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DOMENICA VI PER ANNUM (C)
Castel San Pietro, 14 febbraio 2010


1. Domenica scorsa abbiamo meditato sulla chiamata di Pietro ad essere con Gesù "pescatore di uomini". Dopo questo avvenimento così importante per il suo cammino, Gesù "disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante". E l’evangelista aggiunge che "c’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente". Questi due particolari – luogo pianeggiante e moltitudine in ascolto – indicano che la parola di Gesù ha una destinazione veramente universale. E Gesù inizia la sua predicazione enunciando quattro beatitudini a cui contrappone altrettante maledizioni.

Che cosa sono le Beatitudini? Come avete potuto costatare ascoltando la prima lettura, è un modo frequente nella Bibbia per esprimere il pensiero di Dio su precise condizioni umane. Avete sentito nella prima lettura: ci sono uomini che confidano nel Signore e pongono la loro fiducia in Lui; e ci sono uomini che confidano solo in se stessi e nel proprio potere. I primi sono benedetti; i secondi sono maledetti. Così anche nel Vangelo. Ci sono uomini che vivono in una condizione di povertà, di fame, di sofferenza e di oppressione; e ci sono uomini che vivono in una condizione di ricchezza, sazietà, benessere. I primi, dice Gesù, sono beati; i secondi sono infelici.

A questo punto sorge spontanea la domanda: ma in che senso sono beati? Nel senso che viene fatta loro una promessa da Dio medesimo di entrare in possesso di beni divini. Quindi le Beatitudini sono promesse che Gesù fa alle persone che vivono in quelle particolari condizioni. Solo promessa? Si tratta solo di una beatitudine promessa? E qui scopriamo il secondo e più importante significato delle Beatitudini.

Avrete notato un particolare. Gesù enuncia le sue beatitudini "alzati gli occhi verso i discepoli". Esse riguardano coloro che hanno deciso di seguire Gesù, di credere in Lui. Le Beatitudini descrivono la condizione esistenziale del discepolo del Signore. Chi cammina in compagnia con Gesù, comincia già ora a pregustare quella gioia, quella beatitudine che è propria solo dell’uomo che comincia a guardare la realtà e a vivere la propria vita dal punto di vista di Dio. È una gioia che attraversa anche le nostre tribolazioni. È una gioia vera, ma che si gusta in condizioni di tribolazione di ogni genere.

Le Beatitudini non sono dunque solo promessa. Esse descrivono anche la condizione del discepolo. "Anche se l’inviato di Gesù in questo mondo è ancora immerso nella passione di Gesù, vi è tuttavia percepibile lo splendore della risurrezione che procura una gioia, una beatitudine più grande della felicità che egli poteva aver provato prima su vie mondane" [J. Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, Rizzoli, Milano 2007, p. 96].

Scopriamo così il terzo significato di questa parola di Gesù, conseguenza di quanto detto finora: le Beatitudini diventano orientamento di vita, indicazione della via che si deve percorrere se si vuol giungere alla vera vita. Sono la via seguita dall’uomo che non siede " in compagnia dei peccatori ".

2. Cari fedeli, è una vera grazia del Signore quella di averci donato le sue Beatitudini nel giorno della sacra Visita Pastorale.

La Visita Pastorale è la presenza del Vescovo in mezzo a voi; e dunque è una profonda esperienza del mistero della Chiesa.

Cari fedeli, una delle insidie più gravi dalla vostra fede è quella di tenerla separata dalla vostra vita di ogni giorno, colla conseguenza di considerare la Chiesa qualcosa di estraneo.

La Chiesa che cosa vi annuncia? Come avete sentito, la via della beatitudine. Che cosa desidera maggiormente ogni uomo e ogni donna? Vivere una buona vita, una vita beata. Vivete, dunque nella Chiesa e la Chiesa sia sentita come la compagnia più cara della vostra vita, prestate docile attenzione al suo insegnamento.

Alla fine di questa celebrazione chiederemo al Signore di "ricercare sempre quei beni che ci danno la vera vita". Ecco: la Chiesa esiste perché l’uomo possa nella sua ricerca, trovare i beni che gli danno la vera vita.