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Solennità di Pentecoste
Cattedrale di S. Pietro
15 maggio 2005


1. "Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua". Carissimi fratelli e sorelle con queste parole viene narrato l’avvenimento di cui oggi facciamo memoria, nella sua eterna e verificabile caratterizzazione. "Coloro che parlano non sono forse tutti galilei" si dicono i testimoni "e com’è che li sentiamo ciascuno parlare nella nostra lingua nativa?". È accaduto in un luogo, a Gerusalemme, in un certo tempo, che molti uomini, pur appartenendo a nazioni e lingue diverse, pur continuando ciascuno a parlare la propria lingua e dunque ad appartenere alla propria nazione, comunicassero fra loro.

Come è stato possibile questo superamento della divisione e della conseguente incomunicabilità? Perché è stata vinta l’estraneità dell’uomo dall’uomo? La risposta nella prima lettura è data nel modo seguente: "venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la sala dove si trovavano … ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo". Più sobriamente S. Paolo nella seconda lettura: "in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito Santo per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi". È in queste risposte che scopriamo il mistero che stiamo oggi celebrando.

Dentro all’umanità divisa in base alle diverse nazionalità e culture in corpi sociali non raramente contrapposti ["giudei i greci"]; dentro all’umanità divisa a causa della diversa condizione giuridica sociale ["schiavi o liberi"], ha fatto irruzione un fattore soprannaturale creativo di un’unità così profonda da meritare la definizione di un "solo corpo". Non si tratta del risultato di una potenza umana sovranazionale che ha creato un solo corpus politico, una sola res publica. Non si tratta della coesistenza prodotta da trattati internazionali frutto di saggezza diplomatica. Si tratta della potenza del Signore risorto che inviando negli uomini il suo Spirito, crea fra di loro una unità vera nella diversità e nella solidarietà: "come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo". Cristo, pur essendo uno, ha molte membra: gli uomini che credono in Lui ed in Lui sono stati battezzati; tutte le membra di Cristo, cioè noi, pur essendo molte, sono un solo Cristo.

Oggi dentro all’umanità disgregata e divisa è stata creata ed è creata una nuova grandezza unitaria capace di integrare tutte le diversità, promuovendole in quanto fattori di reciproca ricchezza e depotenziandole quali fattori di disunione e contrapposizioni. Questa nuova realtà è la Chiesa, la quale "è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano" [Cost. dogm. Lumen gentium 1,1; EV1/284].

L’enigma della storia umana oggi trova la sua soluzione. Essa ha nella Chiesa la risposta a quella corrente profonda che l’attraversa interamente verso una vera unità fra le persone, a quella nostalgia di vera comunione interpersonale che agita il cuore umano fatto per amare e non per odiare. Unità nella diversità e nella solidarietà, vera comunione nell’affermazione dell’identità propria di ciascuno, che può accadere solo là dove l’uomo non si sottrae all’influsso del Signore risorto, non rifiuta il dono dello Spirito. Si, perché l’unità fra gli uomini e le nazioni non può essere instaurata dai processi attuali di globalizzazione. La società umana ha dimensioni più profonde. Oggi, Dio attua il suo "modello di globalizzazione", la vera unità. Il controcanto divino alla globalizzazione umana ha un nome: la Chiesa.

2. Carissimi ragazzi, voi oggi ricevete il dono dello Spirito Santo che confermerà quanto avete già ricevuto nel battesimo: l’essere divenuti membri di Cristo nella Chiesa.

Il vostro futuro, ben più che non lo fosse per noi, dovrà far fronte alla sfida della diversità. Già da ora forse nella vostra scuola siete già confrontati con amici di altra cultura, nazione e religione. Voi oggi ricevete la forza giusta per rispondere con verità a questa sfida. Non rinunciate mai alla vostra identità per create unità: creereste solo uniformità povera e monotona. Non rinunciate mai all’affermazione del valore della diversità per salvaguardare la vostra identità.

È come vedete una grande sfida che vi aspetta. Se rimanete nella Chiesa, sarete sotto l’influsso di Cristo; se non contristerete lo Spirito che oggi ricevete, diventerete creatori di una vera civiltà dell’amore.