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DOMENICA SECONDA DI PASQUA (IN ALBIS)
Villa S. Giacomo
18 aprile 2004

La celebrazione del mistero pasquale dura sette settimane e si concluderà al cinquantesimo giorno, il giorno di Pentecoste.

Durante questi cinquanta giorni ci è dato di vivere l’incontro col Risorto, nella luce della Sua presenza: Egli, il Vivente, è presente in mezzo a noi.

La pagina odierna del Vangelo narra questo incontro del Risorto con l’uomo e suggerisce le condizioni perché esso possa accadere nella nostra vita.

1. "Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro …mostrò loro le mani e il costato … alitò su di loro". Queste sono le azioni compiute dal Risorto. Ma Egli dice anche alcune parole: "Pace a voi … ricevete lo Spirito Santo".

Prima di tutto, la presenza di Cristo in mezzo ai suoi è la presenza vera della sua persona: riaccade ciò che i discepoli avevano vissuto prima della morte del Signore. Non è solo un trovarsi assieme per ricordare quanto era avvenuto, per riprendere il suo insegnamento. È Lui stesso che viene e si ferma in mezzo a loro, dimostrando fisicamente la sua identità: "mostrò loro le mani e il costato". Sono i segni della sua crocifissione a documentare la sua morte: Egli è risorto nel suo vero corpo. Nello stesso tempo, nella sua vita incorruttibile Egli resta come eternamente fissato nel suo amore, nel dono che ha fatto di Sé.

La presenza del Crocefisso-risorto muta la condizione, la persona dei discepoli che Egli incontra. Questa trasformazione è suggerita da un gesto carico di significato: "alitò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo".

La S. Scrittura descrive la creazione dell’uomo nel modo seguente: "il Signore Iddio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente" [Gen 2,7]. Queste parole definiscono l’uomo ed il suo paradosso fondamentale: egli è costituzionalmente fragile [plasmato colla polvere], ma dotato di alito di vita che viene da Dio. Rompendo con Dio a causa del peccato, l’uomo si trova solo colla sua miseria: "Allora il Signore disse: il mio spirito non resterà sempre nell’uomo" [Gen 6,3a].

Ora possiamo comprendere bene la narrazione e le parole evangeliche. All’inizio della nuova creazione, il giorno di Pasqua, all’uomo condannato a morte dal peccato viene ridonato lo Spirito Santo. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in noi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo spirito che abita in noi [cfr. Rom 8,11].

Questi cinquanta giorni pasquali ci sono donati perché, mediante i santi sacramenti pasquali, siamo ri-generati con Cristo ed in Cristo: sono i cinquanta giorni della nostra restaurazione, della nostra nobilitazione.

Il frutto dell’incontro col Risorto è descritto nel modo seguente: "e i discepoli goderono al vedere il Signore". Chi incontra il Risorto viene in possesso della gioia, una gioia che permane anche nelle tribolazioni.

2. La seconda parte della narrazione evangelica descrive le difficoltà che l’uomo incontra e il cammino che deve percorrere perché nella sua vita accada l’incontro col Signore.

La difficoltà consiste nell’accogliere la testimonianza apostolica. Tommaso è richiesto di credere ad una testimonianza: "abbiamo visto il Signore". Anche oggi risuona la predicazione della Chiesa, che ha la sua origine nella e dalla testimonianza apostolica. È mediante la predicazione dei successori degli apostoli che l’uomo giunge all’incontro colla persona del Risorto. "La fede" ci insegna l’Apostolo "dipende … dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo" [Rom 10,17]. È per questo che Gesù dice agli Apostoli: "come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi". Infatti, "come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati?" [Rom 10,14 b-15a].

È per questo che l’odierna narrazione evangelica si chiude con la seguente beatitudine: "beati quelli che pur non avendo visto crederanno". È la beatitudine che sta a fondamento di tutte le generazioni di coloro che si uniranno agli Apostoli.

Voi vi siete uniti alla predicazione, alla testimonianza di un successore degli Apostoli, il card. G. Lercaro. Credendo alla sua predicazione apostolica avete incontrato il Signore risorto. La vostra presenza oggi con le vostre famiglie e le famiglie già dei vostri figli sono il segno che l’incontro col Signore mediato dall’apostolo ha configurato per sempre la vostra vita.

Uniti nella fede a quelli che hanno ascoltato per primi [cfr. Eb 4,2], possiamo incontrare il Signore e così comprendere "l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti".