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S. Messa e rito della imposizione delle ceneri
Cattedrale di S. Pietro, 21 Febbraio 2007


1. La celebrazione liturgica di questa sera è dominata dall’austero rito delle ceneri. Fra i santi segni della liturgia cristiana le ceneri sono il segno più sconcertante.

Le parole che accompagneranno la loro imposizione sul nostro capo sono: "ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai". È un forte richiamo a non perdere la memoria di noi stessi, della nostra identità. Alla domanda che ogni persona umana ragionevole non può non farsi, "ma io chi sono?", la Chiesa questa sera risponde: "sei polvere e ritornerai polvere". La polvere richiama immediatamente alla mente qualcosa di inconsistente, di esposto alla dispersione. Miei cari fedeli, il santo segno delle ceneri veicola una profonda verità circa l’uomo: la sua inconsistenza, la sua costituzionale fragilità. Una verità che siamo tentati di dimenticare.

Ma questo non è tutto. Colla decisione di lasciarci imporre le ceneri sul capo noi non riconosciamo solamente la verità della nostra inconsistenza. Vogliamo soprattutto esprimere la nostra volontà di iniziare il cammino della Quaresima, per giungere completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del Signore. Un cammino di conversione. Coprirsi il capo di cenere era nel mondo biblico il segno della condizione di penitente. Ed è a questo che sia il profeta nella prima lettura sia l’apostolo nella seconda ci invitano.

La precarietà di cui ho parlato prima non è solo un fatto biologico: ogni organismo vivente, quindi anche l’uomo, nasce, cresce e muore. È anche il segno di una grave precarietà spirituale. Le parole che il sacerdote dirà fra poco su ciascuno di noi imponendoci le ceneri, sono l’eco della parola che Dio pronunciò dopo il peccato sul primo Adamo ed in lui su ciascuno di noi. Nella sua intima natura il peccato, in quanto disobbedienza alla legge di Dio, è la decisione dell’uomo di staccarsi dal Signore. Staccandoci dalla vita diventiamo schiavi della morte: "La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce … Anzi, l’oblio di Dio priva di luce la creatura stessa" [Conc. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes 36,2; EV 1/1432]. Mediante l’imposizione delle ceneri il Signore nostro Creatore pronuncia su di noi la condanna a morte a causa del nostro peccato. Accettando le ceneri noi accettiamo questa condanna a morte come giusta sentenza: "tu sei giusto, o Signore, e tutte le tue opere sono verità e giustizia".

L’apostolo Paolo tuttavia, miei cari fedeli, ci rivela un grande mistero: "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". Con queste parole l’Apostolo riassume tutta la profondità del mistero della nostra redenzione. L’atto redentivo di Cristo – la sua morte sulla Croce – esprime la giustizia assoluta, poiché Cristo subisce la passione e la morte a causa dei nostri peccati. Ma è una giustizia su "misura" di Dio, nella stile di Dio: nasce dall’amore, si compie nell’amore e restituisce all’uomo quella capacità di amare mediante la quale egli ha ancora accesso alla vita: "perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio".

La sentenza di morte che fra poco verrà pronunciata su di noi non è più condanna alla morte eterna, ma invito a iniziare un cammino, quello della quaresima, che ci porterà a partecipare alla morte di Cristo e così essere da lui rigenerati nella sua risurrezione.

2. La condizione fondamentale per "diventare giustizia di Dio" è la conversione del cuore. Senza una vera conversione, che implica una contrizione interiore ed un sincero e fermo proposito di cambiamento, i peccati rimangono non rimessi.

La pagina evangelica ci indica i punti cardinali che orientano il cammino della conversione.

Il primo è il porci alla presenza di Dio: vivere, agire non "davanti agli uomini". Non è il giudizio che ne danno gli uomini il criterio ultimo del valore della nostra persona e del nostro agire; non è l’opinione della maggioranza la misura con cui misurare la verità e la bontà delle nostre scelte.

Il secondo è fare ordine nei nostri rapporti con Dio. La verità del nostro rapporto con Dio si fa nel gesto della preghiera: chi non prega è falso con se stesso perché è falso con Dio.

Il terzo è fare ordine in se stessi. L’uomo è un essere costruito … con vari elementi – corpo, psiche, spirito – che posseggono un loro ordine gerarchico. L’ordine è istituito dal digiuno.

Il quarto è fare ordine con gli altri. Chi più, chi meno abbiamo realizzato il nostro bene a spese del bene degli altri. Rimettiamo le proporzioni a posto: è ciò che fa l’elemosina.

Preghiera, digiuno, elemosina "davanti a Dio": il Signore ci sostenga nel nostro cammino di conversione.