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Festa dei Quattro Santi Coronati, Patroni delle Arti Murarie
18 novembre 2006


1. "Noi dobbiamo accogliere tali persone per cooperare alla diffusione della verità". Cari fratelli e sorelle, l’Apostolo esorta a compiere un gesto di accoglienza nei confronti di chi annuncia il Vangelo. L’accoglienza è un gesto squisitamente, propriamente umano. Esso infatti presuppone che chi accoglie abiti non solo fisicamente un territorio, ma abbia dato origine ad una dimora. E la dimora è prima di tutto un ambito spirituale costituito da relazioni interpersonali. È per questo che se anche gli animali delimitano per abitarvi un territorio, è proprio dell’uomo dare origine a dimore.

L’arte muraria, ancora più precisamente l’architettura, ha un posto singolare nell’ambito del lavoro umano. Essa infatti ha due finalità, non una sola come tutte le altre arti. Ha una finalità pratica, quella di edificare costruzioni che difendono l’uomo dagli agenti atmosferici e gli consentono di svolgere le sue attività. Ma ha anche una finalità estetico-spirituale, quella di consentire di vivere umanamente in uno spazio dotato di bellezza. Infatti "l’abitazione non è un mero rifugio per l’uomo: non contiene solo spazi in cui egli dorme, cucina, mangia ecc… ma in cui vive la vita della sua famiglia ed in cui accadono anche molti eventi spirituali" [D. von Hildebrandt, Estetica, Bompiani ed., Milano 2006, pag. 527].

Quando la vostra arte muraria riesce ad unire armoniosamente le due finalità, essa crea spazi nei quali l’uomo vive un’esperienza unica, l’esperienza della bellezza. Viviamo quest’esperienza quando entriamo nel nostro S. Petronio, o in S. Marco a Venezia, o ci si ferma sotto la cupola di Michelangelo. Vedete che qualità può avere l’accoglienza!

Ma l’equilibrio che la grande arte muraria sa custodire fra la sua finalità pratica e la sua finalità estetica, può essere spezzato. Ciò accade ogni volta che le esigenze pratiche diventano talmente dominanti, direi tiranniche, da dare origine a dimore nelle quali si può solo mangiare e dormire, non vivere la vita spirituale, affettiva ed intellettuale.

Quando si attraversano alcuni quartieri di metropoli europee, si prova un senso di "spaesamento", di malessere interiore profondo. Essi sono segni e causa al contempo di una degradazione della dignità dell’uomo; di un profondo disconoscimento della sua vocazione a vivere nella bellezza di dimore vere. In questi contesti l’uomo – l’uomo nella sua umanità – non può più trovare accoglienza, e non è più possibile una vera cooperazione alla diffusione della verità.

La costruzione di un edificio dunque non è solo un fatto tecnico. Il modo di costruire case, templi, edifici pubblici è uno dei segni più chiari della coscienza che l’uomo ha di se stesso. Avete una grande responsabilità educativa.

2. Ma l’accoglienza su cui ci invita a riflettere la parola di Dio, non riguarda solo le singole dimore. Anche la città nel suo insieme di case, templi, piazze costituisce in senso ancora più forte la dimora in cui l’uomo è accolto. Luogo che si apre a noi quando vi entriamo, e può costituire un insieme così armonico da prefigurare la stessa città divina. Le città racchiudono in sé un mondo di significati carico di verità e di bellezza, un mondo generato dalla storia del popolo che vi abita. Certamente tutto questo non è vero di ogni città, ma sicuramente è vero di Bologna. Chi non prova un senso di appartenenza ed al contempo di apertura all’altro quando si ferma in Piazza Maggiore?

È una grande pena, pari solo al grande amore che questa città merita, il vederla – in alcune sue parti soprattutto – deturpata nella sua bellezza, sfregiata nella sua dignità estetica.

Vorrei terminare chiedendo in primo luogo a voi dell’Arte muraria di essere custodi e difensori di questa intima bellezza di Bologna. La bellezza della propria città nutre l’anima del popolo che la abita, ed è una delle principali fonti della sua felicità.