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DOMENICA XI PER ANNUM (C)
Professione religiosa
San Domenico, 17 giugno 2007


1. Cari fedeli, fratelli e sorelle, cara Sr. Maria Luisa, la narrazione evangelica pone oggi al suo centro il comportamento di una donna nei confronti di Gesù. È un comportamento che mostra un’affezione umile ed intensa alla persona del Signore, un amore pieno di venerazione e desideroso di unione profonda. La donna si prostra ai piedi del Signore, li unge, li bacia e coi suoi capelli li asciuga. L’amore di questa donna cerca un contatto anche fisico colla persona amata, ma in ciò che essa ha di più umile, i suoi piedi. La sposa del Cantico osa dire: "mi baci con i baci della tua bocca"; la donna del Vangelo non osa più che baciare i piedi dell’Amato.

E la ragione è la seguente: il suo è un amore riconoscente per un perdono ricevuto. Ama così perché le sono stati perdonati i suoi peccati.

Cari fratelli e sorelle, in questa narrazione evangelica è racchiuso in nuce ed espresso in sintesi il nucleo centrale della proposta evangelica: l’uomo peccatore è chiamato nell’intimità del Signore. In realtà il miglior commento alla pagina evangelica ci è offerto dall’apostolo Paolo nella seconda lettura: "abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno".

Solo chi rinuncia a considerarsi capace di salvare la propria umanità, se stesso, con le proprie opere e si affida alla persona di Cristo, ricevendo da Lui come puro dono la propria salvezza, questi è veramente salvo. "La tua fede ti ha salvato: va in pace", dice Gesù alla donna. L’apostolo ci aiuta a capire in questo non un episodio isolato, ma la logica fondamentale dell’economia della salvezza: "l’uomo non è giustificato dalle opere della legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo".

Se l’evento che è l’origine e sta alla radice dell’esistenza cristiana è un atto di misericordia preveniente, ne deriva che essa [l’esistenza cristiana] è impastata di umiltà, di dedizione confidente. Ed anche il desiderio più profondo della persona, il desiderio di cui sono impastate le viscere stesse del suo essere, il desiderio cioè di vedere Dio e goderne l’intimità, non osa spingere l’uomo oltre al bacio dei piedi del Signore.

Miei cari fratelli, questa narrazione evangelica allora apre una "feritoia" che ci consente di vedere dentro al "cuore" dello stesso essere divino, rivelato dall’agire di Gesù verso la donna. Tutta la pagina evangelica si regge sulla misteriosa identificazione che Gesù vive con Dio. Ciò che è fatto a Lui è fatto a Dio, ed è Gesù che perdona.

La parabola dei due debitori e il comportamento di Gesù vanno nella stessa direzione: Dio ci ha mostrato in Gesù di essere misericordia, poiché Gesù "mentre eravamo ancora peccatori è morto per noi" [Rom 5,8].

2. Stiamo celebrando i divini misteri perché Sr. Maria Luisa sia "elevata alla dignità di sposa" di Cristo. È un mirabile congiungimento nuziale fra Maria Luisa e Gesù che fra poco verrà stipulato nel Sangue del Redentore.

La donna del Vangelo non ha osato andare oltre al bacio dei piedi, ed è stata chiamata alla pienezza dell’unione: "va in pace". Sr. Maria Luisa è stata chiamata ad entrare in quell’intimità indicibile col Signore che è il segreto della consacrazione verginale: "mi circondi di esultanza per la salvezza" donata. Da questo momento "la vita che ella vivrà nella carne la vivrà nelle fede del Figlio di Dio, che l’ha amata e ha dato se stesso per lei".

Ed allora ti dico con S. Gregorio il Teologo: "Tendi a Dio, o Vergine, con tutta la tua anima … e non ti sembri bella nessuna delle cose che lo sono per la moltitudine… Se hai completamente esaurito la forza dell’amore per Dio, se non provi più un duplice desiderio, quello per le realtà passeggere e quello per la realtà stabile, per quella visibile e quella invisibile, allora tu sei stata colpita dal dardo scelto, e a tal punto hai compreso la bellezza dello sposo, che si può anche dire… che "tu sei dolce e tutto intero desiderio"" [Orazione 37,11; SC 318,295.297].

E nelle preghiere ricordati anche di noi pastori, che di questo mistico banchetto nuziale siamo i servitori; di questo ineffabile congiungimento siamo i paraninfi.