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S. Messa in suffragio di don Divo Barsotti ad un anno dalla morte
Cattedrale, 15 febbraio 2007


Cari fratelli e sorelle, celebriamo questa divina Eucarestia per affidare ancora una volta l’anima grande e nobile di don Divo alla misericordia del Signore, e perché il suo ricordo non venga meno ed il suo insegnamento continui a dimorare nei nostri cuori.

Siamo introdotti nei Misteri da due pagine bibliche piene di luce e particolarmente capaci di farci dimorare nel carisma del padre.

1. La pagina evangelica: Pietro confessa l’unicità, l’incomparabile singolarità di Cristo. Gesù non è "uno dei profeti", sia pure il più grande di tutti. È unico perché è il Figlio di Dio fattosi uomo.

Quando chiedevo al padre quale fosse a suo giudizio la più urgente necessità della Chiesa, il suo bisogno più grande egli mi rispondeva: "rimettere Cristo al suo posto". Cari amici, la pagina evangelica si pianti nel nostro cuore: la confessione di Pietro continui a risuonare poiché la Chiesa non ha altro fondamento.

Ascoltiamo quanto scrive il padre: "Dio è Gesù. Togliete Gesù e non si capisce più nulla; togliete il Cristo e ogni religione precipita nel vuoto. Fondamento di ogni religione vera, anche se non è conosciuta, non può essere che l’incarnazione del Verbo, perché l’incarnazione del Verbo assicura nello stesso tempo la trascendenza di Dio e la verità di un rapporto di Dio con l’uomo e dell’uomo con lui" [D. Barsotti, Dio è misericordia, Edizioni O.R., Milano 1985, pag. 31].

Ma la pagina evangelica sottolinea una dimensione essenziale della professione di fede cristologica: la condivisione della via di Cristo, l’assimilazione esistenziale al suo mistero. Nella coscienza di Pietro si è verificata una spaccatura esiziale: la retta confessione di fede convive con una mentalità umana. La retta confessione di fede non ha collocato Pietro dentro alla realtà nel modo giusto.

Pietro porterà dentro di sé questa scissione. Ancora nell’orto degli ulivi vorrà impedire che Cristo imbocchi la via della Croce difendendolo con una spada. La scissione si comporrà nel supremo atto di amore: "tu sai che ti amo"; e Cristo dirà: "seguimi".

Miei cari amici, qui noi tocchiamo il "cuore" della esperienza cristiana. Se Dio si è fatto uomo, l’uomo non può avere altra misura nella realizzazione della sua umanità che Dio stesso. I Padri greci insegnano unanimemente che il destino dell’uomo è la sua deificazione in Cristo. Noi tutti sappiamo bene che questo era il "nucleo incandescente" dell’insegnamento del padre: il primato di Cristo genera una "forma vivendi". Oppure : l’unica "forma vivendi" giusta e vera è la partecipazione all’evento pasquale di Cristo. Se non la pensiamo così sull’uomo, su noi stessi, sulla storia, non la pensiamo "secondo Dio, ma secondo gli uomini". Ascoltiamo il padre: "Se con l’incarnazione del Verbo Dio entra nel nostro contesto, ne consegue che questo evento non è un evento della storia, ma che tutta la storia è parte di questo evento, tutta la vita del mondo è partecipazione a quell’evento perché è l’evento di Dio" [ibid. pag. 30].

2. La pagina vetero-testamentaria: è la narrazione della definitiva alleanza di pace che Dio stipula colla sua creazione. È il grande abbraccio che non si scioglierà mai più: "non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra".

Abbiamo bisogno soprattutto in questi giorni che risuoni nella coscienza dell’uomo questo "sì" di Dio alla creazione. È un "sì" che si rinnova in questa celebrazione, in ogni celebrazione eucaristica, poiché una parte di materia, un frammento di materia entra nell’offerta di Cristo. "Tutta la creazione è dentro il mistero: non c’è luogo, cultura che sia al di fuori", ha scritto il padre [Meditazioni sulle Preci Eucaristiche, ed. Cantagalli, Siena 1992, pag. 127].

Abbiamo bisogno di sentire anche noi la gioia che – come dice la Scrittura – Dio provò a creazione finita quando vide che tutto era molto buono. Il padre ha scritto pagine di fuoco sul "no" che il Satana, seducendo l’uomo, dice alla creazione di Dio. E la sta dicendo anche la creazione dell’uomo e della donna come le due necessarie espressioni della sua immagine che è la persona umana.

Miei cari amici, ringraziamo il Signore di avere dato alla Chiesa don Divo, di averlo donato a noi. I grandi mistici cristiani ci educano a quell’attitudine anagogica che ci fa intravedere nella creatura lo splendore della Gloria divina: a risentire in noi il grande "sì" di Dio alla sua creazione.