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Giovedì Santo
Santa Messa nella Cena del Signore con il rito della "lavanda dei piedi"
Cattedrale di San Pietro, 21 aprile 2011


Cari fratelli e sorelle, con questa santa celebrazione entriamo nel Triduo pasquale, durante il quale noi faremo memoria solenne dell’opera della nostra redenzione, che Cristo ha compiuto specialmente per mezzo del mistero pasquale.

Il Triduo pasquale si apre con la memoria dell’istituzione dell’Eucaristia. Non solo né soprattutto per ragioni storiche, ma perché è mediante l’Eucaristia che noi siamo realmente raggiunti dai misteri che durante questi giorni celebreremo.

Le parole con cui Gesù istituisce l’Eucaristia sono normative non solo in senso rituale, ma anche in ordine alla comprensione che dobbiamo avere del mistero eucaristico. La Chiesa, questa sera, ce lo ricorda attraverso la testimonianza di Paolo, che per altro assicura di "aver ricevuto dal Signore ciò che ci ha trasmesso". Fermiamoci dunque a riflettere brevemente sulle parole del Signore.

1. "Questo è il mio corpo; che è per voi; fate questo in memoria di me". Sono queste le parole dette da Gesù sul pane. Che cosa significano?

Notiamo subito che Gesù, dicendo "il mio corpo", intende se stesso in carne ed ossa. È come se dicesse: "questo sono Io", riferendosi al pane che aveva preso e spezzato.

E fa un’aggiunta: "che è per voi". Cioè: che dono a vostro favore. È come se dicesse: "questo sono Io che sto donando la mia vita per voi". Voi comprendete, cari fedeli, la profondità di queste parole; esse ci fanno veramente entrare nel cuore di Cristo che sta iniziando nella sua passione.

Ma per capire meglio, ricordiamoci di una parola detta da Gesù in altra occasione: "Nessuno mi toglie la vita", aveva detto, "ma la offro da me stesso". Gesù dunque aveva già deciso di fare della sua vita un atto di offerta. La morte che ormai incombeva, non era aspettata da Gesù come un destino invincibile: era, al contrario, il linguaggio del dono senza limiti che Gesù faceva di Se stesso. Per questo, Egli già la sera precedente poteva prendere nelle sue mani la sua vita, Se stesso, e farne un dono irrevocabile.

Cari fratelli e sorelle, mangiando il pane eucaristico noi acconsentiamo a questo supremo atto di amore; vi entriamo dentro: precipitiamo dentro a questo abisso di luce.

2. "Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me".

Le parole che Gesù dice sul calice sono immediatamente meno comprensibili per noi, ma hanno un significato immenso.

Possiamo averne una qualche comprensione se teniamo presente l’evento più importante della storia di Israele e una profezia di Geremia.

L’evento è la stipulazione dell’Alleanza di Dio con il popolo di Israele ai piedi del monte Sinai attraverso la mediazione di Mosè.

L’atto che sancisce l’alleanza è narrato nel modo seguente. Mosè asperge col sangue degli animali sacrificati l’altare – simbolo di Dio – e il popolo. E dice: "Ecco il sangue dell’alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole" [Es 24, 7]. Dio ed Israele erano uniti l’Uno all’altro come in un vincolo di consanguineità. Ma ad una condizione, che il popolo obbedisse alla Legge di Dio.

Tuttavia, la storia di Israele fu una storia di disobbedienza, fino al punto che finisce col ritornare in esilio.

È in questo contesto che Geremia annuncia la stipulazione di una nuova alleanza nella quale il legame fra Dio e il suo Popolo sarà così profondo che la Legge di Dio sarà scritta nel cuore.

Ritorniamo ora alle parole di Gesù. Egli in sostanza dice: "in questo calice che vi porgo perché ne beviate tutti, c’è il mio sangue, che sparso in espiazione di tutte le disobbedienze umane, stringe fra Dio e l’uomo un vincolo così saldo che nulla potrà mai spezzare".

Cari fratelli e sorelle, noi celebrando e ricevendo l’Eucaristia, entriamo nell’espiazione di Cristo, ne siamo purificati, e siamo introdotti nell’Alleanza con Dio, per sempre: la nuova ed eterna Alleanza.

3. Se ora consideriamo nel loro insieme le parole di Gesù sul pane e le parole sul vino, comprendiamo veramente come mediante la celebrazione dell’Eucaristia partecipiamo all’Atto redentivo di Cristo: l’offerta di se stesso sulla Croce. Vi partecipiamo noi con la nostra città, con il mondo intero; e diventiamo con Lui, in Lui e per mezzo di Lui sacrificio gradito a Dio.

Entrando nell’Atto redentivo di Cristo siamo liberati da ogni divisione e discordia: il Corpo offerto di Cristo diventa il suo Corpo mistico, la Chiesa. Essa si forma a partire dall’Eucaristia poiché è nell’Eucaristia che si edifica l’unità. Questa sera, con l’Eucaristia è stata istituita la Chiesa.