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Domenica Quarta di Pasqua
Cattedrale: 15 maggio 2011


1. La pagina evangelica appena proclamata presenta Gesù nella figura del buon pastore. Questa immagine è molto antica. Nell’Antico Oriente i re amavano designare se stessi come i pastori dei loro popoli. Nell’Antico Testamento sia Mosè sia Davide vengono chiamati capi e pastori di Israele, e dopo Davide anche i suoi successori.

Sappiamo che, tranne alcune esemplari eccezioni, i capi e pastori del Popolo di Dio furono indegni del loro compito. È per questo che, durante il dolore dell’esilio, Ezechiele comincia a pensare, ad intravedere che sia Dio stesso il vero pastore di Israele. Tramite questo profeta Dio dice: "come un pastore passa in rassegna il suo gregge… così io passerò in rassegna le mie pecore, le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse" [Ez 34, 12].

Gesù nel santo Vangelo ci rivela che questo evento – Dio diventa pastore del suo popolo – sta finalmente accadendo: Egli è il buon Pastore nel quale Dio medesimo si prende cura di ogni persona umana. Consideriamo dunque brevemente che cosa Gesù dice di se stesso come buon pastore.

La prima cosa è la seguente: "egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori".

Cari fratelli e sorelle, viene rivelato con queste parole un grande mistero: Gesù ci chiama uno ad uno, perché ci conosce personalmente. Ai suoi occhi non siamo una massa indistinta in cui ciascuno diventa anonimo, privo di nome. Ognuno di noi – coi suoi dolori, e le sue gioie, colle sue speranze e le sue delusioni – è conosciuto dal Signore.

Questo fatto deve riempirci di serena tranquillità interiore: il Signore sa di ciascuno di noi tutto. E – aggiunge il testo evangelico – "ci conduce fuori", ci guida verso i pascoli della vita vera, poiché dà in cibo e bevanda il suo Corpo e il suo Sangue nella S. Eucaristia.

Il salmo che abbiamo pregato dopo la prima lettura descrive con toni commoventi la cura che Gesù buon pastore ha di ciascuno di noi. "Su pascoli erbosi mi fa riposare… Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me… Davanti a me tu prepari una mensa".

La seconda cosa che Gesù buon pastore ci dice è la seguente: "E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce".

Cari fratelli e sorelle, queste parole di Gesù richiamano il brano della lettera che Pietro scrisse ai suoi fedeli e che abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Dice dunque l’apostolo: "Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme".

Gesù è andato avanti, e camminando su questa terra, ha come lasciato la traccia su cui anche chi appartiene al suo gregge, cammina: "cammina davanti a loro e le pecore lo seguono".

L’apostolo Pietro pertanto vede coloro che non seguono le orme di Gesù, come fossero "pecore erranti". Sono fuori strada; non sanno trovare la via che conduce ai veri pascoli, affidati come sono alla sola misura del proprio io; sono continuamente esposti a chi ha il potere di ingannarli. Ma noi "siamo ritornati al pastore e guardiano delle nostre anime".

2. La Chiesa oggi nella luce della figura del buon Pastore celebra la Giornata delle vocazioni. Nella nostra Chiesa la celebrazione si svolge durante un anno straordinario di intercessione per le vocazioni sacerdotali.

Nella seconda lettura San Pietro chiama Gesù "l’arcipastore (l’archipoimen)". E con ciò suggerisce due cose.

Gesù, l’arcipastore, si rende visibilmente presente attraverso i tempi mediante i vari pastori chiamati a pascere le singole comunità. Infatti "la sollecitudine di tutti i pastori la guida l’unico Signore, ed è lui che nutre in lieti e freschi pascoli coloro che vengono alla pietra" [San Leone Magno, Sermone 50, 6.4], che è Cristo [cfr. 1 Cor 10, 4]. È per questo che se vengono meno i pastori che Gesù sceglie a rappresentarlo, viene meno la presenza sacramentalmente visibile di Gesù in mezzo ai suoi. I pastori sono il sacramento dell’Arci-pastore.

Ma ad una condizione, indicata da una singolare immagine con cui Gesù parla di Sé: "io sono la porta". È attraverso di Lui che si deve entrare nel servizio pastorale. È solo partendo da Lui, agendo in comunione con Lui che i pastori sono vere immagini, presenze reali dell’Arci-pastore Gesù. L’immagine della porta deve essere particolarmente cara anche a voi, cari giovani che fra poco riceverete l’accolitato in vista del presbiterato.

Per rafforzare l’immagine della porta, Gesù ricorre al contrasto: "chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante".

Salita denota un arrampicarsi per giungere dentro il recinto. L’immagine richiama subito colui che vuole raggiungere un prestigio, il carrierista: un "arrampicatore", appunto.

Cari accoliti, avete sentito la terribile parola di Gesù: costui "è un ladro e un brigante". C’è una sola "salita", una sola "arrampicata" che vi è concessa: quella sulla Croce di Cristo. La nostra gloria, la nostra carriera è di essere crocefissi con Gesù, per il bene del gregge che ci è affidato dall’Arci-pastore.

Cari fratelli e sorelle: pregate per noi tutti, pastori della Chiesa, perché siamo sempre immagini vive di Gesù, che è venuto non per essere servito ma per servire e donare la propria vita.