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S. Messa concelebrata e funzione lourdiana in onore della Madonna di S. Luca
Cattedrale di S. Pietro, 17 maggio 2009


1. "In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio Unigenito nel mondo perché noi avessimo la vita per lui". Cari fratelli e sorelle, abbiamo ascoltato ora queste parole. Sono parole che ci notificano fatti grandiosi.

Il fatto principale ed originario è che Dio si è manifestato, si è rivelato. Egli ha tolto da Sé il velo che lo rendeva invisibile ed inattingibile, incomprensibile. Ha manifestato Se stesso.

Come si è manifestato: come onnipotente, come infinitamente sapiente, come somma giustizia? Egli si è manifestato come Amore, "perché Dio è amore". Questo è il Volto di Dio.

Ma Egli ha voluto che questa manifestazione di Sé non fosse solo parola, avvenisse mediante parole. Ha compiuto un fatto nel quale la manifestazione che Dio fa di Sé stesso come Amore, diventa "carne e sangue": "Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo perché noi avessimo la vita mediante lui".

In Gesù Dio manifesta il suo Amore per noi nel modo umano, a noi più comprensibile. Quando allora voi nei vangeli sentite narrare che Gesù sente compassione per gli infermi che gli portano perché li guarisca; che Gesù si commuove profondamente quando incrocia un corteo funebre che portava alla sepoltura il figlio di una vedova, e le dice: "Non piangere": voi pensate che è Dio stesso che si prende cura dell’uomo infermo, che si commuove di fronte al pianto di una vedova. È in questo modo che "si è manifestato l’amore di Dio per noi".

"Ha mandato il suo Figlio vittima di espiazione per i nostri peccati". Cari fratelli e sorelle, la manifestazione che Dio fa di Se stesso accade principalmente sulla Croce; accade nel "Figlio vittima di espiazione per i nostri peccati". È guardando cogli occhi della fede Cristo crocefisso che noi vediamo, sappiamo chi è Dio, e possiamo veramente pensare e dire: "Dio è Amore".

2. La Parola di Dio ci dice oggi anche un’altra cosa grandiosa, e questa riguarda noi. Gesù nel Vangelo ce la dice con queste parole: "questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati". L’evangelista Giovanni nella seconda lettura ce la dice nel modo seguente: "carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio".

L’amore con cui dobbiamo amarci è "come" l’amore con cui Gesù ha amato noi. Come dire che noi impariamo che cosa significa amare, e quale è la misura del vostro amore ricevendolo da Gesù stesso: "rimanete nel mio amore", ci dice.

Cari fratelli e sorelle, che per una ragione o per un’altra vi siete posti al servizio dell’infermo, siete chiamati a fargli sentire una vicinanza, un’affezione che è quella di Gesù: fargli sentire l’amore di Gesù.

Come è possibile che l’amore stesso di Dio diventi la misura e la forma del nostro amore? Diventa possibile mediante l’Eucaristia. È l’Eucaristia che dona all’uomo la capacità di misurare il suo amore sull’amore di Dio, poiché è mediante l’Eucaristia che noi entriamo nell’atto oblativo di Gesù.

Cari fratelli e sorelle inferme: vedete che vi trovate dentro ad una comunità che nasce da Dio stesso. Non sentitevi mai soli.

Stiamo celebrando i santi Misteri con Maria, la Beata Vergine di S. Luca, che appena giunta dal suo santuario ha voluto incontrare voi, e voi siete venuti ad incontrare Lei.

"Nel ventre tuo si raccese l’amore", ha scritto il poeta di Maria. È vicino a Lei che sentiamo il calore dell’amore di Dio per noi, ed Ella vi ha chiamato per ottenervi dal suo divin Figlio l’intima convinzione che "Dio è amore".