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Pasqua di Risurrezione
S. Messa Episcopale
Cattedrale di S. Pietro, 20 aprile 2014


1. "Ma l’angelo disse alle donne: non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto".

Le parole che l’angelo dice alle due donne, narrano il fatto centrale della fede cristiana. Se questo fatto non fosse accaduto, la fede cristiana sarebbe annullata e diventerebbe inutile [cfr. 1 Cor 15, 2; 14, 17].

Fermiamoci dunque a considerare il contenuto preciso delle parole dell’angelo. "So che cercate Gesù il crocifisso" egli dice "Non è qui: è risorto". Le donne cercano Gesù crocefisso deposto nel sepolcro. E’ di Lui che esse vanno alla ricerca, per completare la cura pietosa del cadavere. Ed è proprio di questa persona, del cadavere del sepolto, che l’angelo dice: "è risorto". Nella professione della nostra fede noi diciamo, parlando sempre della stessa persona: "Fu crocefisso….morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato".

E’ questo il punto centrale dell’annuncio che l’angelo fa alle donne. Esiste identità fra il Crocifisso e il Risorto.Per identità intendiamo semplicemente questo: il Crocefisso ed il Risorto sono la stessa persona. Intendiamo questa identità nel senso che Gesù è risuscitato col e nel suo stesso corpo, in cui era stato crocifisso. Non si tratta dunque di una "risurrezione spirituale". La risurrezione di Gesù è un fatto materiale-corporeo. Non dimentichiamo mai, cari fratelli e sorelle, questa identità.

L’angelo dice: "non è qui (cioè nel sepolcro, dove si pongono i morti). E’ risorto". Ma che cosa significa "risurrezione"? Non significa ritorno alla vita di prima: Gesù non è semplicemente ri-vissuto. Egli nel suo corpo, più concretamente: il suo cadavere, viene in possesso della stessa vita incorruttibile di Dio. Usando le parole di Paolo, Gesù nel suo corpo corruttibile risorge incorruttibile; nel suo corpo sfigurato risorge glorioso; nel suo corpo debole risorge pieno di forza. Questi è Gesù risorto nel suo vero corpo: il Signore vivente in eterno; il Signore glorioso; il Signore più forte dei dominatori di questo mondo.

L’angelo alla fine dice alle donne: "Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti". Abbiamo in questo incarico dato alle donne il primo anello di una mirabile catena di testimoni, la quale di anello in anello giunge fino a noi. Ed oggi, in questo momento, con ciò che poveramente vi sto dicendo, anche la mia umile persona si inserisce in questa catena di testimoni, semplicemente per dirvi: Gesù crocefisso è risuscitato dai morti.

La potenza straordinaria del fatto cristiano consiste nel fatto che esso semplicemente narra eventi realmente accaduti.

2. Cari fratelli e sorelle, la fede nella risurrezione di Gesù pone una domanda fondamentale alla nostra intelligenza e al nostro cuore. E cioè: il fatto della risurrezione quali conseguenze ha per noi, per il mondo nel suo insieme, per ciascuno di noi personalmente? Oppure è un fatto consegnato al passato e del tutto estraneo al nostro destino? Vorrei ora brevemente aiutarvi a dare una risposta a questa domanda.

Ciò che scandalizza la testimonianza resa dagli Apostoli alla Risurrezione, era che di essa parlavano come di un evento che includeva il corpo di Gesù. E così è stato lungo i secoli.

Quando noi perdiamo una persona amata, ciò che ci fa soffrire è la sua assenza visibile, il non poterla più vedere, abbracciare. E’ la sua presenza carnale che ci manca.

Un Gesù vivo solo secondo il suo spirito, senza corpo, non ci basta, perché siamo fatti di carne e spirito. Non solo. Un tale Gesù sarebbe sempre nel rischio di essere solo pensato, mai veramente incontrato. E infine ma non dammeno, la redenzione operata da Gesù non riguarderebbe il nostro corpo, che è dimensione costitutiva della nostra persona.

Se colla sua risurrezione Gesù si fosse definitivamente disfatto del suo corpo; se fosse diventato un puro spirito; se quella carne in cui aveva sofferto per noi ed aveva umanamente vissuto, gli fosse stata di troppo nella sua nuova vita, tutto il cristianesimo sarebbe caduto, perché Gesù il Vivente non sarebbe più stato del tutto uomo.

Gesù risorto è vivente in tutta la sua umanità; è vivente nel suo corpo: il corpo concepito da Maria. Gesù quindi non ci ha abbandonati; il suo corpo trasfigurato lo lega per sempre alla terra. Egli è diventato per sempre nostro fratello carnale.

Tutto questo rende possibile il sacramento dell’Eucarestia. Essa infatti non è niente di più e niente di meno che il Corpo e il Sangue trasfigurati di Gesù, con tutto ciò che vive in Lui. Fra il corpo risorto del Signore [che è, nella sua essenza, il corpo terrestre di Gesù] ed il suo corpo eucaristico c’è identità.

Vedete come la Risurrezione ha reso possibile che Gesù continuasse ad essere presente fra noi, col suo vero corpo. "Ave, verum corpus natum de Maria Virgine", dice un antico inno eucaristico.

Dunque, cari fratelli e sorelle – e finisco – non siamo soli nel nostro spesso tribolato vivere: fra noi è realmente, veramente presente Gesù, il Signore risorto. Egli si è definitivamente inserito come presenta amorevole nel divenire della nostra storia: per informarla, trasfigurarla, e portarla a termine. In Lui è già accaduto ciò che alla fine accadrà in ciascuno di noi: il superamento della morte, la trasfigurazione del nostro corpo, la vita eterna con Dio. Solo la risurrezione corporea di Gesù ci ha dato il diritto di sperare che la morte non dirà su di noi l’ultima parola: ricevendo il Corpo del Signore risorto riceviamo la medicina che ci dona la vita eterna.