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Terza Domenica di Avvento (Anno A)
Prunaro, 15 dicembre 2013


Cari fratelli e sorelle, la Parola di Dio oggi è un invito alla gioia: colla Parola che Dio oggi ci dice, vuole che nel nostro cuore fiorisca la gioia. Fate però bene attenzione. La gioia di cui si parla non è da confondere con il piacere, che dura per qualche momento, lasciandoci più insoddisfatti di prima. Dunque, poniamoci in ascolto profondo e docile di quanto il Signore oggi ci dice.

 

1. La prima cosa che la Parola di Dio ci comunica è la seguente: Dio è in grado di cambiare anche le situazioni più disperate, che umanamente sembrano non avere via d’uscita.

Ascoltate: "si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa". Il deserto è un luogo dove non può crescere nulla: è totalmente infecondo e arido. Ebbene questo luogo avrà "la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo". Questi due luoghi erano coperti da una vegetazione lussureggiante.

Poiché Dio è capace anche di cambiare un deserto in un giardino, il profeta si rivolge direttamente a noi: "irrobustite le mani fiacche; rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: coraggio; non temete…Ecco il vostro Dio...Egli viene a salvarvi".

Anche noi possiamo sentirci come in un deserto. Penso alle amare solitudini in cui oggi tanti vivono, emarginati oppure incapaci di stringere relazioni buone con altri. Quante volte il matrimonio è diventato un deserto, dove non fiorisce più l’unità e l’amore profondo. Non dimentichiamocelo: Dio è capace di trasformare i nostri deserti in giardini.

 

2. Qualcuno potrebbe pensare: "E’ capace, ma vuole, desidera farlo?" Troviamo la risposta nel Vangelo. La pagina descrive un fatto drammatico.

Giovanni era assolutamente convinto che Dio sarebbe intervenuto a riaggiustare la condizione umana. Anzi da tanti indizi era giunto a pensare che il profeta grande inviato da Dio fosse Gesù. Ma – prestatemi bene attenzione – il comportamento di Gesù si scontrava con l’idea che Giovanni si era fatto del Messia. Questi doveva venire per abbattere gli alberi sterili, a purificare. In una parola, Egli attendeva il Messia come il giudice inflessibile. E quindi manda alcuni suoi discepoli a chiedere a Gesù: "sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?"

E Gesù risponde semplicemente così: "andate e riferite a Giovanni ciò che voi vedete:…" Come a dire: "sì, io sono colui che deve venire; ma non sono il giudice inflessibile, ma colui che usa misericordia; che si china su tutte le miserie dell’uomo: che porta liete notizie ai poveri". Cioè: è l’ora della misericordia; l’ora del giudizio verrà dopo.

Ci eravamo chiesti: "ma Dio desidera, vuole cambiare i nostri deserti in giardini?". La risposta del Vangelo è chiara: "sì, certamente. Gesù è venuto proprio per questo, per guarirci dalle nostre miserie". Trasformare colla sua misericordia la nostra vita.

Non abbiate paura di mostrare a Lui – soprattutto nel sacramento della confessione – le vostre malattie: Lui vi guarisce. Non temete di effondere davanti a Lui il vostro cuore nella preghiera: Lui vi ascolta.

 

3. Allora Gesù trasforma la nostra vita in una…allegra scampagnata? No, Gesù non è un anestesista che toglie il dolore, ma resta il male.

La gioia che ci viene donata ci offre la possibilità di attraversare le nostre tribolazioni in un altro modo. Come?

Ascoltate: "fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore…rinfrancate i vostri cuori perché la venuta del Signore è vicina". Noi, a causa della speranza nel Signore, diventiamo capaci di vivere con magnanimità le nostre tribolazioni; di non perderci d’animo e di coraggio nelle prove della vita.

Se metteremo in pratica la Parola di Dio, vivremo come ci dice l’apostolo Paolo: "non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche, ringraziamenti" [Fil 4, 6].

 

Concludendo, dobbiamo andare via da questa celebrazione con tre grandi certezze: Dio è capace di trasformare i nostri deserti in giardini; Gesù è venuto per farci incontrare la misericordia di Dio; nelle difficoltà e tribolazioni dobbiamo essere pazienti e perseveranti.