercizio burocratico del vostro sacerdozio. La vera ricchezza per noi sacerdoti è una sola: Gesù Cristo e la sua amicizia. Il resto è vanità.

Liberatevi dai falsi miti, primo dei quali è il mito dell'auto-realizzazione; vigilate perché non vi colga la confusione fra benessere ed esigenze psicologiche e bene della persona.

Come ci raccomanda il profeta nella prima lettura: siate vicini ai poveri; e se necessario, difendeteli.

3. L'esercizio di quel discernimento di cui parla Gesù nel Vangelo, esige che custodiate sempre una coscienza vera della vostra identità sacerdotale. Non basta una coscienza sincera.

La verità della vostra coscienza nasce dalla vostra permanenza dentro al progetto di Dio, "il quale" - come ci ha detto l'Apostolo nella seconda lettura - "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità".

Questo è l'orizzonte della vostra esistenza: l'incomprensibile atto d'amore del Padre nei confronti dell'uomo. E la testimonianza insuperabile di questo Amore l'ha data Gesù nella sua morte.

Voi, carissimi Giovanni, Jorge, Gianluca e Riccardo questa sera siete, per usare ancora le parole dell'Apostolo, "fatti banditori e apostoli, maestri dell'uomo nella fede e nella verità". Questa è la vostra competenza: far incontrare ogni persona coll'Amore di Dio in Gesù. Gesù vuole continuare la sua testimonianza, "data nei tempi stabiliti", attraverso di voi. Il mistero del sacerdozio nella Chiesa, la vostra sublime elevazione consiste nel fatto che in forza del sacramento che fra poco riceverete, potrete parlare coll'Io di Gesù: in persona Christi.

Lasciatevi possedere dalla presenza di Cristo in voi. Siete i puri segni sacramentali dell'amore di Cristo, buon Pastore. Non abbiate altro desiderio che quello di essere segno; ma in questo segno che siete voi c'è la presenza della potenza salvifica di Cristo.

Andate, dunque, figli carissimi. Andate nel mondo per essere sempre, solamente, per tutti, testimoni del Vangelo della grazia.