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Seconda Domenica per Annum (C)
Osteria Grande, 17 gennaio 2010


1. Cari fedeli, il Signore ha voluto che in coincidenza colla Visita pastorale, noi meditassimo la pagina evangelica del miracolo di Cana. È una pagina che nella narrazione del fatto storico nasconde profondi misteri.

Il fatto storico è narrato con molta semplicità. Durante un convito di nozze viene a mancare il vino. Chi se ne accorge subito è la Madre di Gesù, ed avverte Gesù perché eviti ai giovani sposi un’umiliazione che si sarebbero portati per tutta la vita. Nonostante un apparente rifiuto Gesù trasforma un’enorme quantità di acqua - circa 520 litri – in vino. Questo è il fatto.

Quali significati profondi nasconde questa narrazione? Per scoprili dobbiamo fare attenzione ad alcuni particolari del racconto.

Il primo lo troviamo subito all’inizio: il miracolo avviene "il terzo giorno". Non dice a partire da quale data precedente. Ed infatti per noi credenti non è necessario specificarlo. L’espressione risulta chiara se pensiamo alla professione della nostra fede dove diciamo: "Il terzo giorno è risuscitato". Dunque ciò che Gesù fa a Cana, è un rimando anticipato alla risurrezione di Gesù nella quale Dio irrompe definitivamente nella storia umana.

La cosa trova una puntuale conferma in un altro particolare. Gesù risponde a sua Madre, parlando della sua "ora" non ancora giunta. Nel quarto Vangelo ricorre spesso questo termine. Esso indica il momento in cui Gesù viene glorificato nella sua morte e risurrezione, e mediante la predicazione del Vangelo e la celebrazione dei sacramenti unisce a sé tutti gli uomini. Questa "ora" non è ancora venuta, ma Gesù la anticipa sotto forma di un segno: la pre-figura mediante il cambiamento dell’acqua in vino.

E siamo arrivati al centro di questa pagina evangelica. Il cambiamento dell’acqua in vino, il dono in abbondanza del vino nuovo, pre-figura l’evento della salvezza, che è l’alleanza definitiva di Dio con l’uomo, la reciproca appartenenza in una profonda intimità, di cui le nozze sono un’analogia.

Gesù dunque "manifestò la sua gloria", perché – sia pure sotto la figura di un segno – si manifesta come Colui nel quale Dio celebra la sua unione con l’uomo, creando la festa e la gioia del dono definitivo di Se stesso.

2. Cari fratelli e sorelle, quanto viene narrato nel Vangelo non è solo un fatto passato. Nel suo significato resta attuale. In ciò che quel miracolo significa, accade anche oggi.

Anche oggi, adesso e in questo luogo, Dio vuole celebrare con noi e con ciascuno di noi la festa della sua Alleanza. Avete sentito il profeta: "Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Creatore; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te". Dio desidera istituire una profonda comunione con noi, introdurci nella partecipazione della sua Vita.

Come può accadere questo? Allo stesso modo che a Cana: mediante il dono di un "vino nuovo", mediante cioè il dono eucaristico del Corpo e del Sangue di Cristo. Quanto era pre-figurato al banchetto di Cana, si compie sacramentalmente al banchetto eucaristico.

Cari fedeli, ora sapete perché il Vescovo è venuto a visitarvi. È venuto per dirvi che la Chiesa, di cui la parrocchia è un’espressione, è il luogo dove voi potete vivere la verità, non il segno, del miracolo di Cana. In Gesù morto e risorto voi celebrate l’alleanza col vostro Dio e Creatore: perché vi è predicato il Vangelo; perché potete accostarvi al banchetto eucaristico. E così godere già ora della salvezza eterna.