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Ordinazione presbiterale
Cattedrale di S. Pietro, 20 settembre 2014


"I miei pensieri non sono i vostri pensieri; le vostre vie non sono le mie vie". Cari fratelli e sorelle, l’avvertimento che il Signore attraverso il profeta ci ha appena dato, va custodito fedelmente mentre ascoltiamo la parola che Gesù ci dice nel Vangelo.

 

1. In esso Gesù vuole rivelarci la "logica" del comportamento di Dio verso l’uomo; dirci come si comporta. E lo fa attraverso un procedimento che gli antichi chiamavano "per contrario". Gesù cioè mette sotto i nostri occhi un episodio di vita quotidiana, dal quale per contrario si desume il comportamento di Dio.

Siamo nel contesto di ciò che oggi chiamiamo il mercato del lavoro. Esso era – ed in larga misura è – dominato dalla logica commutativa, la giustizia che regola lo scambio degli equivalenti. Il salario, lo stipendio è, e deve essere equivalente alle ore del lavoro. Come avete sentito, alcuni lavorano tutta la giornata; altri part time per una mezza giornata; altri ancora, un’ora. Dunque, lo stipendio non può, non deve essere uguale per tutti.

Che cosa accade? Che tutti prendono lo stesso stipendio. Fate bene attenzione. Gesù non intende parlare dei rapporti di lavoro fra uomini. Ma del comportamento di Dio con l’uomo.

Esso non è regolato dallo scambio di equivalenti: "tanto hai fatto, tanto hai". La logica del comportamento di Dio verso l’uomo non è quello della giustizia commutativa. E’ la logica della pura grazia, della gratuità, della misericordia. Dio non istituisce il suo rapporto con noi in ragione delle buone opere che abbiamo fatto, ma per una decisione di amore che previene ogni opera umana.

Nella pagina evangelica c’è un’affermazione che apre come una fessura che ci consente di gettare uno sguardo nel mistero di Dio. Dice: "non posso fare delle mie cose quello che voglio?". Dio è a nostro riguardo questa libertà assolutamente gratuita, che previene ogni nostra opera buona, e vi dà origine. La redenzione dell’uomo è opera di Dio, non dell’uomo.

Cari fratelli e sorelle, lasciamoci possedere da un profondo senso di confidenza e di gratitudine di fronte a questa rivelazione. Accostati al trono della grazia, sapendo che tutta la nostra sicurezza deriva dalla misericordia del Padre. "I miei meriti" pregava S. Bernardo "sono le tue piaghe".

 

2. Carissimo don Marco, fra poco mediante l’imposizione delle mie mani, tu sarai configurato per sempre a Cristo pastore della Chiesa, sorgente dei doni della redenzione. La tua vita, la coscienza che avrai di te stesso, se sarai quotidianamente fedele alla forza dello Spirito sceso su di te, saranno rivoluzionate. L’asse della tua esistenza sarà Cristo, e solo Lui. "Per me" ci ha appena detto S. Paolo "vivere è Cristo". Ecco la grande rivoluzione che lo Spirito desidera realizzare in te: da oggi in poi la tua vita è Cristo.

La tua capacità di amare è orientata solo a Cristo nel santo celibato. L’esercizio della tua libertà non è più autonoma auto-determinazione, ma è Cristo che decide in te, per la grande promessa dell’obbedienza. E se il tuo vivere è Cristo, tutti gli altri beni a confronto sono una spazzatura: sii sempre povero.

Tutta questa drammatica vicenda per che cosa? Che senso ha tutto questo? Il Santo Vangelo risponde.

Il sacerdote è il segno vivente della misericordia di Dio, della sua grazia. Il sacerdote esiste per questo: annunciare il Vangelo della grazia, ed aprire nei santi sacramenti le sorgenti della misericordia.

Vorrei però che tu privilegiassi alcuni destinatari. I giovani: fa’ sentire loro il calore dell’amore di Cristo. Ne hanno immenso bisogno. Le famiglie, così dimenticate nel loro eroismo quotidiano, perché siamo diventati così stolti da dimenticarci che la famiglia è la vera sorgente dell’umanizzazione dell’uomo. Annuncia senza paura il Vangelo del matrimonio. I poveri: trovino sempre ascolto nel tuo cuore.

Cari fedeli, affidiamo don Marco e tutti i sacerdoti alla Madre del Bell’Amore, perché la loro vita sprigioni il profumo di Cristo, venuto per rivelare la misericordia del Padre.