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Santa Messa degli Universitari
Cattedrale, 18 marzo 2015


Carissimi, è consuetudine antica nella Chiesa che le solennità abbiano il loro inizio liturgico con i primi vespri. E’ questa la ragione per cui stiamo celebrando l’Eucarestia in onore di S. Giuseppe sposo della B. V. Maria.

1. «Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo». La S. Scrittura non riporta nessuna parola detta da Giuseppe. Le parole ora ricordate concludono la narrazione del momento più drammatico della sua vita, e ci offrono la vera chiave interpretativa di tutta la sua esistenza.

E’ il momento più drammatico, ho detto. Gli è stata svelata la sua missione, il senso della sua vita. La sua missione, il senso della sua vita è di entrare nel mistero, nel dramma della redenzione come “custode degli inizi”. E come potete constatare, lo  svelamento del senso della vita viene fatto a Giuseppe attraverso l’esperienza più umana che esista: l’amore sponsale. All’interno di questa esperienza che lo lega in modo unico a Maria, viene introdotto alla conoscenza dell’evento più grande accaduto nel grembo di una donna: il concepimento del Verbo-Dio nella nostra natura e condizione umana.

«Giuseppe, figlio di Davide»: è chiamato per nome. E’ unicamente nel nome con cui Dio si rivolge a ciascuno di noi, che ciascuno di noi è definitivamente diverso da ogni altro: irripetibilmente se stesso, perché chiamato ad una missione che è sua propria.

Le parole che abbiamo udito - «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo» - ci conducono anche alla sorgente della libertà, non solo quella di Giuseppe, ma anche la nostra: la libertà di rispondere positivamente o negativamente alla chiamata di Dio.

Perché la sorgente? Perché, se così posso esprimermi, ogni nostra scelta è generata nel grembo della scelta che facciamo di fronte a Dio, che ci rivela il nome con cui ci ha chiamati all’essere. Questa scelta, che può essere di negazione della nostra origine o di consenso alla chiamata, attraversa poi tutte le nostre scelte, come il meridiano attraversa tutti i paralleli.

«Come gli aveva ordinato l’angelo». E’ stata questa la scelta di Giuseppe: ha acconsentito. Questo consenso ha un nome: l’obbedienza della fede. E, come scrive S. Ambrogio: «ubi fides, ibi libertas». 

2. Carissimi giovani, posso facilmente immaginare che, se mi avete seguito, tante difficoltà sorgano dentro di voi. Ma la libertà non è autonomia? Ma perché devo obbedire ad un progetto di vita che io non ho disegnato? Cari amici, vi prego di prestarmi attenzione ancora per qualche minuto, poiché il tema della libertà è il nodo dell’esistenza. 

“Ma la libertà non è autonomia?” Cari giovani, vi chiedo di fare attenzione al fatto più grande della nostra persona: ciascuno di noi è veramente, non apparentemente libero davanti a Dio. Talmente libero che ciascuno può anche opporsi al disegno divino sulla propria vita. Creando gli uomini, Dio non scrive un poema epico; scrive un’opera drammatica, posta in essere quotidianamente dall’agire degli attori. O si è liberi davanti a Dio, o non si è liberi davanti a niente e nessuno.

“Ma perché devo obbedire a un disegno?” Cari amici, S. Agostino ha scritto una grande verità: «siamo liberi perché ci assoggettiamo alla verità». Essere liberamente veri e veramente liberi: questa è la nostra felicità. E la nostra verità è la missione in vista della quale siamo stati creati.

Cari amici: andiamo alla scuola della libertà. Andiamo alla scuola di S. Giuseppe: «fece come gli aveva ordinato l’angelo».