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Solennità della Beata Vergine di S. Luca
Cattedrale di San Pietro, 17 maggio 2007

1. Esiste una profonda sintonia fra la prima lettura e la pagina evangelica: il trasporto dell’arca del Signore "nel posto che le aveva preparato Davide" prefigura la visita che l’arca della nuova ed eterna alleanza compie nella casa di Zaccaria ed Elisabetta. L’arca trasportata da Davide era il luogo eminente della presenza di Dio in mezzo al suo popolo; l’arca – Maria porta in sé il Dio che ha concepito nella nostra natura, e lo pone in mezzo agli uomini. Il trasporto davidico avviene in mezzo a "suoni di gioia"; l’ingresso di Maria nella casa degli uomini suscita sussulto di gioia nel grembo di Elisabetta ed il cantico di lode in Zaccaria. Attorno all’arca di Davide si possono offrire sacrifici di comunione col Signore; a causa della presenza di Maria, il levita Zaccaria può proclamare che il giuramento fatto ad Abramo è stato mantenuto.

Esiste anche una profonda analogia fa ciò che accade con Davide, ciò che accade nella casa di Zaccaria, e ciò che accade nella vita di ciascuno di noi. L’apostolo Paolo infatti parlando dei ministri della nuova ed eterna alleanza li paragona suggestivamente a "vasi di creta che contengono un tesoro" [cfr. 2Cor 4,7]. Dentro all’umiltà di una cassa di legno erano deposte le tavole dell’alleanza ed una porzione della manna celeste. Dentro all’"umiltà della serva" Maria è stato concepito ed era presente il Mediatore della nuova ed eterna Alleanza ed "il pane vero disceso dal cielo". Dentro alla nostra persona, vaso di creta, è stato deposto un tesoro inestimabile. Quale tesoro? Il tesoro incomparabile della missione apostolica in forza della quale a ciascuno di noi Dio "ha affidato il ministero della riconciliazione"; in forza della quale "noi fungiamo da ambasciatori per Cristo come se Dio esortasse per mezzo nostro", così che diventiamo addirittura collaboratori di Dio.

Vasi di creta – tesoro inestimabile: ecco i due poli della vita paradossale di noi sacerdoti. È una vita che si realizza dentro a questa "opposizione polare". "Vasi di creta" denota una condizione di fragilità, un rischio continuo di spaccarsi, l’insidia di degradarsi ai propri occhi perfino. "Tesoro inestimabile" denota una potenza, una ricchezza che non è umana ma divina. Quando l’esistenza sacerdotale esce da questa polarità, essa trova alla fine o la tristezza del cuore o la vacuità dell’ambizione: in ambedue i casi la ricerca di un’auto-realizzazione falsa.

Negli Atti degli Apostoli esiste un’icona perfetta di questa condizione paradossale di noi sacerdoti. Ci è raccontato che la gente portava i malati nelle piazze, perché, quando Pietro passava, la sua ombra li coprisse: l’ombra di Pietro possedeva una forza, risanatrice [cfr. At 5,75]. Che evento stupendo è questo, miei cari fratelli!

Per fare ombra è necessario esporsi al sole. E il sole è Cristo. È perché proveniva dalla luce di Cristo che l’ombra di Pietro rigenerava l’uomo. E Cristo aveva deciso che la forza della sua risurrezione transitasse attraverso l’ombra di Pietro "perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi" [2Cor 4,7]. Se stiamo nella luce di Cristo, è attraverso la nostra ombra che passa il suo atto redentivo. Il tesoro è posto in vasi di creta.

2. Consentitemi infine un’altra considerazione. L’analogia non superficiale fra Maria e il nostro sacerdozio lega la nostra persona in modo singolare alla persona di Maria. È un legame che noi riconosceremo ed accetteremo gioiosamente alla fine di questa celebrazione, rinnovando il nostro atto di affidamento a Lei. Di che natura è questo legame? Che rilevanza ha per la nostra auto-coscienza sacerdotale?

Domande grandi, queste, domande alle quali ora non possiamo, non dobbiamo dare risposta completa. Mi limito solo a qualche accenno.

Tutte le preghiere eucaristiche sia latine sia orientali insegnano che la celebrazione eucaristica ci pone in una comunione speciale colla Madre di Dio. Lex credendi lex orandi! Ai piedi della Croce stava Maria e l’apostolo. L’apice della presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa lo si ebbe in quel momento, nella sua associazione all’atto redentivo di Cristo, al suo sacrificio sulla Croce. Noi ogni giorno celebriamo il sacramento del sacrificio di Cristo. È dunque necessario che si approfondisca costantemente il nostro legame spirituale con Maria, che mediante la sua fede proprio ai piedi della croce ha portato a compimento la sua unione al Figlio.

"Grande è il Signore, onnipotente, la sua sapienza non ha confini. Il Signore sostiene gli umili, ma abbassa fino a terra gli empi".

Maria da terra è stata innalzata ed è divenuta "arca della nuova alleanza"; la nostra ombra "risana i cuori affranti e fascia le loro ferite" perché brilla il Sole di giustizia.

Sì, veramente, "grande è il Signore, onnipotente; la sua sapienza non ha confine".