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Seconda Domenica di Pasqua (Anno B)
Monte Budello, 15 aprile 2012


Cari fedeli, ringraziamo il Signore perché in occasione della visita che il Vescovo sta facendo alla vostra comunità, ci dona una parola stupenda.

Di che cosa ci parla il Signore oggi? Ci insegna quale è la fede vera (1) [nella seconda lettura soprattutto]; quale è il cammino dall’incredulità alla fede (2) [nel Vangelo]; ed infine ci insegna che cosa produce la fede in chi crede e nel mondo (3) [nella prima e nella seconda lettura]. Vedete come il Signore vi ama: in questo momento tanto importante per la vostra comunità parrocchiale, Egli vi dona un’istruzione completa sulla vita cristiana.

1. "Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio – Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?"

Ecco questa è la fede cristiana: credere che Gesù è il Cristo; credere che Gesù è il Figlio di Dio. Alla domanda dunque: "chi è il cristiano?", oggi la Parola di Dio ci insegna a rispondere: "è colui che crede che Gesù è il Cristo, è il Figlio di Dio". Fermiamoci un momento a riflettere su questa definizione.

Essere cristiani significa entrare in rapporto [fra poco spiegherò di che rapporto si tratta] con una persona: Gesù. Con una persona che ha vissuto come noi una vita umana impastata colle nostre esperienze quotidiane: ha vissuto dentro una famiglia, ha lavorato, ha gioito e pianto, è morto. Essere cristiani non significa in primo luogo imparare una dottrina cercando poi di praticarla nella vita. Significa fare spazio dentro alla nostra esistenza ad una presenza: la presenza della persona di Gesù.

Ma di che rapporto di tratta? La parola di Dio ci risponde che è un rapporto di fede: "chi crede che Gesù è …". La fede, carissimi fratelli e sorelle, è riconoscere con incrollabile certezza che quell’uomo, Gesù, "è il Figlio di Dio". E’ questo il nucleo centrale della fede cristiana: quella persona che vive in tutto umanamente è Dio stesso-Figlio unigenito; quell’uomo della storia, Gesù, è veramente il Figlio di Dio venuto da presso il Padre. E’ per questo che Egli ha potuto dire: "Io sono la via, la verità e la vita": Egli, la sua persona, è la piena rivelazione in linguaggio umano del Mistero stesso di Dio. L’esperienza di Tommaso, narrata nel Vangelo, è stata esattamente questa: ha toccato colle sue mani un corpo umano ed ha riconosciuto che quella persona incarnata era Dio.

2. Ed ora chiediamoci: "come giungiamo a questo riconoscimento?". La parola di Dio, attraverso l’episodio di Tommaso, ci insegna quale cammino dobbiamo percorrere per giungere alla fede in Cristo.

La storia di Tommaso inizia con un’assenza: "Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù". Egli cioè non ha avuto la possibilità, già concessa ai suoi amici, di "vedere" il Risorto. E’ esattamente la nostra situazione attuale: a noi oggi non è dato di "vedere" il Risorto. E qui si pone la possibilità concreta di una divaricazione fondamentale: quella che separa i credenti dai non credenti.

A Tommaso è offerta una testimonianza precisa: "Gli dissero allora gli altri discepoli: abbiamo visto il Signore". Egli, Tommaso, è posto di fronte a due possibilità: o accettare la testimonianza apostolica o esigere una verifica diretta del fatto. Ed è ciò che Tommaso vuole: "se non vedo…".

Carissimi fratelli e sorelle, qui è racchiuso tutto il problema della fede: è ragionevole dare credito ad una testimonianza oppure solo la verifica sensibile-sperimentabile è ragionevole? E’ ragionevole ridurre la conoscenza di ciò che accade, la conoscenza della verità, solo a ciò che possiamo conoscere attraverso la verifica sperimentale?

Tommaso viene in un certo senso rimproverato: "perché mi hai veduto …". Facciamo molta attenzione al contenuto, al perché del rimprovero fatto a Tommaso. A Lui è rimproverato di non aver accolto la testimonianza degli apostoli, e di aver esigito una verifica diretta. Ed infatti Gesù conclude: "beati quelli che pur non avendo visto crederanno". Quale è il contenuto preciso di questa beatitudine che riguarda noi? La nostra fede si basa, perché sia ragionevole deve fondarsi sulla testimonianza resa nella e dalla Chiesa. Non si tratta solo di una testimonianza detta, ma di una testimonianza fatta. Così la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità sono segni certissimi che Gesù è il Cristo, è il Figlio di Dio. In particolare, sono i santi che rendono attuale la presenza di Cristo in mezzo a noi: essi sono il Vangelo vivente. L’incontro nella fede col Signore risorto accade dentro ad un incontro con un’altra persona umana che me lo testimonia.

3. Che cosa avviene nella persona umana che crede che Gesù è il Cristo? un fatto impensabile: "è nato da Dio". Si diventa figli di Dio, partecipi della sua stessa natura divina e della sua stessa vita. E’ questo l’avvenimento che cambia la nostra persona e che accade in forza della fede e del Battesimo. Nel prologo al suo Vangelo, Giovanni aveva scritto: "a quanti lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio, a coloro [cioè] che credono nel suo nome" (Gv 1,12). La fede, quindi, non ti lascia come ti trova: essa mediante i sacramenti istituisce una comunione così profonda con Cristo da farti partecipare alla sua stessa figliazione divina.

Da ciò deriva una conseguenza assai importante, enunciata nel modo seguente: "chi ama Colui che ha generato, ama anche chi da Lui è stato generato". La partecipazione alla figliazione divina di Gesù istituisce fra i credenti una comunione interpersonale fondata sulla partecipazione non tanto e non solo alla stessa natura umana, ma alla stessa natura divina: siamo "uno" in Cristo. Ecco come si traduce questa unità: "la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede …". In queste parole è racchiusa la "rivoluzione" cristiana: il rapporto fra uomo e uomo non è più configurato come coesistenza di opposti egoismi, ma come comunione di persone; la legge non è più quella dell’utile, ma quella del dono. E quindi vedete che la fede in Gesù Cristo trasforma il nostro vivere e con-vivere umano, realizzandone la più intima ed intera verità.

4. Cari fedeli, come sapete il S. Padre ha indetto un "Anno della fede" dall’11 ottobre 2012 al 25 novembre 2013. La ragione di questa decisione è che stiamo attraversando un tempo di grave crisi della fede, una crisi che può essere superata fortificando la nostra fede. Come?

Prima di tutto mediante l’istruzione. Una fede ignorante è sempre una fede debole. Nella vostra comunità di Bazzano – Montebudello saranno offerti diversi momenti di catechesi a voi adulti. Siate fedelmente presenti.

La fede ci fa comprendere "l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti".