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Domenica III di Pasqua
Ravenna, Madonna Greca, 18 aprile 2010


Sono grato al Signore che mi ha dato di celebrare con voi la festa di "Maria Graeca Portuensium mater, Ravennatum Protectrix". E ciò accade in questa terza domenica di Pasqua, nella quale la parola di Dio ci introduce nel grande mistero della Chiesa; ci istruisce circa la Chiesa, di cui Maria è l’Archetipo.

1. La Chiesa nel Vangelo è indicata attraverso la grande metafora di una rete che raccoglie 153 grossi pesci. La Chiesa è quella grande realtà che dentro la storia raccoglie gli uomini per conquistarli al Vangelo: a Dio, a Cristo, alla vera vita.

I Padri della Chiesa hanno meditato lungamente questa immagine della Chiesa, e si sono chiesti: può vivere il pesce tolto dal suo ambiente vitale, l’acqua dalla rete – la Chiesa? Cari amici, la rete che è la Chiesa, toglie gli uomini dal mare delle tenebre dell’errore e del veleno della morte. E ci conduce alla splendore della verità e alla gioia della vera vita. Li tira fuori dal mare di tutte le alienazioni e li conduce a Cristo.

La Chiesa esiste per questo: condurre gli uomini a Dio mediante il Vangelo e i Santi Sacramenti. E quando la persona umana s’incontra col suo Signore, raggiunge la meta della sua felicità. Solo chi incontra in Cristo il vero Dio, comincia a vivere la vera vita.

Ciò è significato da ciò che avviene sulla spiaggia. "Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce". Fuori dalla tempesta, sulla terra solida, l’incontro col Signore è un’esperienza di amicizia con Lui.

2. Cari fratelli e sorelle, la Madonna Greca che oggi veneriamo, è raffigurata in atteggiamento di preghiera con le braccia alzate.

La seconda lettura ci mostra la celebrazione della liturgia del cielo. E’ una liturgia di lode, celebrata dai molti angeli, il cui numero "era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia".

Ma a questa splendente liturgia celeste prendono parte anche "tutte le creature … della terra, sotto terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute". Come è possibile per noi ancora immersi nelle tribolazioni di una vita piena di contraddizione, affaticati e stanchi, prendere parte alla liturgia celeste?

Cari amici, la risposta a questa domanda ci fa scoprire un’altra dimensione della realtà della Chiesa. Il Concilio Vaticano II insegna: "la nostra unione con la Chiesa celeste viene attualizzata nel modo più nobile, quando cantiamo in comune esultanza le lodi della maestà divina, specialmente durante la sacra liturgia nella quale la forza dello Spirito Santo agisce su di noi per mezzo dei segni sacramentali" [Lumen gentium 50,4; EV 1/423]. Questa profonda verità sulla Chiesa è mirabilmente espressa nelle vostre basiliche bizantine.

Cari amici, non pensate che quanto sto dicendo sia retorica religiosa, che può andar bene solo per qualche momento, ma che introdotta nella vita quotidiana dell’uomo, sarebbe pericolosa ed alienante. Al contrario. Il vivere nella consapevolezza che quando celebriamo la liturgia siamo uniti in somma intensità alla Chiesa celeste, difende l’uomo dalle due insidie più gravi alla sua dignità di persona.

La prima. Oggi più che mai è in atto il tentativo di convincere l’uomo a ritenersi il risultato casuale di impersonali leggi dell’evoluzione; a ritenersi nulla più che anonimo frammento della natura. La divina liturgia custodisce nell’uomo la consapevolezza che egli è chiamato a lodare il Signore, e destinato quindi alla vita eterna.

La seconda insidia alla verità e alla dignità dell’uomo è costituita dalle prevaricazioni del potere, come è bene descritto nella prima lettura. La risposta di Pietro è netta: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini".

Cari amici, la persona umana mediante la liturgia apprende che ha un solo Signore; che solo Dio è degno di ricevere da lui potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione. Mentre ogni sottomissione ad ogni legittima autorità è sempre "sotto condizione": a condizione che essa si eserciti nel rispetto dei diritti di Dio e della dignità dell’uomo.

E’ la liturgia la grande scuola dove l’uomo impara a stupirsi di fronte alla sua dignità, e a difendersi da ogni prevaricazione del potere. Chiese intere hanno custodito, e custodiscono se stesse contro ogni persecuzione solo attraverso la liturgia.

La Madre di Dio – "Maria Graeca Portuensium mater, Ravennatum Protectrix" - ci ha aiutato a comprendere più chiaramente la realtà della Chiesa e la dignità della persona umana.

Ottenga colla sua potente intercessione al popolo ravennate quanto chiede un’antica preghiera liturgica: che "cresca nella perfetta libertà e custodisca la purezza della fede". Perfetta libertà e purezza della fede sono i due più grandi tesori di un popolo.