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Chiusura del Capitolo Generale delle Minime dell’Addolorata
Le Budrie, 18 agosto 2012


1. La pagina evangelica è una delle più commoventi e suggestive del Vangelo: narra l’incontro di Gesù coi bambini. È stato un incontro di benedizione: imposizione delle mani e preghiera che accompagnava il gesto.

Ma Gesù unisce a questo gesto un insegnamento di straordinaria importanza: "lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli". Il Signore cioè rivela che il Regno di Dio appartiene ai bambini. Di che natura è questa appartenenza?

Voi sapete che l’espressione "regno dei Cieli [o di Dio]" non denota un territorio su cui Dio eserciterebbe la sua sovranità, nel senso che diamo, per esempio, all’espressione "regno d’Inghilterra". L’espressione ha un significato dinamico. Denota l’azione salvifica e definitiva di Dio a salvezza dell’uomo. A questo punto si ha una prima chiarificazione. Quando Gesù dice che il "Regno di Dio è dei bambini", è come se dicesse: "l’azione salvifica e definitiva con cui il Padre che è nei cieli, interviene a favore dell’uomo, riguarda prima di tutto i bambini".

A questo punto è inevitabile che ci chiediamo: quale è la ragione di questo privilegio dei bambini? Dobbiamo subito escludere che sia la loro età. Sia perché questa – l’età dell’infanzia – è destinata a finire; sia perché l’amore di Dio non trova mai la sua ragione ultima in qualcosa di naturale, presente nell’uomo. Giovanni il Battista dice ai Giudei che vantavano la loro discendenza da Abramo, che Dio può far sorgere figli anche dalle pietre. Quale è dunque il significato del detto di Gesù?

Una grande dottore della Chiesa, S. Teresa del Bambino Gesù, è colei che ha capito più profondamente di tutti le parole del Signore.

L’infanzia ha normalmente delle attitudini spirituali, vive in una condizione esistenziale che sono una potente metafora di come ciascuno di noi deve stare di fronte al Signore. Il bambino è in tutto dipendente dai genitori: non ha nulla di proprio su cui fondarsi, di cui vantarsi. Ma questa condizione di totale, assoluta dipendenza non lo spaventa, anzi gli dona una grande sicurezza, perché è certo che papà e mamma gli vogliono bene. Alla fine: l’unico vanto che il bambino possiede è la certezza dell’amore dei genitori. E questo gli basta.

Dio agisce a salvezza di chi si affida semplicemente a Lui. Diciamo la grande parola: di chi crede in Lui. È il grande insegnamento di S. Paolo. Gesù dice: il Regno di Dio è di chi è spiritualmente bambino, nel senso suddetto. "Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli". Queste parole potrebbero essere: se non crederete, non troverete salvezza. "Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio" [Ef 2,8].

Care sorelle, avete celebrato il vostro XIV Capitolo Generale alla vigilia ormai dell’Apertura dell’Anno della Fede. Questo detto di Gesù vi dice come dovete viverlo: per crescere nella fede; perché Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori [cfr. Ef 3,17].

2. Care sorelle, al XIV Capitolo Generale avete dato un grande tema di riflessione: "concretizziamo "il piacere sempre più al Signore" rivitalizzando la nostra identità di consacrate in un profondo spirito di comunione e servizio".

La logica sottintesa a questa tematica è quella insegnataci dal profeta nella prima lettura. In sostanza, egli ci ha detto una grande verità: si trasmette ciò che uno ha; non si tramette ciò che uno è.

Ciò che voi siete, la vostra identità di consacrate non potete riceverla in eredità. Di un’identità mancata potete dire responsabile solo ciascuna di voi: ciascuna per se stessa. Ecco perché avete scritto una grande parola: "rivitalizzare". In un certo senso, ciascuna è chiamata ad andare al carisma originario di Clelia, perché esso riviva in ciascuna di voi. È solo in questo modo che è ri-vitalizzato. Possono essere utili norme, orientamenti: anzi, necessari. Ma non possono sostituire quell’incontro con quella "ri-vitalizzazione" del carisma di Clelia, che possono accadere solo nella coscienza e nella libertà di ciascuna di voi.

È solo rispettando questa logica insegnataci dal profeta, che realizzerete ciò che vi siete proposto, usando un’altra grande parola: "concretizzare".

Care sorelle, questa parola ci introduce nel dramma dell’uomo di oggi. Se il Vangelo è ridotto ad insegnamento, ad un libro da studiare e meditare, Cristo diventa un assente. E l’assenza di Cristo trasforma la vita e il mondo in un inferno.

Clelia è stata la presenza di Cristo, e tale era sentita da chi l’avvicinava. Care sorelle: "concretizzare" significa in fondo rendere presente oggi Cristo mediante la vostra vita, secondo il carisma di Clelia.

Vi faccio una piccola confidenza. Solo le consacrate – ne sono ormai convinto – saranno capaci di liberarci da quest’assenza di Cristo, che ci sta distruggendo. Solo la donna, infatti, sarà capace di prendersi cura amorevole di un uomo ormai devastato.

Il Signore, che voi amate con cuore indiviso, vi sosterrà. Non scoraggiatevi; non contatevi più del necessario. Non è coi grandi numeri che il Signore compie i suoi miracoli.