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Seconda Domenica di Quaresima (Anno A)
Cattedrale, 20 marzo 2011


1. La Chiesa inizia oggi la seconda tappa del suo cammino verso la Pasqua celebrando il mistero della Trasfigurazione del Signore. Essa è, per così dire, la prefigurazione di ciò che sarebbe accaduto in Gesù nella sua risurrezione dai morti. Che cosa? il santo Vangelo lo narra nel modo seguente: "fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce".

È stato dunque un evento di trasformazione del corpo di Gesù dalla sua condizione di una carne simile al peccato [cfr. Rom 8, 3] ad una condizione di gloria e di luce divina. L’apostolo Paolo, parlando dei fedeli che muoiono nel Signore, insegna che i loro corpi saranno trasformati. E aggiunge: "è necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità" [1 Cor 15, 53]. Questa trasformazione radicale della nostra condizione ha la sua origine e causa nella risurrezione del Signore. La sua Trasfigurazione ne è l’anticipo momentaneo e la garanzia sicura.

Cari fratelli e sorelle, spesso nella mia predicazione liturgica vi richiamo una verità di fede di grande rilevanza per la nostra vita. Esiste fra Gesù e ciascuno di noi un rapporto così stretto, una comunanza tale di destino che quanto è accaduto in Gesù è destinato ad accadere anche in noi. La sorte di Gesù è la nostra sorte.

Paolo, nella seconda lettura, ci rivela questo dicendo: "Egli ci ha salvati … secondo il suo proposito e la sua grazia: grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità". Il Padre ci vede in Cristo: questa è la grazia che racchiude ogni grazia. In Gesù che è trasfigurato è data a ciascuno di noi la grazia di essere trasfigurati. Come domenica scorsa abbiamo detto che in Gesù tentato e vincitore del Satana è data a ciascuno di noi la grazia di essere vincitori del Satana.

Pertanto l’Apostolo aggiunge, sempre nella seconda lettura, che Gesù "ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo". Cioè: nella sua risurrezione Gesù ha manifestato efficacemente in se stesso la vera vita, quella immortale; questa efficace manifestazione ha avuto un anticipo nel mistero che oggi celebriamo; e diviene anche la nostra vita, se mediante la fede crediamo al Vangelo che la Chiesa predica.

2. Gesù, dice il racconto evangelico, per trasfigurarsi davanti ai tre apostoli "li condusse in disparte, su un alto monte".

Perché la grazia della trasfigurazione possa investire anche la nostra persona, è necessario che Gesù ci prenda con sé, ci conduca in disparte, e ci porti su un alto monte.

È necessario cioè che non amiamo più il mondo e ciò che è in esso [cfr. 1 Gv 2, 15]; rinneghiamo l’empietà e i desideri mondani [cfr. Tit 2, 12], che sono desideri di ricchezza, di piaceri, di potere; che resistiamo a tutto ciò che attira la nostra persona lontano dai beni veri e permanenti, trascinandoci alle preoccupazioni e all’inganno delle cose ostili alla verità [cfr. Mc 4, 19].

Vedete cari fratelli e sorelle, come il mistero che abbiamo celebrato domenica scorsa si unisce al mistero di oggi. Colla forza di Gesù, vincitore del Satana, possiamo camminare verso il monte della nostra trasfigurazione, che ci sarà donata nei Sacramenti pasquali.

Avete sentito che Gesù fa risplendere in noi la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo, cioè la predicazione fatta dalla Chiesa, se lo accettiamo con fede.

È per questo, cari catecumeni, che oggi vi è dato il simbolo della fede, cioè una formula breve che racchiude tutta la predicazione della Chiesa. Non dimenticatelo più. Esso è la vostra vita vera. Scrivetelo nei vostri cuori. E Gesù "che vi ha chiamati al suo regno e alla sua gloria, quando sarete stati rigenerati con la sua grazia, vi concederà che sia scritto nei vostri cuori anche per mezzo dello Spirito Santo, perché possiate amare quel che credete e la fede operi in voi per mezzo della carità " [S. Agostino, Discorso 212, 2; NBA XXXII/A, 201]. Così sia.