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SOLENNITÀ DEL SACRO CUORE
Ritiro ai religiosi dehoniani
Bologna, 19 giugno 2009


01. Non è facile per noi oggi capire il significato della solennità e del culto del S. Cuore di Cristo, per la stessa ragione per cui facciamo così fatica a capire il linguaggio biblico. E’ la difficoltà di capire il linguaggio simbolico. L’esperienza razionalista illuminista ci ha profondamente impoveriti, anche da questo punto di vista. Ma non dobbiamo rassegnarci a questa povertà; dobbiamo sforzarci di uscirne.

Il corpo è la stessa persona resa visibile; è il linguaggio della persona. Ma la persona è “ad immagine e somiglianza di Dio”. Dunque, il Mistero di Dio si rende visibile in immagini del corpo, e quindi del mondo ordinato al corpo: il Mistero di Dio si svela attraverso il linguaggio del corpo. Né si tratta di significati creati convenzionalmente. Sono significati che esprimono la natura più profonda delle cose. La grande scuola in cui si apprende questo linguaggio è la Liturgia (…purtroppo non raramente era la Liturgia).

E’ in questo contesto che possiamo comprendere il senso del Cuore di Cristo. E’ la stessa persona del Verbo resa visibile, in ciò che ha di più intimo, in ciò che ne costituisce l’identità: appunto nel suo cuore! La Tradizione al riguardo è unanime, costante. Il costato aperto è la porta attraverso la quale posso entrare nel mistero stesso del Verbo incarnato; prima che quella porta si aprisse, all’uomo non era stato concesso di penetrare in Dio. “Desidero avvicinarmi a questa santa e sacra ferita del suo costato, a questa porta dell’arca … per entrare con tutto me stesso fin nel cuore stesso di Gesù, nel Santo dei Santi, nell’arca dell’Alleanza” (Guglielmo di S. Thierey, La contemplazione di Dio, ed. Città Nuova, Roma 1998, pag. …).

1. [L’Alleanza nel cuore del Crocefisso-Risorto]: Ger. 31,31-34. E’ il vertice di tutta la Rivelazione vetero-testamentaria: essa sarà citata integralmente nella Rivelazione neo-testamentaria.

La pagina profetica è accusa al cuore dell’uomo: la persona umana non può rimanere in alleanza col Signore, a causa di una congenita malformazione spirituale del cuore. Nel suo intimo, nel suo cuore l’uomo sente estranea la legge di Dio, l’indicazione cioè con cui la Sapienza di Dio lo istruisce perché non devii. Quest’istruzione, frutto della cura che Dio ha del suo prediletto, è sentita come segno contrario, cioè segno di oppressione: usurpazione della libertà umana.

La pagina profetica è promessa al cuore dell’uomo: Dio stesso compirà un cambiamento nel cuore dell’uomo. Questo avvenimento è narrato nel modo seguente: “porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore”. Cioè: il cuore umano, la persona umana nel “punto” in cui scaturisce la scelta libera, sarà reso consentaneo alla legge di Dio. Le aspirazioni dell’uomo coincideranno colle intenzioni della sapienza di Dio che lo istruisce. E quindi il vincolo fra Dio e l’uomo sarà infrangibile perché è un vincolo, un’alleanza del cuore e nel cuore. Il profeta Ezechiele giungerà quindi a concludere che Dio darà un cuore nuovo; toglierà il cuore di pietra e ci darà un cuore di carne. Anzi: è lo Spirito stesso del Signore che sarà posto dentro l’uomo (cfr. Ez 36,26-27).

Quando si compie questa promessa? Secondo le parole di Gesù nell’ultima cena, la promessa si compie nel sacrificio di Cristo sulla Croce: “Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue” (1Cor 11,25). Perché nel sacrificio di Cristo, nell’offerta che Egli fa di Se stesso si compie la promessa profetica? La risposta ci è rivelata nella Lettera agli Ebrei: 10,11-18.

Riprenderemo ancora il testo di Geremia: “scrivere la legge nel cuore”. Esso connota un intervento di Dio incredibilmente profondo: il cuore è la stessa persona umana considerata in ciò che la costituisce nella sua identità più profonda. Scrivere la legge nel cuore non può ridursi all’emozione di un momento. E’ tutto l’essere della persona che deve essere ri-creato, ricostruito. Tutto questo implica una lotta, un’agonia (si ricordi il tema delle tentazioni di Gesù), una morte vera e propria attraverso cui passare per uscirne rinnovati. Nessun uomo era capace di tanto.

Mossa dallo Spirito, la libertà umana, il cuore del Verbo incarnato si è offerto una volta per sempre: Egli è collocato eternamente dallo Spirito eterno in questa donazione di Se stesso. Facendo la volontà del Padre fino all’oblazione di Se stesso, “pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5,8). La Risurrezione lo “fissa” definitivamente in questa condizione. Ora esiste il cuore nuovo di cui parla il Profeta, nel quale la Legge di Dio è perfettamente scritta, nel quale è infuso definitivamente lo Spirito del Signore. E’ il cuore del Verbo incarnato, Agnello immolato risorto, sempre eucaristicamente presente nel mondo. Veramente, come dice un testo liturgico, “hai stretto … un vincolo nuovo per mezzo di Gesù, tuo Figlio e nostro Redentore: un vincolo così saldo che nulla potrà mai spezzare” (Preghiera Euc. della Riconciliazione I, pref.) veramente, “questo calice è la Nuova Alleanza”!

2. [L’Alleanza nel cuore dell’uomo]. Il nostro più profondo bisogno, la nostra salvezza consiste nel partecipare all’alleanza nuova che è “questo calice”; nell’entrare anche nel cuore dell’Agnello immolato risorto così che sia siglata nel nostro cuore l’alleanza del Padre. Fin che non è siglata nel nostro cuore, non siamo nella nuova, vera, eterna, Alleanza.

Come può accadere questo? Come posso “entrare” nel cuore del Verbo incarnato? E’ possibile perché il fianco è stato aperto e dal cuore viene effuso lo Spirito Santo che ivi dimora, mediante i santi sacramenti dell’acqua e del sangue. Morendo, il Verbo incarnato mi apre il passaggio allo Spirito.

In questo momento della nostra meditazione, ci dobbiamo lasciare guidare da tre testi giovannei: 7,38; 19,30 e 33-37.

Nella prima Parola di rivelazione, l’Evangelista si riferisce molto probabilmente a Ez. 47,1 combinato con Zac 14,8. La persona di Gesù, più precisamente il suo “ventre” (cuore) è la sorgente da cui scaturisce un fiume di acqua che dona la vita. Esso non è più il libro della Legge, ma è la Rivelazione di Gesù interiorizzata nel credente dallo Spirito Santo. Più che il Libro della Legge, la Rivelazione di Cristo, per la forza dello Spirito Santo, “fa traboccare l’intelligenza come l’Eufrate … espande la dottrina come il Nilo” (Sir 24,24-25).

La promessa fatta da Gesù si compie nel momento della sua morte sulla Croce: “Egli diede lo Spirito” (19,30). Nel momento in cui lo Spirito prende pieno possesso del suo cuore, nel momento in cui il fuoco brucia la vittima, l’Agnello immolato dona lo stesso Spirito Santo: lo mette a disposizione di chiunque lo desideri.

L’episodio narrato subito dopo (33-37) ci rivela proprio questa permanente, definitiva messa a disposizione dello Spirito Santo. Il significato fondamentale dell’apertura del costato da parte del soldato è il dono permanente e continuo dello Spirito che dona la vita, mediante i santi sacramenti della Chiesa. Il Cristo morto e glorificato riceve in permanenza lo Spirito Santo. Questi lo trasforma per sempre nella sua umanità perché sia nella gloria della divina filiazione. E quindi il Cristo glorificato diventa la sorgente sempre zampillante di acqua viva, capace di rigenerarci. Dalla ferita sempre aperta del Risorto sgorga incessantemente l’acqua viva dello Spirito Santo per ogni uomo. Entri nel cuore di Cristo: diventi partecipe del suo Santo Spirito che ti allea in Cristo col Padre. E’ alleanza nuova, nel tuo cuore vincolato in Cristo al Padre: e questo vincolo è lo stesso Spirito Santo, vincolo del Padre e del Figlio.

“Il centro del cristianesimo ci si presenta così nel cuore di Gesù, dove è simbolizzata tutta la rivoluzione, tutta la novità trasformatrice della quale ci parla la Nuova Alleanza. Questo Cuore interpella il cuore. Ci invita a rinunciare a questo vano intento di autoconservazione per incontrare nel mutuo amore, nella donazione di noi stessi a Lui e con Lui, la pienezza della carità” (J. Ratzinger, La devozione al cuore di Gesù, cit. da Il nuovo Areopago 9, num. 4 (36) 1990, pag. 85).

Conclusione

Lasciamoci istruire dalla Parola di Dio, con molta semplicità. La sintesi di tutto quanto ho detto è un testo mirabile dell’Enc. Redemptor hominis, (9) di Giovanni Paolo II:

“La redenzione del mondo – questo tremendo mistero dell’amore, in cui la creazione viene rinnovata – è, nella sua più profonda radice, la pienezza della giustizia in un cuore umano: nel cuore del figlio primogenito, perché essa possa diventare giustizia dei cuori di molti uomini, i quali proprio nel Figlio primogenito sono stati, fin dall’eternità, predestinati a divenire figli di Dio e chiamati alla grazia, chiamati all’amore. La croce del Calvario, per mezzo della quale Gesù Cristo – uomo, figlio di Maria vergine, figlio putativo di Giuseppe di Nazareth - «lascia» questo mondo, è al tempo stesso una nuova manifestazione dell’eterna paternità di Dio, il quale in lui si avvicina di nuovo all’umanità, ad ogni uomo, donandogli il tre volte santo «Spirito di verità».”