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Trigesimo della scomparsa di Chiara Lubich
Cattedrale di S. Pietro, 18 aprile 2008


1. Cari fratelli e sorelle, nella celebrazione del Mistero pasquale che la Chiesa va facendo durante le sette settimane che ci conducono alla Pentecoste, essa medita i "discorsi di addio" pronunciati da Gesù nel cenacolo l’ultima sera della sua vita umana.

In essi lo sguardo di Gesù è sul tempo della Chiesa; sul tempo che inizierà dopo che Egli sarà ritornato al Padre. È intenzione di Gesù con queste parole donare ai discepoli, a noi, una profonda e vera consolazione: "non sia turbato il vostro cuore".

Sono parole queste che, ne sono sicuro, risuonano con particolare intensità nel vostro cuore, cari fratelli e sorelle del movimento dei Focolari, rattristati dall’assenza visibile di Chiara, che il Signore ha chiamato a sé trenta giorni or sono.

Per voi e per noi la parola di Gesù è chiara: "non sia turbato il vostro cuore". Che cosa libera il cuore dal turbamento? "Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me". La vera terapia che guarisce il cuore dal turbamento è la fede. Come già anche il profeta aveva insegnato: "ma se non crederete, non avrete stabilità" [Is 7,9].

Cari fratelli e sorelle, queste parole di Gesù mi sembra che possano introdurci profondamente nella vicenda di Chiara e nel suo carisma.

Quando infatti ella inizia, erano i tempi forse più tragici del secolo scorso, nei quali tutto sembrava ormai consegnato ad un destino di distruzione.

Chiara scrive: "La penna non sa quello che dovrà scrivere, il pennello non sa quello che dovrà dipingere e lo scalpello non sa ciò che dovrà scolpire. Quando Dio prende in mano una creatura per far sorgere nella Chiesa qualche sua opera, la persona scelta non sa quello che dovrà fare. È uno strumento. E questo, penso può essere il caso mio". La fede che vince ogni turbamento è obbedienza pura; è puro consenso: Ignazio direbbe "indifferenza". "Quando l’avventura iniziò a Trento, io non avevo un programma, non sapevo nulla. L’idea del movimento era in Dio, il progetto in cielo". Non è difficile sentire in questa descrizione della fede l’eco del consenso mariano. Non per caso dunque il punto di partenza decisivo del cammino di Chiara si svelerà a lei nel 1939 dentro la casa di Loreto, luogo santo in cui risuonò il sì di Maria che ha generato la Chiesa. "Mi passa un pensiero chiaro" scrive Chiara "che mai si cancellerà: sarai seguita da una schiera di vergini".

È l’Opera di Maria, in un senso molto profondo. La radice è posta. Bisognerà solo attendere ed è nel maggio 1944 che Chiara ha la consapevolezza del carisma. Come avvenne per Antonio, per Agostino, per Francesco, per Teresa di Calcutta, avvenne anche per Chiara. È una parola cioè della Scrittura che le trafigge il cuore e le rivela il disegno di Dio: "Padre, che tutti siano una cosa sola" [Gv 17,21]: "Quelle parole" scrive Chiara "sembrarono illuminarsi ad una ad una, e ci misero in cuore la convinzione che per "quella" pagina eravamo nate". Il carisma è rivelato; il dono è stato concesso; il germe è stato deposto: il grembo della fede-obbedienza era pronto.

2. "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me". Perché Gesù chiede ai suoi discepoli di avere fede anche in lui? Egli pensava alla sua passione come alla grande prova dei discepoli, durante la quale Satana "li avrebbe vagliati come il grano" [cfr. Lc 22,31]. È proprio in quei momenti che la fede del discepolo deve rigenerarsi, consolidarsi. Gesù è il Redentore dell’uomo proprio nel momento della sua umiliazione.

L’esortazione del Signore ci introduce in una dimensione costitutiva del carisma di Chiara: la sua misteriosa partecipazione all’abbandono di Cristo sulla croce. Ella ebbe un’esperienza mistica singolare dell’esperienza del Dio fattosi uomo che scende fino alla tenebra dell’assenza del Padre. L’unità passa attraverso l’abbandono vissuto da Cristo sulla Croce.

Chiara ha vissuto in sé questa esperienza. Ella per narrarcela ha usato un’immagine eloquente: come se il sole fosse calato all’orizzonte e definitivamente scomparso. In questa esperienza Chiara è sorella nello spirito di tutti i grandi mistici del ventesimo secolo: Teresa del Bambino Gesù, Gemma Galgani, Padre Pio da Pietrelcina, M. Teresa di Calcutta. Essi vivono in se stessi, portano sulle loro spalle l’immane sofferenza dell’uomo moderno: l’aver abbandonato Dio. Una discepola di Chiara ha scritto recentemente: "Mi ha fatto molta impressione una frase che pronunciava: "io patisco per tutti i peccati del mondo, per tutti i peccatori!""

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo lo Spirito Santo che dona alla Chiesa sempre nuovi carismi perché sia continuamente rinnovata: non chiudiamoci nella grettezza rigida delle nostre burocratiche programmazioni pastorali. "Perché" come scrive Chiara "l’attrattiva del nostro, come di tutti i tempi, è ciò che di più umano e di più divino si possa pensare: Gesù e Maria, il Verbo di Dio, figlio di un falegname; la Sede della Sapienza, madre di essa".