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Domenica XX per Annum (B)
Villaggio Pio XII, 19 agosto 2012


1. Gesù, colle parole che abbiamo ascoltato, conclude il suo grande discorso sul "pane di vita". Egli ci rivela la sua identità; dice chi è: "io sono il pane vivo disceso dal cielo".

Vedete, cari amici, noi viviamo come tre vite. Una vita che possiamo chiamare vegetativa, che vivono anche le piante. Viviamo poi una vita propriamente umana, che possiamo chiamare spirituale. È la vita che è fatta dai nostri affetti, dai nostri pensieri, dalle nostre amicizie… Viviamo, infine, noi che siamo stati battezzati, una vita assolutamente diversa dalle altre due: è la stessa vita di Dio in noi.

Voi tutti sapete bene che ogni vita ha bisogno di essere continuamente nutrita; se non mangiamo, moriamo. E quindi per ciascuna delle "tre vite" dobbiamo "procuraci il cibo".

Il cibo del primo genere di vita, lo conosciamo bene: è però, ha detto Gesù, un "cibo che perisce". Il cibo del secondo genere di vita è il cibo di cui si parla nella prima lettura: il cibo della sapienza. Nutrirci della conoscenza della verità; vivere in buone relazioni cogli altri: ecco il cibo per il secondo genere di vita.

Ma anche la vita divina che è in noi, di cui vive ogni battezzato, ha bisogno di un cibo particolare: Gesù lo chiama il "cibo per la vita eterna". Fate bene attenzione. La vita eterna non è semplicemente quella che vivremo dopo la morte. Vita eterna non significa principalmente: che non finisce mai. È la vita stessa di Dio che ci viene partecipata. Mediante il battesimo, noi siamo entrati in possesso della stessa vita di Dio. Siamo stati elevati al di sopra di noi stessi; siamo stati deificati.

Quale è il cibo che ci fa "vivere in eterno", cioè la vita stessa di Dio? È quanto ci dice Gesù nel Vangelo appena ascoltato: "io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno". Il cibo per la nostra vita eterna è dunque Gesù. Ma che cosa significa tutto questo? Come può una persona essere nostro cibo? È questo che fa il dono dell’Eucaristia, il più grande che Gesù ci abbia fatto.

Gesù nutre in noi la vita eterna attraverso il segno del pane e del vino. Mediante le parole della consacrazione, ciò che è pane diventa il corpo di Gesù; ciò che è vino diventa il sangue. È per questa trasformazione che Gesù ci dice: "la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda". Mangiando il pane eucaristico noi in realtà mangiamo il corpo del Signore, e siamo profondamente uniti a Lui.

Avviene il contrario di ciò che avviene nella nutrizione ordinaria. In questa è il cibo che viene trasformato nel nostro corpo. Nella comunione eucaristica, è il cibo – cioè il corpo di Gesù – che trasforma in se stesso colui che lo riceve. Si costituisce una profonda, intima unione con Gesù: "chi mangia la mia carne e bene il mio sangue dimora in me e io in lui".

È la cosa più grande che possa accaderci: è già il Paradiso in terra.

2. Voi capite, carissimi fratelli e sorelle, che "mangiare il corpo e bere il sangue del Signore" esige da noi una dovuta preparazione. Già l’apostolo Paolo scriveva ai cristiani di Corinto: "chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno dunque esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice, perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" [1Cor 11,27-29]. Quali sono dunque le condizioni di una santa comunione?

Sono principalmente tre. La prima è la fede. Non è un rito qualsiasi. Non è un gesto di comunione fraterna. È la fede che ci fa "riconoscere il corpo del Signore". E la fede è sempre accompagnata da un profondo raccoglimento, da una vera devozione.

La seconda è lo stato di grazia. Chi ha la consapevolezza di aver commesso peccato grave, non può accostarsi all’Eucaristia senza prima confessarsi. Se non fosse possibile, chieda perdono al Signore e cerchi di confessarsi entro tre giorni.

La terza è il digiuno di un’ora, a computare dal momento in cui si i presume di ricevere l’Eucaristia.

Carissimi fratelli e sorelle, avete sentito ciò che dice l’Apostolo. Si può ricevere l’Eucaristia in modo tale da mangiare e bere la propria condanna. Una delle preghiere che la Chiesa raccomanda al sacerdote di recitare prima di ricevere l’Eucaristia, dice: "la comunione con il tuo corpo e il tuo sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per me giudizio di condanna".

Dunque, riceviamo Gesù il più spesso possibile, ma sempre come si conviene, perché "chi mangia questo pane vivrà in eterno".