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XXVIII DOMENICA PER ANNUM (B)
50.mo monastero di S. Rita, 14 ottobre 2006


"Mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a Lui, gli domandò: Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Carissimi fratelli e sorelle, in questa persona che corre incontro a Gesù per chiedergli cosa deve fare per avere la vita eterna, riconosciamo ogni uomo ed ogni donna che, consapevolmente od inconsapevolmente, cerca di incontrare Cristo per avere da Lui la risposta alla domanda fondamentale della vita. Ciò che questa persona (un giovane, precisa il Vangelo di Matteo) chiede non è in ultima analisi di conoscere quali regole osservare, ma piuttosto come dare pienezza di significato alla sua vita: avere, vivere una vita eterna. È la domanda che sgorga dalla profondità del cuore umano; domanda ineludibile per ogni persona.

Sì, perché è a Cristo che ogni uomo, anche l’uomo di oggi, deve volgersi ed avvicinarsi: se vuole comprendere se stesso fino in fondo, non secondo misure parziali e superficiali. Siamo qui, questa sera, per celebrare il 50.mo della presenza delle Monache agostiniane nella nostra città. Il monachesimo, maschile e femminile, nasce dal desiderio di incontrare Cristo, di rimanere con Lui, di vivere la sua vita.

È assai importante che cogliamo il senso profondo della risposta di Gesù, soprattutto là dove essa raggiunge la massima intensità: "una cosa sola ti manca: va, vendi tutto quello che hai … poi vieni e seguimi". Come mai questo giovane, pur potendo dire con tutta sincerità di aver sempre osservato l’intera legge di Dio, non è soddisfatto? Egli ha subìto l’incanto di Cristo [Christi incantationem: S. Agostino, Discorso 224,2, NBA XXXII/1, pag. 370]. Affascinato da Cristo, egli ha intravisto in Lui una pienezza di Verità, di Bene, di Bellezza che tutta la legge morale fedelmente osservata non gli aveva né fatta intravedere né sospettare. E nella luce di Cristo ha compreso se stesso: ha compreso se stesso e la sua vocazione. È stato collocato dentro uno sguardo di amore ["fissatolo, lo amò"] che provoca la sua libertà a compiere quel dono di se stesso, intero ed incondizionato, nel quale solamente la persona può realizzarsi pienamente: "vieni e seguimi". È proposto un "salto di qualità" di vita. Non basta l’obbedienza ai comandamenti: è donato e chiesto all’uomo di aderire alla persona di Cristo.

I monaci e le monache sono stati posti nello spazio di questo "incantesimo di Cristo": fissati da Lui ed amati. Hanno ricevuto il dono della proposta: "va, vendi tutto [lascia e spogliati di tutto]… vieni e seguimi".

Carissimi fedeli, dico anche a voi con S. Agostino: "contro le insinuazioni del Satana, lasciatevi incantare da Cristo".