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Solennità della Beata Vergine di San Luca
Cattedrale di San Pietro, 14 maggio 2015


Carissimi fratelli sacerdoti, la Madre di Dio oggi visita il nostro presbiterio come ha visitato la casa di Elisabetta. Non è una visita fugace, poiché Ella desidera dimorare nel nostro presbiterio. Sulla base di che cosa dico questo?

1. Il Signore Gesù sul punto di morire, ha affidato l’apostolo e ciascuno di noi a Maria, e Maria all’apostolo e a ciascuno di noi. E’ stato sigillato dalla parola del Crocefisso un patto di reciproca appartenenza. E da «quell’ora il discepolo l’accolse entro le cose proprie» [Gv 19, 27].

Le “cose proprie” non ha qui alcun senso negativo, ma altamente positivo. Sono i beni e le proprietà che il discepolo ha in quanto discepolo del Signore: le ricchezze della fede. Fra questi beni e proprietà “da quell’ora” ha anche la Madre del Signore. Il figlio appartiene alla Madre [«donna, ecco tuo figlio»]; la Madre appartiene al figlio [«figlio, ecco tua madre»]. Fra i doni della salvezza, “da quell’ora”, il discepolo accoglie il dono della maternità di Maria nei suoi confronti.

Alla luce della fede comprendiamo il dono fondamentale della salvezza ricevuto dal Padre per pura grazia: l’essere proprietà di Gesù; l’appartenenza a Gesù. Un’appartenenza sancita dal carattere sacramentale dell’Ordine, la quale ci rende partecipi della carità pastorale e sponsale di Gesù.

Oggi Gesù ci dice: “apri la porta alla visita di mia Madre; dentro ai doni che ti ho fatto, alle cose proprie che hai, accogli anche mia Madre come tua madre”.

Che cosa significa questa visita e presenza mariana all’interno della nostra relazione con Cristo? Cercherò di essere essenziale.

In primo luogo dare un profilo mariano al nostro sacerdozio. Rendere la presenza mariana dentro al nostro sacerdozio una presenza reale, viva, esistenzialmente vissuta. Non si tratta solo di dare il proprio “assenso nozionale” di fede al dogma mariano. Ma di dare il proprio “assenso reale” alla presenza di Maria «dentro le cose proprie».

L’assenso nozionale è dato alle proposizioni che esprimono i dogmi mariani della Chiesa; l’assenso reale ci pone in relazione con la persona di cui parlano quelle proposizioni. Maria diventa una presenza «dentro le cose proprie» mediante l’assenso reale al dogma mariano. 

Quali atti possono rendere sempre più viva la presenza di Maria nel nostro sacerdozio? La Chiesa ce ne indica diversi oltre al culto mariano: la preghiera a Maria, in modo speciale il S. Rosario; la sua memoria settimanale [il sabato]; una speciale dedicazione della nostra persona e del nostro ministero a Maria; i pellegrinaggi [non intendo quelli fatti coi propri fedeli] ai santuari mariani.

2. Dare un profilo mariano al nostro sacerdozio ha anche un secondo non meno importante significato.

Significa mettere al centro del nostro ministero pastorale il rapporto colla persona. 

Cari fratelli sacerdoti, l’atto redentivo di Cristo normalmente passa da persona a persona; transita attraverso il rapporto inter-personale, non attraverso l’organizzazione pastorale. Profilo mariano significa primato della persona, del prendersi cura della persona.

Amate ogni persona che avvicinate, nel modo che essa possa sentire attraverso di voi l’amore con cui Cristo la ama. Trasmettete in questo modo la verità del Dio-per noi, la verità del Dio nostro fratello, del Dio nostro amico.

Maria ci è stata donata dalla Croce. Attraverso la feritoia del costato aperto, ci faccia guardare alla cura che Dio si prende dell’uomo: è di questa cura che il pastore è sacramento vivente. 

Guardando attraverso la feritoia del costato, vediamo la via che Dio ha percorso per incontrare la miseria dell’uomo. E’ questa via, non altre, che dobbiamo percorrere, non guardando la miseria dell’uomo alla luce della misera dell’uomo: saremmo trasmettitori di disperazione. Ma alla luce di ciò che vediamo attraverso la feritoia del costato di Gesù.

«Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo», «pasci le mie pecore». Così sia.