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Domenica Undicesima per Annum (B)
San Lorenzo in Collina, 17 giugno 2012


Cari fratelli e sorelle, la parola di Dio oggi ci fa un grande dono: ci rivela il modo con cui Dio agisce dentro alla nostra vicenda umana. Più precisamente: una delle leggi del suo comportamento fra gli uomini.

Perché conoscere questa legge è un grande dono che ci viene fatto? Perché è importante per noi conoscere il modo con cui Dio opera dentro le nostre vicende? Per una ragione molto semplice: per riconoscerne la presenza.

1. Ascoltando la proclamazione del Vangelo avete notato che ricorre una parola: "il Regno di Dio". Essa non denota un territorio, ma l’agire stesso di Dio che realizza fra noi il suo definitivo progetto di salvezza. Quando dunque Gesù dice: "il Regno di Dio è come …", è come se dicesse: "Dio realizza fra voi il suo definitivo progetto di salvezza, comportandosi nel modo con cui si comporta un uomo che …; un granello di senapa che …". Partiamo da questa seconda parabola.

La grande opera di Dio – il suo Regno – viene sempre iniziata da mezzi che agli occhi umani sono insignificanti. Non nel modo in cui gli uomini dimostrano la loro potenza.

La grande opera divina dell’Incarnazione è stata realizzata nel più grande silenzio, nel nascondimento di un’umile casa, nel più insignificante villaggio di questo mondo. Gesù, come avete sentito, spiega questa regola del divino agire, dicendo: "è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi".

Dunque, una regola fondamentale dell’agire di Dio, del modo con cui compie la sua opera, è la seguente: non ricorre a mezzi umanamente appariscenti, gloriosi.

Donde viene dunque la forza e la potenza? Troviamo la risposta nella prima parabola. Dio – ci dice Gesù – si comporta come chi semina il frumento. Il seme ha in se stesso e per se stesso la forza della vita che lo fa germogliare e crescere: prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Che cosa vuole dirci Gesù?

Maria diventa capace di generare il Figlio di Dio nella nostra natura umana, perché ha creduto alla parola dell’angelo; Davide con una fionda ha abbattuto un gigante perché ha confidato nel Signore. Un grande personaggio dell’Antico Testamento ha detto: "non è impossibile che molti cadano in mano a pochi e non c’è differenza per il cielo tra il salvare per mezzo di molti ed il salvare per mezzo di pochi; la vittoria in guerra non dipende dalle moltitudini delle forze, ma è dal Cielo che viene l’aiuto" [1Mac 3, 18-19].

La forza di queste persone derivava dalla loro fede. La fede consente al Signore di esercitare il suo potere salvifico, di instaurare il suo Regno. Per compiere le sue opere Dio ha semplicemente bisogno di grandi credenti. La forza della Chiesa è la sua fede.

Dio non ricorre a mezzi umanamente potenti ed appariscenti, è di pochi che egli fa i canali delle sue benedizioni per molti: di pochi credenti.

2. Cari fratelli e sorelle, le piccole comunità possono correre il rischio di contare i propri membri, e di scoraggiarsi o demotivarsi per il piccolo numero.

La parola di Dio oggi ci dice che questo atteggiamento nasce da una scarsa considerazione di quella regola del comportamento di Dio di cui abbiamo parlato. Non è il vostro numero la vostra forza, ma la vostra fede.

È per questo, perché la Chiesa cresca nella sua fede, che il S. Padre Benedetto XVI ha indetto l’Anno della Fede. Non perdete questa occasione di grazia.

Come cresce e matura la fede? Mediante l’ascolto docile della predicazione della Parola di Dio; mediante la catechesi. Intendo "Catechesi degli adulti". Sono sicuro che nella vostra comunità o in unione con altre parrocchie vi saranno offerti vari corsi di catechesi. Non contatevi! Dio opera non se sarete in molti, ma se la vostra fede sarà forte. È ciò che oggi Gesù ci ha insegnato.