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IV DOMENICA DI AVVENTO
Cattedrale, 19 dicembre 2004

1. "Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la sua sposa". Nella imminenza delle solennità natalizie la chiesa ci insegna l’attitudine fondamentale che ci introduce nel mistero dell’incarnazione del Verbo, e l’attitudine che ci interdice ogni accesso al medesimo mistero. La prima è l’attitudine di Giuseppe, la seconda è l’attitudine di Acaz.

Nella pagina evangelica è rivelata la verità più profonda circa la persona di Giuseppe, perché viene narrata l’esperienza decisiva della sua vita. E l’evangelista Matteo spiega come Giuseppe ha vissuto quel momento che fu la svolta della sua esistenza.

L’inizio è costituito dall’origine della gravidanza di Maria "per opera dello Spirito Santo". Ella aveva acconsentito al disegno di Dio su di lei: "avvenga di me quello che hai detto" [Lc 1,38]. Col trascorrere del tempo Maria si rivela davanti a Giuseppe come "incinta", portatrice di un figlio nel suo grembo. In questa circostanza "Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto". La maternità di Maria era per Giuseppe un enigma insolubile; qualcosa di cui non sapeva darsi ragione. Ed è a questo punto che accade nella vita di Giuseppe quell’avvenimento fondamentale che determinerà tutta la sua esistenza.

"Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere conte Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Giuseppe credette a questa parola. Non è riportata nessuna parola di risposta, ma "fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la sua sposa". Ciò che egli fece è determinato dalla sua purissima obbedienza di fede. Come già aveva fatto Maria al momento dell’annunciazione, così fece Giuseppe: si aprirono all’ingresso di Dio dentro alla loro e alla nostra storia.

Il Concilio Vaticano II insegna: "A Dio che rivela è dovuta "l’obbedienza della fede", per la quale l’uomo si abbandona totalmente e liberamente a Dio, prestandogli "Il pieno ossequio dell’intelletto ed ella volontà" e assentendo volontariamente alla rivelazione da lui fatta" [Cost. dogm. Dei Verbum 5; EV1/877]. È precisamente questo che ha fatto Giuseppe: ha prestato il pieno ossequio del suo intelletto e della sua volontà alla parola di Dio, abbandonandosi totalmente e liberamente a Lui.

La conseguenza di questo atto di fede è stata che egli "prese con sé la sua sposa". Giuseppe diventa così un singolare depositario del mistero che "nascosto da secoli nella mente di Dio" [cfr. Ef 3,9], venne rivelato ed attuato nella pienezza del tempo. E lo diventa perché prende con sé Maria. Giuseppe entra nel mistero redentivo mediante il suo legame sponsale con Maria.

2. "Ma Acaz rispose: non lo chiederò, non voglio tentare il Signore". Anche al re Acaz, come a Giuseppe, venne fatto un annuncio da parte del Signore: "chiedi un segno dal Signore tuo Dio".

Dio intendeva compiere un intervento a favore del suo popolo che stava vivendo un momento particolarmente difficile. Acaz non credette. Egli non presta a di che gli parla l’obbedienza della fede; negandogli il pieno ossequio del suo intelletto e della sua volontà, non di abbandona al Signore pienamente e liberamente. Certamente il Signore resta comunque fedele alle sue promesse e "darà un segno" ugualmente, ma chi non crede – come Acaz – non diventa beneficiario di quelle promesse.

Carissimi fedeli, fra pochi giorni celebreremo la memoria di quell’avvenimento che fu prefigurato profeticamente ad Acaz, e rivelato come già accaduto nel grembo di Maria a Giuseppe: il Verbo si fece carne. Sentirete parlare di tanti buoni sentimenti in quei giorni; sarete esortati a vivere tanti valori. Tutto bene. Ma il vero, fondamentale problema non è questo.

Il vero problema è di sapere se le parole dette dall’angelo a Giuseppe sono vere o false; se è vero o falso che il Verbo si è fatto carne. Se a questo dobbiamo credere o non; se ha ragione Acaz o Giuseppe. È la soluzione di questo dilemma il crocevia obbligato dei destini dell’umanità e della sorte dell’uomo.