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Ordinazioni sacerdotali
Cattedrale San Pietro
18 settembre 2004


1. "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato". La Chiesa di Bologna oggi celebra i divini Misteri con una gioia particolare, perché Dio ha conosciuto queste sei persone prima che fossero formati nel grembo materno, predestinandole ad essere partecipi della missione redentiva di Cristo. Essi sono il segno che il Padre non abbandona mai il suo popolo, continuando a donargli pastori che lo guidino.

Mediante l’imposizione delle mani sarà affidato loro "il ministero della riconciliazione" e fungeranno da ambasciatori di Cristo, e Dio stesso esorterà per mezzo loro l’uomo. Da questa sera essi saranno inseriti dentro al dramma della redenzione dell’uomo: nel cuore del dramma dell’uomo.

Riascoltiamo l’Apostolo: "se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove". Qui sono indicati i termini del confronto drammatico dentro cui da questa sera Lorenzo, Luca, Flavio, Ruggero, Vincenzo e David saranno definitivamente coinvolti.

Tutta la creazione, tutto ciò che esiste era stato pensato e voluto dal Padre in Cristo, creato in Lui e per mezzo di Lui. L’uomo ha deciso nel suo peccato di contrapporre un altro progetto; di dare origine ad un universo non conforme al disegno del Padre. Quando venne le pienezza del tempo, il Padre inviò il suo Figlio unigenito perché riportasse la realtà alla sua originaria verità e giustizia. Questa è la vera scelta a cui la libertà umana è provocata: appartenere alla creazione rinnovata e trasfigurata in Cristo oppure appartenere alla creazione sfregiata dal peccato. "Se uno è in Cristo, è una nuova creatura".

In che cosa consiste questa novità di cui l’uomo viene in possesso in Cristo? Riascoltiamo l’apostolo: "egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi ma per colui che è morto e risuscitato per loro". Appartengono alla creazione falsa coloro che "vivono per se stessi"; appartengono alla nuova creazione coloro che "vivono per Cristo". È dunque un cambiamento del cuore, del proprio modo di essere liberi, che accade nell’uomo: l’uomo nuovo è colui che non vive più per se stesso.

Questo è il "cuore" del dramma dell’uomo: decidere di vivere in Cristo la pienezza della libertà oppure di rimanere nel deserto della schiavitù al proprio egoismo. E voi, carissimi Lorenzo, Luca, Flavio, Ruggero, Vincenzo e David entrate in questo dramma, perché questa sera vi sarà affidata la capacità, la forza di far passare l’uomo dalla "vecchia creazione" alla "nuova creazione". Sono posti anche nelle vostre mani i destini della umanità, perché è posto nelle vostre mani il Corpo di Cristo offerto e il Sangue di Cristo effuso "perché quelli che vivono non vivano più per se stessi". E tutto questo viene da Dio che ci ha rinnovati in Cristo e che questa sera vi affida per sempre il ministero della riconciliazione dell’uomo con Dio, con se stesso e con gli altri.

2. La pagina evangelica narra l’istituzione del sacramento eucaristico. "Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi", ci ha detto l’Apostolo. L’Eucarestia dona la possibilità all’uomo di essere presente e partecipare realmente alla morte di Cristo che ci offre la capacità di non vivere più per se stessi. Essa infatti è la presenza reale del sacrificio di Cristo sulla Croce. Veramente quindi il destino dell’uomo dipende in ultima analisi dall’Eucarestia.

Ma questa sera la Chiesa, che vi affida il Mistero eucaristico, vi chiede di meditare seriamente sulle parole che Cristo disse dopo l’istituzione dell’Eucarestia.

L’Eucarestia è la forma delle vostra vita; essa la plasma e la configura: stare in mezzo agli uomini come coloro che servono. Servire l’uomo: è questo che l’Eucarestia, che da questa sera presiederete, vuole imprimere nel vostro cuore.

Nell’Eucarestia, dentro all’atto redentivo di Cristo, vi è affidata la dignità dell’uomo: da reintegrare in Cristo quando è degradata; da difendere quando è offesa; da promuovere fino alla pienezza della santità quando è umiliata. Faccia piaga al vostro cuore ogni miseria umana, come e perché aprì il costato del Figlio di Dio fatto uomo.

Carissimi fedeli, sia nel vostro cuore pienezza di gratitudine perché Dio che ci ha mirabilmente creati, ci ha ancora più mirabilmente redenti, avendoci resi partecipi della divinità di Colui che si è degnato di diventare partecipe della nostra umanità.

A voi, carissimi ordinandi, è affidata la gestione di questo mirabile scambio, nel quale anche gli angeli desiderano fissare lo sguardo [cfr. 1Pt 1,12].