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S. MESSA PER GLI UNIVERSITARI
Basilica di S. Petronio
Martedì 16 novembre 2004


1. La parola di Dio appena proclamata pone davanti ai nostri occhi tre possibili modi di esistere. Il primo è di chi si pone "al di qua del bene e del male": "tu non sei né freddo né caldo. Magari fossi freddo o caldo". Il secondo è di chi si pone "al di là del bene e del male": "un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco". Il terzo è di chi incontra la salvezza: "oggi la salvezza è entrata in questa casa". Tutte e tre queste possibilità si offrono oggi a ciascuno di noi.

La prima possibilità è un’esistenza costruita da una libertà che non riconosce più la differenza: "non sei né freddo né caldo". E se tutto ha lo stesso valore, niente ha più valore; e non c’è ragione per cui l’uomo debba fare una scelta piuttosto che un’altra. Chi vive in questo modo, più che dirigere se stesso, è diretto da altri; è continuamente nel rischio di ridursi a vivere nell’effimero.

Certamente, oggi più di ieri, questi dirà a se stesso e agli altri: "sono ricco; mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla". Egli cerca di coprire la povertà del suo essere colla misura del suo avere. Ma "non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo". È un povero di libertà avendola ridotta a spontaneità; è un cieco perché non vede più la consistenza ed il valore proprio della realtà; è uno nudo perché espone la più profonda intimità del suo io – la sua capacità di scegliere – a tutti i richiami del mercato di vanità in cui ha deciso di imprigionarsi.

La seconda possibilità è un’esistenza costruita sulla ricerca della propria individuale felicità. Zaccheo era uno cui l’autorità romana aveva dato l’incarico di controllare tutta l’attività esattoriale della regione. Lavoro redditizio e non sempre pulito: malversazioni e prepotenza erano spesso commesse da queste persone.

Ci troviamo di fronte ad un progetto di esistenza che nasce da una falsa coscienza di se stessi secondo la quale ciascuno è un individuo senza legami originari con gli altri, senza una condivisione originaria della stessa umanità. È una esistenza costruita dalla libertà di chi pensa che possa esistere un bene vero proprio prescindendo dal bene dell’altro o a spese del bene dell’altro. Una libertà incapace di amare e quindi di costruire rapporti che non siano sempre contrattazioni fra un "dare" e un "avere".

Ma la pagina evangelica apre a noi oggi una terza possibilità di esistenza, che non a caso viene proprio proposta a Zaccheo. A chi si è posto "al di là del bene e del male".

2. Donde nasce questa terza possibilità di esistenza? Dalla proposta di un incontro, non da una predica morale.

Quando Gesù vide Zaccheo gli disse: "Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua". Non lo rimprovera; non gli comunica il comandamento di non rubare. Solo un incontro può cambiare la vita: lo sanno bene gli innamorati.

Ma che cosa da parte di Zaccheo ha reso possibile questo incontro? "cercava di vedere quale fosse Gesù". È il desiderio del suo cuore che lo rende disponibile alla proposta dell’incontro. Notate bene come è descritto questo desiderio: "cercava di vedere". È in una realtà tangibile e ben visibile che l’uomo desidera imbattersi. Non un’evasione pseudo-spiritualistica fuori dalla realtà. È una presenza reale che può cambiare la vita.

Che cosa accade in questo incontro fra Gesù che deve fermarsi nella casa dell’uomo e l’uomo che cerca di vedere? Avete sentito che cosa il Signore dice nella prima lettura: "ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista".

Nell’incontro colla persona di Cristo l’uomo riceve l’oro puro, della pienezza della sua umanità; è liberato dalla inconsistenza di una libertà priva di senso; è riposto nella luce di una verità che lo rende partecipe della realtà.

Quale è il segno che la persona è stata rigenerata e come ri-espressa nella sua umanità? "Ecco, Signore" - dice Zaccheo - "io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto". L’uomo è rigenerato nell’incontro con Cristo perché è reso capace di amare, cioè di donare: ciò che ha e perfino se stesso. Solo nell’amore vero l’uomo raggiunge la pienezza della sua esistenza personale; solo nell’amore egli realizza pienamente se stesso.

Carissimi, iniziate un nuovo Anno Accademico. La vostra presenza dimostra che desiderate progettare e vivere la vostra vita in pienezza di verità e libertà: liberamente veri e veramente liberi. È l’incontro con Cristo vivente nella sua Chiesa che vi dona questa pienezza.