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Quarta Domenica di Quaresima (Anno B)
Cattedrale, 18 marzo 2012


1. "Dio … ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna". Cari fratelli e sorelle, queste parole sono tutto il cristianesimo; lo riassumono nel suo nucleo incandescente.

Esso [il cristianesimo] è la notifica di un fatto che riguarda Dio stesso. Quale? "Dio … ha tanto amato il mondo". Il mistero di Dio, quel mistero che l’uomo colla piccola scintilla della sua ragione aveva faticosamente cercato di decifrare, è un mistero di amore che si prende cura di questo mondo.

Sulla base di che cosa la proposta cristiana dice questo del mistero di Dio, dal momento che "Dio nessuno lo ha visto" [Gv 1, 15]? "Da dare il suo Figlio unigenito", abbiamo sentito. È Gesù la rivelazione del mistero di Dio come mistero di amore. L’amore di Dio verso il mondo diventa visibile e verificabile in Gesù, nelle sue azioni e nelle sua parole, mediante la sua croce e la sua risurrezione. Egli stesso è l’amore di Dio verso il mondo; Egli lo rende presente, visibile ed operante.

Il rendere presente Dio come "ricco di misericordia" è nella coscienza di Gesù il sigillo della sua provenienza divina; la dimostrazione che Egli è Colui che è "il desiderato da tutte le genti", il Figlio unigenito. Quando i messi di Giovanni il Battista giunsero da Gesù per domandargli: "sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?" [Lc 7, 19], egli, rifacendosi a ciò che aveva detto all’inizio della sua missione nella sinagoga di Nazareth, risponde: "andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano … i morti risuscitano". Come a dire: "sono veramente ciò che dico di essere – colui che rivela il volto di Dio – dal momento che rendo presente ed operante nel mondo l’amore di Dio per l’uomo che abbraccia tutto ciò che forma la sua umanità".

Cari fratelli e sorelle, il cristianesimo è questo evento che accade nel nostro mondo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito".

2. L’apostolo Paolo nella seconda lettura ci dona un insegnamento di grande importanza. Cristo che rivela Dio come Padre, come Amore [cfr. 1 Gv 4, 8. 16], lo rivela come "ricco di misericordia". Il modo e l’ambito in cui si manifesta l’Amore che è Dio, è la misericordia. A contatto col male e, in particolare, con il peccato dell’uomo, Dio in Gesù si manifesta come misericordia che perdona.

Riascoltiamo l’Apostolo: "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere in Cristo: per grazia infatti siete stati salvati".

La grande opera della misericordia di Dio è che ci ha fatto "rivivere". Eravamo morti a causa del peccato ed incapaci di accostarci alla fonte della vita. Dio ci ha fatto passare da questa condizione alla vera vita; ci ha donato la partecipazione alla sua stessa vita incorruttibile.

In che modo? "con Cristo". Vuol dire due cose, almeno. Si tratta dell’amore con il quale Dio ci ha amati donandoci il Cristo, ed inoltre ciò che Egli ha compiuto in Cristo risuscitandolo dai morti, lo compie in noi mediante il battesimo. "Ciò che è di Cristo passa in noi che siamo uniti a Lui" [S. Giovanni Damasceno]. La misericordia del Padre, donandoci il suo Figlio ed unendoci a Lui, ci ha trasformati in nuove creature, vivendo ormai la vita stessa di Cristo.

3. Se ora riprendiamo in mano la pagina evangelica, constatiamo che Dio compie in Gesù la sua opera di misericordia solo nei confronti di chi crede. Riascoltiamo: " … perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna"; " … perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna"; "chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già stato condannato". Ed anche San Paolo nella seconda lettura: "per questa grazia … siete salvi mediante la fede".

Che cosa significa credere? "A Dio che si rivela è dovuta l’obbedienza della fede […], per la quale l’uomo si abbandona tutto a Dio liberamente, prestando il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà" [Cost. dogm. Dei Verbum 5; EV1/877]. È a causa di questo totale abbandono di se stesso a Dio, istituito dalla fede, che all’uomo viene fatto il dono della vita eterna, cioè della stessa vita di Dio.

Perché questo rapporto di fede, che è come un movimento verso la persona di Gesù, possa darsi, è ovviamente necessario che noi crediamo a Lui; diamo cioè l’assenso della nostra mente alla sua parola, a ciò che ci dice e che la Chiesa ci ha trasmesso. La fede nasce da questo ascolto obbediente e se ne nutre.

4. Cari catecumeni, nella notte di Pasqua voi sperimenterete quanto è grande la misericordia di Dio. I santi sacramenti "da morti che eravate per i peccati, vi faranno rivivere in Cristo".

Questo miracolo della grazia è possibile mediante la fede. Avete già ricevuto il Simbolo della fede. Ed oggi ancora una volta pregheremo fra poco perché "siate liberati dalle menzogne e radicati saldamente nella fede".

Ricordatelo: la fede è la radice ed il fondamento di tutta la vita cristiana. Nutritela collo studio del catechismo, con l’ascolto docile dell’insegnamento della Chiesa, colla lettura della Sacra Scrittura. Difendetela da ogni insidia. E vivrete la beatitudine propria di chi crede: chi crede non è mai solo.