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Festa di San Matteo Apostolo, Patrono della Guardia di Finanza
Santa Messa per i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna
Basilica di San Francesco, 21 settembre 2010


1. La pagina evangelica che abbiamo or ora ascoltato è assai suggestiva e non a caso ha commosso grandi artisti.

Essa narra due incontri di Gesù: l’uno con una persona singola, "un uomo chiamato Matteo"; l’altro con un gruppo di persone, coloro che rappresentavano il fisco imperiale.

Ciò che colpisce maggiormente nel primo incontro è la sua imprevedibilità. Matteo, "seduto al banco delle imposte", stava svolgendo il suo lavoro di agente delle entrare diremmo oggi. È in questa condizione che la sua esistenza viene come spezzata in due. "Seguimi", gli dice il Signore. E Matteo "si alzò e lo seguì".

Cari amici, il fatto narratoci da Matteo stesso ci rivela una grande verità circa il Dio in cui crediamo. Egli entra nella nostra vita; ci interpella e provoca la nostra libertà; ci invita ad una vera e propria comunione di vita con Lui. L’esistenza di Dio, come ci ha ricordato il salmo responsoriale, è significata già nella natura: "i cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento". Ma ciò di cui l’uomo ha ultimamente bisogno non è di un Dio lontano, ma vicino: vicino, e come dentro alla sua vita quotidiana.

E siamo così giunti al secondo incontro di cui parla la pagina evangelica: "sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli". In Gesù Dio diventa commensale con l’uomo. La convivialità è il segno più alto dell’amicizia e della confidenza. Non a caso, i rappresentanti della religione ufficiale si scandalizzano: "perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?".

È in questo contesto che Gesù fa la più alta rivelazione del mistero di Dio. È un mistero di misericordiosa, che non desidera la morte dell’uomo ma che si converta e viva.

2. Cari amici, Ufficiali, Sotto-ufficiali, militi della Guardia di Finanza, la Chiesa dandovi come vostro patrono San Matteo vi ha fatto un grande dono. Nella vicenda umana dell’apostolo, così come vi è stata narrata dall’apostolo, voi scoprite il senso ultimo del vostro lavoro.

Esso già in quanto servizio al bene comune è di elevata nobiltà e dignità. Ma in esso voi, come Matteo, potete e dovete vivere la nostra fede cristiana. Poiché o la fede ci fa lavorare meglio o rischia di essere una evasione. La via della vostra santificazione è il vostro lavoro. Così sia.