home
biogr.
english
español
français
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


DOMENICA XXIX per Annum (A)
Castel dell’Alpi, 19 ottobre 2008


1. "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". È questo, carissimi fedeli, uno dei detti più famosi di Gesù, e dei più importanti. Dobbiamo dunque cercare di capirlo bene.

A tale scopo, è necessario fare qualche accenno storico. Al tempo di Gesù la Palestina era solidamente sotto il dominio politico di Roma, di Cesare appunto. E come ovunque e sempre, questo potere esigeva il pagamento delle tasse e in moneta romana. Questo fatto per i concittadini di Gesù non era scontato. Vicino ad un partito per il quale pagare le tasse a Roma non costituiva problema, ve ne era un altro che non riteneva legittima questa pretesa di Cesare. Per motivi religiosi. Il dominio dell’imperatore metteva in discussione il riconoscimento di Dio come unico Signore del popolo d’Israele.

Prestate bene attenzione a questo punto, perché è decisivo per capire poi il detto di Gesù. Sia da una parte, quella di Roma, sia dall’altra, chi non voleva pagare, c’era la tendenza ad identificare o comunque a tenere strettamente unite la sovranità del Signore e la sovranità propria dello Stato. L’imperatore romano tendeva sempre più a presentarsi come una sorta di divinità cui si doveva un culto religioso. In Israele era sempre viva la consapevolezza che riconoscere Dio come Signore comportava anche il non riconoscere alcun altro potere sovrano.

Che cosa fa Gesù? Spezza precisamente questa commistione, diremmo oggi, di religione e politica. Le distingue una volta per sempre. Ma per quali ragioni? E siamo al nucleo essenziale dell’insegnamento che oggi Gesù intende dare.

Gesù mette al primo posto la signoria di Dio. Essa è totale, ed esige un amore totale ed esclusivo, proprio di un cuore indiviso [cfr. Deut 6,4-5]. E nessuno può prendere il posto di Dio.

La conseguenza è allora che l’autorità statale non può più presentarsi come l’istanza suprema, sovrana, di fronte alla coscienza dell’uomo. Piegando le ginocchia davanti a Dio, per ciò stesso si decide di non piegarle davanti a qualsiasi creatura, autorità statale compresa. Riconoscere il Signore significa anche negare ogni pretesa umana di signoria assoluta sull’uomo.

Ciò significa che l’uomo non deve più riconoscere l’autorità politica? No, deve rendere a Cesare ciò che è, ma solo ciò che è, di Cesare. Riconoscere semplicemente la necessità che ci sia una organizzazione giuridica della vita associata, poiché questo è l’unico modo di vivere in pace. Nulla di meno, ma nulla di più. Insomma Gesù ci dice: le tasse vanno pagate perché il servizio che lo stato compie è legittimo ed opportuno, ma a Dio solo sia tributata l’adesione totale ed esclusiva, perché noi non abbiamo nessun altro Signore.

Né l’anarchia né l’assolutizzazione della politica sono attitudini cristiane.

2. Carissimi fedeli, il Signore ha voluto che noi meditassimo questo testo evangelico durante la Sacra Visita pastorale. La coincidenza ci fa compiere alcune riflessioni.

Il Vescovo viene a visitare la vostra comunità prima di tutto per dirvi la parola del Signore: Dio al primo posto; Dio solo al primo posto: non abbiate altri signori all’infuori di Lui. Come riconoscerete questo esclusivo primato di Dio? ce lo ha detto Egli stesso.

- Dedicandogli pienamente un giorno alla settimana, il giorno del Signore. Ho detto "pienamente". Non solo partecipando alla Santa Messa, ma vivendo il giorno del Signore santificandolo con opere buone.

- Riconoscendo il Signore nella obbedienza incondizionata ai suoi santi comandamenti. Essi sono superiori anche alle leggi dello Stato. E quando queste fossero contrarie a quelli, il cristiano non deve osservarle.

Ma la parola di Dio oggi mi impone anche di dirvi che il cristiano è chiamato ad essere anche un esemplare cittadino. Pagare le tasse non è solo un obbligo legale: è un grave dovere morale, di cui dovremo rendere conto al Signore. Le leggi civili obbligano in coscienza.

Termino colle parole che l’Apostolo scrisse ai cristiani di Tessalonica, ma che sono vere anche per voi: "siete stati eletti da lui. Il … Vangelo, infatti, non si è diffuso fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con potenza e con Spirito Santo e con profonda convinzione". E il segno che così è accaduto, siete voi, è la vostra comunità cristiana.