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Solennità di san Valentino
Terni 14 febbraio 2014


Cari fratelli e sorelle, la Chiesa ha sempre custodito con grande venerazione e cura la memoria dei suoi martiri. Soprattutto – come nel vostro caso – quando il martire è anche il Vescovo che ha fondato la comunità cristiana.

Vorrei in primo luogo, alla luce della Parola di Dio appena proclamata, richiamare la vostra attenzione su questi due aspetti del vostro Patrono: è stato il vostro Vescovo; è stato martirizzato.

1. Alla comprensione del primo aspetto siamo aiutati dalla pagina evangelica. E’ una pagina che "rivoluziona" il concetto e l’esercizio dell’autorità.

Presso tutti i popoli mediterranei dell’antichità il pastore era una delle immagini più frequenti per parlare dell’autorità di chi governava. Anche Gesù, come avete sentito, fa ricorso a questa immagine, ma la capovolge.

Presso i popoli questa era immagine di potere, non raramente percorsa da un certo cinismo: il popolo di cui i re erano pastori, era come il gregge delle pecore, di cui poteva disporre per il suo bene proprio. Ma Gesù dice: "io sono il buon pastore; il buon pastore da’ la vita per le sue pecore". Ma come, Signore, non sono le pecore che nutrono il pastore? Il Signore rovescia questa legge. Non è l’esercizio del potere che salva, ma l’amore. Quante volte forse desideriamo che Dio si mostri nella sua onnipotenza, distruggendo colla sua forza divina il male. Ma Lui, il Signore, si è rivelato come amore che giunge fino a morire per noi.

E a questo punto scopriamo l’intima natura e la potenza salvifica del martirio. Cari amici, il martirio non è un evento marginale nella vita della Chiesa; una sorte che ha riguardato e riguarda solo alcuni discepoli del Signore. La Chiesa è per essenza la Chiesa dei martiri. In che senso dico tutto questo? Vogliate prestarmi attenzione.

Se avete ascoltato sia la prima che la seconda lettura, avrete notato che sia il profeta Geremia sia l’apostolo Paolo hanno una cosa in comune: devono affrontare un ambiente che giudica parole e comportamento del profeta e dell’apostolo. Un ambiente che anche si oppone al loro messaggio. Devono, per così dire, far sentire la loro parola in un ambiente indisponibile. A Geremia il Signore dice: "non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti". E Paolo dice di sé "a me…importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano…il mio giudice è il Signore".

Questo è il martirio cristiano a cui tutti siamo chiamati. Il martire cristiano - diciamo semplicemente: il discepolo di Gesù - è colui che non si lascia né impressionare né ancor meno orientare dalle potenze dell’opinione pubblica. La sua vittoria è la sofferenza, il dire di no alle potenze che determinano l’opinione pubblica. Cari amici, la Chiesa trionfa non attraverso un modo di pensare ed agire che "scimmiotta" il mondo. Non prende le sue decisioni dottrinali e disciplinari sulla base delle rilevazioni statistiche. Essa vive e vince in questo mondo nella forma del martirio.

2. Quanto la parola di Dio ci dice, diventa di bruciante attualità, pensando che il vostro Santo Patrono è conosciuto e venerato in tutto il mondo da coloro che si preparano al matrimonio e dagli sposi. E’ chiamato il "santo degli innamorati".

In quale condizione oggi versa il matrimonio? Cari amici, sta attraversando il deserto del non riconoscimento. Mi spiego. La capacità dell’uomo e della donna di percepire la bellezza, la preziosità dell’amore coniugale si è come gravemente indebolita. Accenno solo a due sintomi di questa incapacità percettiva: il calo dei matrimoni e la progressiva equiparazione della comunità coniugale ad aggregati di individui legati fra loro essenzialmente da affetti privati.

Perché ho chiamato "deserto" questo progressivo non–riconoscimento della preziosità unica dell’amore coniugale? Perché esso porta gradualmente l’uomo e la donna a perdere coscienza della verità della loro femminilità e mascolinità. E’ il deserto dove tutto è uguale ed indifferente; dove le sorgenti della vita si estinguono.

Cari fratelli e sorelle, cari sposi, ricordate la testimonianza del martire. Non piegatevi ai potenti mezzi della produzione del consenso, orientati sempre più a mascherare la verità sull’uomo e sulla donna.

Siate veri testimoni. Testimoni della bellezza dell’amore vero, e della bellezza della persona umana capace di amare. Testimoni della bellezza insita nella femminilità/mascolinità di ogni donna e di ogni uomo: della loro bellezza come fidanzati, come sposi, come madri/padri.

Sono da Dio l’uomo e la donna, persone chiamate a diventare un dono reciproco. Siate testimoni del "bell’amore". Così sia.