home
biogr.
english
español
français
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


TERZA DOMENICA DI QUARESIMA (B)
Consacrazione di due vergini
Basilica S. Francesco, 19 marzo 2006


1. "Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato". Con queste parole e con un intervento di inaudita forza Gesù compie la purificazione del tempio di Gerusalemme. E’ necessario, per capire bene il gesto di Gesù, fare una breve premessa storica.

Poiché il culto ebraico esigeva sacrifici di animali, il fedele che andava al tempio poteva acquistare nel tempio stesso l’animale che serviva al sacrificio: buoi, pecore o [per i più poveri] colombe. E poiché non ogni moneta era accettata, spesso bisognava prima fare il cambio di valuta. Per questo motivo c’erano anche, come annota l’evangelista, "cambiavalute seduti al banco". Insomma, come dice Gesù, la casa di Dio era diventata un mercato. Il gesto di Gesù esprime quindi in primo luogo che Egli è preso totalmente dalla causa del Padre: la sua vita è completamente ed unicamente finalizzata verso gli interessi e l’onore del Padre.

Ma questa non è la verità più importante di questa pagina evangelica. Il suo senso più profondo ci viene svelato dal dialogo finale fra i Giudei e Gesù (cfr. vv. 18-21): dialogo pieno di profondi misteri.

In primo luogo Gesù chiama "Tempio" il suo Corpo. Che cos’è infatti il tempio, se non il luogo della presenza di Dio, la casa dove abita il Signore con la sua gloria? Ora, in realtà, il luogo dove Iddio si è reso presente è proprio l’umanità di Gesù: il Verbo incarnato è il luogo della vera e permanente dimora di Dio su questa terra. All’inizio del suo Vangelo, Giovanni lo aveva già detto: "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria" (1, 14 ab).

Ai tempi di Gesù, molte persone credenti e fedeli israeliti pensavano che il Messia avrebbe eretto un nuovo tempio più grande e più bello del primo. Non solo in senso materiale, ma perché il Messia avrebbe instaurato il vero culto al Signore. Gesù invece non intende sostituire alla vecchia una nuova costruzione. Il tempio vero è Lui, perché è in Lui che noi possiamo incontrare il Padre nostro che è nei cieli. Egli è tra di noi il luogo, il punto in cui cielo e terra si incontrano e noi per suo mezzo possiamo stare alla presenza del Padre.

E qui noi troviamo un secondo significato fondamentale della pagina evangelica, più nascosto ma non meno importante. Poiché solo Gesù risorto è il luogo in cui l’uomo può sperimentare la presenza del Padre, solo chi, per così dire, entra in Gesù entra alla presenza del Padre. Ascoltate che cosa scrive S. Pietro ai suoi cristiani: "Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo" (1Pt 2,4-5).

Abbiamo così individuato l’intero significato della pagina evangelica. Gesù il Verbo incarnato, in forza della sua morte e risurrezione, è diventato l’unico vero tempio vivente del Padre. In proporzione della nostra unione con Lui, anche noi diventiamo il luogo in cui dimora il Padre: noi come comunità cristiana e noi singolarmente presi. E siamo resi capaci di offrire "sacrifici spirituali graditi a Dio".

Se la nostra comunità cristiana, se ciascuno di noi in quanto è unito a Cristo è tempio di Dio, voi capite subito quanto grande deve essere la santità della nostra persona! S. Paolo ci ammonisce: "O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? … glorificate dunque Dio nel vostro corpo" (1Cor 6,19-20; cfr. anche 2Cor 6,16-18).

2. Ora possiamo capire perché la Chiesa ci fa oggi leggere questa pagina del Vangelo assieme alla pagina del libro dell’Esodo in cui sono annunciati i dieci comandamenti.

Divenuti anche noi in Cristo e con Cristo "tempio di Dio", luogo della sua santa Presenza, siamo stati esortati da S. Pietro ad "offrire sacrifici spirituali graditi a Dio", e da S. Paolo a "glorificare Dio nel nostro corpo". Che significato concreto ha questa esortazione apostolica? E’ ancora S. Paolo che ci risponde. Scrivendo ai Romani, egli dice: "Vi esorto dunque fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrifico vivente, santo, gradito a Dio: è questo il vero culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto" (12,1-2).

I comandamenti del Signore ci indicano ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto. Noi osservandoli nella pienezza dell’amore, facciamo dei nostri corpi, cioè della nostra persona nella sua concreta vita ordinaria, un sacrificio gradito a Dio. E lo facciamo "per mezzo di Gesù Cristo", perché unendoci a Lui nella celebrazione dell’Eucarestia, con Lui, in Lui e per mezzo di Lui diventiamo offerta gradita al Padre.

3. Siamo oggi pieni di gioia perché quanto la parola di Dio ci ha detto trova una singolare realizzazione nella persona di Sr. Clelia e di Sr. Giacinta. Per ciascuna di loro noi fra poco pregheremo "consacrate tempio vivo dello Spirito Santo nell’anima e nel corpo". Esse si uniscono a Cristo con cuore indiviso in un vincolo indissolubile "per essere impiegate come pietre vive per la costruzione di un edificio santo".

Siano rese grazie al Padre di ogni dono perché in un mondo dominato dalla deturpazione della sessualità, dall’esaltazione suicida dell’autonomia, dalla ricerca dei beni non raramente calpestando i poveri, ci dona ancora donne che nella verginità, nell’obbedienza, nella povertà esprimono la bellezza del dono di sé.